Assicurare la qualità delle uve, non solo la quantità

Col Credas, vigneto che dà origine all’omonimo Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Rive dell'azienda Adriano Adami
Un lungo e meticoloso lavoro di consolidamento del brand in tutto il mondo, basato sulla reputazione e sulla qualità del prodotto, che ha le sue radici innanzitutto nella qualità dell’uva. Da qui la necessità di affidarsi a prodotti assicurativi smart e flessibili, forniti da VH Italia, per gestire al meglio i danni da avversità atmosferiche

Con sede a Colbertaldo di Vidor, nel cuore dell’areale produttivo del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, la Adriano Adami di oggi è il risultato dell’operato di quattro generazioni. «Tutto comincia grazie all’intraprendenza di mio nonno Abele Adami che, tra fine Ottocento e inizio Novecento, gestiva quella che per l’epoca era una bella azienda agricola con allevamento. Lo faceva con l’aiuto dei suoi 13 figli, di cui mio padre Adriano era il tredicesimo. Si produceva anche uva, che mio nonno conferiva a Carpenè, proprio negli anni in cui Carpenè diede vita al fenomeno Prosecco». Sono parole di Franco Adami, presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG e oggi alla guida dell'azienda Adami con i fratelli Armando e Mario. Anche la quarta generazione degli Adami è attiva in azienda: Fabrizio, enologo; Claudio, che si occupa dell'amministrazione; Cristina, hospitality manager. «Negli anni Cinquanta del secolo scorso - prosegue - fu mio padre Adriano ad avviare, insieme a un fratello, l’azienda vitivinicola Adami. Una realtà che vinificava uve proprie ma anche acquistate e che commercializzava vino in modo professionale, praticamente in tutta la regione, cosa che a quei tempi non era poco!».

Dagli anni Ottanta del secolo scorso a oggi

Franco Adami, alla guida dell'azienda Adami insieme ai fratelli Armando e Mario e presidente del Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG

«Quando Armando e io eravamo poco più che ventenni ed entrambi diplomati enologi, nostro padre ci disse: “Ragazzi, vedo che avete delle idee. Se volete andare avanti voi, la cantina è vostra”. E in effetti noi avevamo un’idea chiara, che era quella di rivoluzionare l’azienda un’altra volta. Decidemmo di dedicarci prettamente alla spumantistica e lavorammo in questa direzione. Inizialmente spumantizzavamo presso altri produttori, poi decidemmo di attrezzarci per essere autonomi. Ci occupammo in prima persona del finanziamento di questa operazione, che fu tuttavia preceduta dalla costruzione di una rete commerciale efficiente. Questo lavoro ci ha portato a vendere dapprima in tutta Italia e poi rapidamente in altri Paesi: alla fine degli anni Ottanta esportavamo già in Svizzera, Germanie, Austria, UK e USA».

«Proprio in quegli anni - prosegue - fummo investiti dallo scandalo del metanolo. Ricordo perfettamente un bancale di nostro vino, pronto per la spedizione verso gli USA, che dovemmo interamente rietichettare per il mercato europeo quando l’importatore statunitense ci disse che non lo avrebbe ritirato. Fu allora che cominciammo a maturare una convinzione che tutt’ora guida le nostre strategie commerciali. La crisi del metanolo ci ha insegnato che, quando accadono eventi così nefasti, i mercati lontani non sono in grado di distinguere una zona produttiva dall’altra: le frodi si erano verificate in areali circoscritti, ma dall’altra parte del mondo in quel momento a essere offuscata era l’immagine del vino italiano nella sua globalità. Situazioni del genere si prevengono e combattono solo costruendo con dedizione un brand dall’immagine solida e inattaccabile. E questa si basa su molti fattori, tra cui la qualità elevata del prodotto. Sempre in quel frangente abbiamo fatto la scelta di posizionarci solo nel canale HORECA».

La qualità discende anche dalla specializzazione: «La nostra azienda - sottolinea Adami - è focalizzata su un’unica tipologia di prodotto, ovvero il Prosecco. Produciamo annualmente circa 750.000 bottiglie, di cui il 70% circa di DOCG, in tutto 7 referenze, e il 30% di Prosecco DOC, in un’unica referenza. Il 55% del nostro vino viene esportato in 25 Paesi, tra i quali gli USA rappresentano ancora il mercato più importante, mentre il 45% è venduto in Italia. Possiamo dire di avere l’intera produzione “fascettata”, ovvero che la filiera di ogni nostro vino è tracciata. Oggi, tuttavia, soffriamo del fatto che “Prosecco” sia un marchio molto forte, per cui il consumatore chiede genericamente “Prosecco” senza specificarne la zona produttiva e il produttore».

La terza e quarta generazione degli Adami. Da sinistra: Cristina, Armando, Franco, Fabrizio e Claudio

Gli ingredienti della qualità

«Vinifichiamo noi pressoché tutta la produzione - spiega Adami - e solo raramente acquistiamo vini, perché crediamo moltissimo nell’identificazione precisa della provenienza delle uve e nella replicabilità dei processi produttivi quali componenti irrinunciabili della qualità del prodotto finito. L’area del Conegliano Valdobbiadene ha una grandissima predisposizione a dare differenze nella qualità delle uve, che possono essere colte solo conoscendo le parcelle: Col Bertaldo è diversa da Col San Martino, che a sua volta è diversa da Farra e Farra è diversa da Santo Stefano. Per questo, durante i miei mandati precedenti da Presidente del Consorzio di tutela, ho fortemente voluto la suddivisione della DOCG in microzone, quelle che poi sono state definite Rive. Un Valdobbiadene Rive è prodotto con uve provenienti da quella determinata frazione o da quel comune. Questa sensibilità nel cogliere le differenze tra uve di diverse parcelle è un'eredità di mio nonno Abele, che vinificava separatamente le uve di tutti i suoi vigneti e diceva che “a mescolarle si fa sempre in tempo”. Tanto che nel 1933 Abele Adami presentò, in un’esposizione dedicata i vini tipici italiani svoltasi a Siena, probabilmente i primi due Prosecco della storia da uve di singoli vigneti: il Riva Cartizze Asciutto e il Riva Giardino Asciutto. Mio padre ci ha trasmesso questo modo di vinificare e noi lo continuiamo ad applicare». “Asciutto”, spiega sempre Adami, era l’equivalente del “dry” o “secco” oggi utilizzato nella classificazione atta a indicare il tenore zuccherino dei vini spumanti. Definizione che, tra l’altro, anche oggi è possibile utilizzare e che «io preferisco all’aggettivo “secco”, che rischia di generare confusione con “Prosecco”», sottolinea Adami. Oggi l'azienda Adami produce tre selezioni comunali, di cui due Rive - Vigneto Giardino e Col Credas - e un Cartizze. «Ne potremmo fare anche di più - spiega Adami - ma tutto deve avere un senso legato alla terra. Il fatto che siano prodotti ottenuti con uve da specifici vigneti non significa che debbano essere necessariamente “più buoni”. Significa che, al netto di tutte le attenzioni che poniamo nella coltivazione delle uve in quei vigneti, resta un “differenziale” che, nei vini che se ottengono, esprime luogo e annata. Grazie a un’idea di mio figlio Fabrizio siamo andati oltre e abbiamo suddiviso i quattro ettari del Vigneto Giardino in quattro parcelle caratterizzate da suoli diversi: conglomerato-sabbioso, poco profondo; da rocce arenarie calcaree, sabbioso; limoso-argilloso, molto profondo; sabbioso-limoso, profondo».

Ma il Prosecco DOCG Adami non è solo “Rive”. Due etichette sono prodotte con basi spumante da cuvée ottenute mescolando le uve di 34 vigne diverse, da cui il nome della linea “34 Impronte”: si tratta di Bosco di Gica (brut) e Dei Casel (leggermente più dosato). Per cogliere le differenze, si fanno moltissimi assaggi in vigneto. «Sono uso dire - afferma Adami - che mio figlio e io prima della vendemmia assaggiamo almeno 30 kg di uva. Oggi lavoriamo direttamente 16 ettari e acquistiamo uve da 35 fornitori in rete, per cui gli ettari su quali abbiamo una discreta influenza sono 50. Non c’è un vigneto che venga vendemmiato senza almeno una o due visite da parte nostra».

In gamma troviamo anche il tradizionalissimo Col Fondo, il rifermentato in bottiglia che rappresenta ciò che era in origine la bollicina nel Valdobbiadenese. «Continuiamo a produrlo - spiega sempre Adami - sia per mantenere una tradizione, sia perché esiste una nicchia di consumatori che apprezza particolarmente questa tipologia. Un vino spontaneo e “vivo” che otteniamo da uve raccolte per ultime, in modo tale da abbassarne l’acidità, in due o tre vigneti candidati: dal più sano ogni anno provengono le uve destinate al Col Fondo. Il vino base resta per sei mesi sui propri lieviti in autoclave. A marzo dell’anno successivo si va in tiraggio in bottiglia e al termine della presa di spuma non si effettua sboccatura».

L'innovazione in cantina

Gli ammostamenti prevedono l’utilizzo di quattro piccole presse, per tenere separate le uve di parcelle diverse. I vini base riposano sui lieviti in acciaio per sei mesi e poi, con l’anno nuovo e per le tipologie che lo prevedono, si fanno gli assemblaggi.

«Credo siamo ancora gli unici in zona ad accantonare ogni anno dei vini di riserva e a utilizzarli nell’assemblaggio delle cuvée. Abbiamo iniziato a farlo qualche anno fa perché siamo convinti che il loro contributo alla cuvée in termini di cremosità, morbidezza e sentori evoluti sia fondamentale. Ci crediamo talmente tanto da produrre anche un Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG da soli vini di riserva, il nostro RPS ovvero Recente Presa di Spuma. Un progetto ideato da mio figlio Fabrizio e che ha preso il via nel 2019. Il nome dato a questo vino vuole significare che il metodo produttivo di Adami non cambia: a cambiare è la composizione della cuvée. Cambiano anche le sensazioni nel vino finito. Il colore rimane paglierino, grazie all’azione protettiva delle spoglie di lievito nei confronti dell’ossigeno, ma a livello olfattivo le sensazioni di fiori e frutta freschi si ridimensionano ed emergono sentori di fiori secchi e frutta più matura».

Flessibilità nell'assicurare la qualità

«Fin tanto che la nostra superficie vitata è stata piuttosto contenuta, e in condizioni climatiche diverse da quelle attuali - spiega Adami - non abbiamo ritenuto necessario fare ricorso a coperture assicurative per i vigneti. In sostanza ci “autotassavamo”: accantonavamo cifre sufficienti a porci nella condizione di pagare comunque i costi di produzione, anche nel caso malaugurato in cui eventi atmosferici avversi ci avessero impedito di raccogliere, in tutto o in parte. Ma a partire dal 2013, con l’ampliamento della nostra azienda, anche in termini di dipendenti, ci siamo resi conto dell’impossibilità di proseguire in questo modo. Il tempismo è stato perfetto, considerato che nel 2014 ben cinque grandinate hanno distrutto praticamente tutto il nostro raccolto».

Dopo alcune esperienze con altre realtà del settore assicurativo, l'azienda Adami nel 2018 sceglie VH Italia. «La scalarità del prodotto assicurativo, che si modifica abbassandosi all’aumentare del danno - spiega Adami - mi ha convinto immediatamente. La polizza inoltre valorizza maggiormente gli eventuali danni di qualità, mediante una tabella di valutazione del danno più premiante se l’evento si verifica in fasi fenologiche prossime all’epoca di raccolta. Un’assicurazione di questo tipo ti aiuta quando ne hai più bisogno». La linea di prodotto assicurativo, denominata Secufarm®, prevede che la valutazione del danno di qualità, risultante da sperimentazioni effettuate in campo, si basi su analisi del danno differenziate a seconda della fase fenologica, del periodo di accadimento del sinistro e dell’intensità del danno. «La polizza sottoscritta - prosegue Adami - è inoltre per scelta aziendale una multirischio, che ci consente di gestire anche il rischio da gelata tardiva. In passato questa problematica in zona era molto rara, per cui non ci si assicurava per questo tipo di danno atmosferico. Ma dal 2017 in poi ne abbiamo subite più d’una». La polizza Secufarm® permette di assicurare i diversi appezzamenti suddividendoli in partite assicurative specifiche per i differenti cru. E consente, in caso di danno, di accedere a indennizzi mirati per singola partita, indipendentemente da ciò che è capitato su altre. Per garantire una maggiore stabilità e sicurezza nel tempo, l’azienda Adami ha optato per la sottoscrizione di polizze pluriennali. Questa scelta offre sia un concreto risparmio economico - grazie alla riduzione del tasso di premio a partire dal secondo anno rispetto alla polizza annuale - sia la continuità della tutela, assicurando una copertura senza interruzioni per tutta la durata del contratto ed eliminando i tempi di carenza tra il rinnovo e l’effettivo inizio della garanzia.

Il rapporto cliente - assicurazione

«Un altro aspetto della collaborazione con VH Italia - specifica Adami - è davvero apprezzabile: lo scambio di informazioni in occasione della stipula della polizza è sempre estremamente agevole e ne favorisce l'efficacia. Da parte dell'Agenza di Pieve di Soligo Assicurazioni Rosolen vi sono sempre chiarezza nelle spiegazioni e disponibilità nel momento della raccolta dei dati necessari. Questo modo di gestire il rapporto col cliente è fondamentale per incrementarne il senso di fiducia. E sono certo che possa contribuire a una maggiore diffusione della sottoscrizione di prodotti assicurativi anche da parte delle aziende più piccole, spesso più restie a proteggere le proprie uve con polizze, anche se sviluppate ad hoc. Eppure in questi areali abbiamo grandi valori da proteggere, anche in considerazione dei costi di produzione elevati, derivanti dall’impossibilità di meccanizzare per questioni di pendenza».

Assicurare la qualità delle uve, non solo la quantità - Ultima modifica: 2026-08-24T11:31:29+02:00 da Redazione

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