E' possibile digitalizzare in tempi congrui il vigneto Italia?

La filiera dice la sua sul registro telematico

Occorrono tempo e banda larga

Occorre una proroga per risolvere i problemi tecnici e la messa a regime dei servizi telematici. Arriva unitaria, sotto i riflettori del Vinitaly 2017, la voce della filiera rispetto alla piena applicazione del registro telematico dei vini. Registro partito sì il 1° gennaio, ma accanto ad un periodo transitorio, in scadenza al 30 aprile, che finora ha accompagnato gli addetti ai lavori ed ha consentito l’utilizzo, per le operazioni non registrate online e senza l’applicazione di sanzioni amministrative, dei documenti cartacei giustificativi dei processi e della tracciabilità di cantina. E proprio in occasione della kermesse veronese, il ministro Martina ha assicurato uno slittamento di ulteriori due mesi, fino al 30 giugno 2017: un periodo che consentirebbe di sciogliere i nodi, rivendicati dalla filiera, legati alla dematerializzazione ed al trasferimento dei dati nella piattaforma SIAN, anche considerando che, su 23 mila operatori obbligati alla tenuta del registro telematico, sarebbero 17 mila quelli connessi al SIAN. Si tratterebbe in altri termini di un allungamento di un quadrimestre di esercizio già previsto che, al di là dei tempi di definitiva applicazione, fa riflettere anche rispetto ai fabbisogni infrastrutturali del settore, in realtà non soltanto vitivinicolo. Se ne è discusso, tra gli altri argomenti di rilevanza strategica per il comparto vino, il 10 aprile 2017, proprio in occasione del Vinitaly, durante l’incontro organizzato tra i rappresentanti della filiera vitivinicola nazionale: “Ci sono anche altri passaggi più strutturali – ha detto Sandro Boscaini, Presidente Federvini, rispetto alla dematerializzazione del registro SIAN – per esempio quello della banda larga. Se vogliamo che sia veramente funzionante tutto il sistema deve essere nel sistema la banda larga, in modo tale che raggiunga tutti i territori e che non crei poi disparità competitive tra territorio e territorio, tra azienda e azienda”. C’è da dire che – come anche sottolineato durante il convegno – molte zone viticole, come ad esempio il Prosecco e le Langhe, si collocano all’interno delle cosiddette zone grigie, un limbo nel quale lo Stato non può intervenire direttamente a sostegno degli investimenti infrastrutturali. Un elemento non di poco conto, che tira in ballo la possibilità di digitalizzare in tempi congrui il vigneto Italia e di consentire una maggiore velocità e semplicità di connessione. Ciò anche considerando che il Testo Unico del vino prevede tra l’altro un innovativo progetto di dematerializzazione e di semplificazione a 360°, nel quale il registro telematico SIAN è solo il punto di partenza.

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