Vigneti dai satelliti e altre innovazioni accelerate dall’emergenza sanitaria

Cosa rimane dopo l’emergenza Covid-19? Le novità normative e le esperienze della fase 1 hanno condizionato la prospettiva di medio-lungo termine soprattutto nella gestione dei controlli e nelle attività dei consorzi. Con misure strutturali destinate a lasciare il segno anche nel futuro

Indubbiamente l’emergenza Covid-19 ha accelerato il processo di cambiamento del settore vitivinicolo: i nuovi indirizzi normativi, essenzialmente finalizzati a contenere gli effetti economici della pandemia, hanno infatti introdotto nuovi spazi di lavoro e di finanziamento, talvolta di flessibilità, sui quali riflettere.

Molte novità sono ancora in cantiere, non ancora materialmente atterrate né hanno fatto sentire i propri effetti: alcune transitorie, utili per l’esercizio corrente e direttamente collegate alla gestione dell’emergenza, altre misure invece, certamente più strutturali, potranno condizionare, nel periodo post-Covid, le dinamiche produttive e commerciali nel medio-lungo termine.

Articolo tratto dal numero 6/2020 di VVQ

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Gestire la resa per governare il mercato

Il cambiamento parte dalla gestione delle rese di uva per ettaro, più che mai sotto la lente considerando il rischio di eccedenze nelle cantine che, complice l’inizio della nuova campagna, rischiano di congestionare i magazzini e ridurre le quotazioni.

Al di là della vendemmia verde e della distillazione di crisi – i cui effetti, in termini di quantità e di valore, non sono ancora percepibili – il DL 19 maggio 2020, n. 34, cd. Rilancio, convertito dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, ha ritoccato anche le rese dei vigneti da cui si raccolgono uve destinate alla produzione di vini comuni, non Dop né Igp.

Il limite già previsto dalla legge 12 dicembre 2016, n. 238, cd. Testo unico del vino, pari a 50 tonnellate per ettaro di vigneto è stato infatti sostanzialmente ridotto a 30 tonnellate, ferma restando tuttavia l’individuazione, che avverrà con successivo DM, di aree vitate nelle quali sarà possibile raggiungere le 40 tonnellate per ettaro tenendo conto dei dati delle ultime cinque dichiarazioni di produzione.

Una modifica che avrà effetto dalla prossima campagna e che, secondo i dati Ismea, relativi all’anno 2018, potrà potenzialmente interessare oltre 156 mila ettari di vigneto destinato alla produzione di vini comuni, di cui oltre la metà presenti in Puglia, che detiene 45.069 ettari, Sicilia e Campania, rispettivamente con 22.719 e 15.808 ettari vitati.

Un passo indietro rispetto alla precedente impostazione che intende evidentemente contingentare la produzione dei vini comuni, di minor valore economico e territoriale.

Ma nel bilancio complessivo  dei volumi occorre considerare la quota dei mosti d’uva esteri, pari a circa 157 mila quintali, per lo più di provenienza Spagna, arrivati, secondo i dati Istat, nel corso dell’anno 2019.

Libertà condizionata per i disciplinari

Il DL 16 luglio 2020, n. 76, cd. decreto Semplificazioni, modificando il Testo unico del vino, ha acconsentito, in caso di circostanze eccezionali «che impediscano temporaneamente agli operatori di rispettare il disciplinare di produzione», il trasferimento fuori zona di partite di vino atte a divenire Dop e Igp nonché una deroga all’imbottigliamento dei vini Dop e Igp all’interno della zona geografica delimitata, qualora prevista dagli stessi disciplinari.

Una norma, inizialmente giudicata sproporzionata dagli addetti ai lavori, che tuttavia prende in considerazione, sulla scorta dell’esperienza Covid-19, la potenziale gestione dei casi di emergenza che, in assenza della deroga, potrebbero generare difficoltà operative alle imprese vitivinicole.

In ogni caso si tratta di una deroga che, per poter essere applicata, sempre su richiesta degli operatori interessati, necessita del riconoscimento da parte dell’autorità competente dell’emergenza, della causa di forza maggiore o della calamità naturale.

Così come una circolare Mipaaf ha precisato che, nei casi di impedimento, lo strumento per gestire l’eccezione alla regola è rappresentato, come peraltro previsto dal Reg. (UE) 2019/33, dalla modifica temporanea dei disciplinari di produzione dei vini Dop e Igp.

Sperimentato il controllo a campione

Oltre le novità normative anche le nuove esperienze, forzate proprio dallo stato di confinamento che ha accompagnato la fase 1 dell’emergenza sanitaria, hanno aperto alcuni spazi di riflessione e di cambiamento.

Tra queste la modalità di certificazione dei vini Dop e Igp, nei mesi Covid-19 semplificata ed essenzialmente basata sulla dichiarazione di conformità emessa dal detentore delle partite di vino rispetto ai requisiti, inclusi quelli organolettici, previsti dai disciplinari di produzione.

In effetti, a seguito delle indicazioni fornite dall’ICQRF, gli organismi di controllo hanno dovuto rimodulare le attività di certificazione, predisponendo una preliminare analisi del rischio e una procedura per la valutazione e la gestione dei controlli.

Un sistema che, stando al Report Icqrf pubblicato sul sito Mipaaf, nel quadrimestre febbraio-maggio 2020, cioè nel pieno dell’emergenza Covid-19, ha consentito la certificazione circa 5,8 milioni di ettolitri di vino Dop e Igp, di cui oltre 1 milione di ettolitri è rappresentato da vino Prosecco e che sotto alcuni aspetti richiama la modalità di controllo a campione previsto dal DM 2 agosto 2018, n. 7552.

Si tratta di un modello di certificazione, alternativo a quello sistematico, che i produttori – tramite il Consorzio di tutela o, se non riconosciuto, mediante la Regione – potrebbero scegliere per i vini Doc con una produzione annuale certificata inferiore a 10 mila ettolitri. è evidente che in una tale condizione, l’immissione sul mercato dei vini certificati, come è stato durante il periodo di lockdown, deve avvenire su esclusiva responsabilità del produttore, che in tal caso si troverebbe a dover garantire la completa conformità del vino Doc, anche sotto il profilo analitico ed organolettico, senza l’intervento diretto dell’organismo di controllo.

Tuttavia in occasione dell’ultimo rinnovo dei piani di controllo, avvenuto nel periodo pre-Covid, i produttori optarono, nonostante tale possibilità, per il controllo sistematico anziché a campione, che prevede l’intervento diretto dell’organismo di certificazione su ogni singola partita di vino destinata a diventare Doc. Tuttavia la sperimentazione indotta nel periodo Covid-19 potrebbe aprire nuovi scenari e margini di semplificazione, in grado di valorizzare, accanto al sistema di controllo delegato, una più convinta gestione dell’autocontrollo.

I vigneti dai satelliti

Tra le sfide strutturali, che rimarranno tali anche nell’epoca post-Covid, c’è anche la digitalizzazione del SIAN, il mega-sistema informativo che fa capo all’Agea, Agenzia per le erogazioni in agricoltura, che contiene tutti i dati e le informazioni delle imprese agricole.

Il progetto di semplificazione prospettato dal DL Semplificazioni ha infatti messo al centro la digitalizzazione del sistema di identificazione delle parcelle agricole (SIPA) nonché di gestione anagrafica delle aziende agricole, strumento utile per semplificare l’erogazione degli aiuti e facilitare i controlli. In particolare, le novità introdotte all’articolo 43 del DL poggiano essenzialmente sullo sviluppo di strumenti digitali che dovranno utilizzare applicazioni grafiche e geo-spaziali per fare in modo – in conformità rispetto a quanto previsto dal Reg. delegato (UE) 640/2014, richiamato nello stesso decreto – che gli organismi pagatori, per i regimi basati sulla superficie, potessero determinare, per ciascuna parcella, una superficie massima ammissibile ai fini dei regimi di aiuto.

L’obiettivo è passare dai controlli mediante telerilevamento, che implicano l’interpretazione assistita da computer delle immagini satellitari, ai cd. controlli tramite monitoraggio, approccio sistematico che invece utilizza dei processi automatizzati basati sui dati trasmessi dai satelliti Sentinel 1 e 2 lanciati nello spazio nell’ambito del programma Copernicus.

Occorre dire che la gestione digitalizzata delle domande, dei disallineamenti e degli aggiornamenti dei fascicoli aziendali devono fare i conti sul territorio con la capacità, legata alla disponibilità e alla portata delle infrastrutture tecnologiche, di supportare concretamente le esigenze di elaborazione dati, ostacolo tra l’altro evidenziato anche durante l’audit svolto dalla Corte dei Conti europea nel 2019 che contribuisce a ritardare l’applicazione di un approccio completamente automatizzato.

Un passo avanti in termini di innovazione e di stabilità dei dati seppure, per quanto riguarda i vigneti destinati a dare vini Dop e Igp e pertanto soggetti a vincoli di resa per ettaro, dietro l’utilizzo delle nuove tecnologie aleggia la probabilità di un ricalcolo delle superfici, condizione che potrebbe inaugurare un nuovo ciclo di modifiche e di aggiornamenti.

Vigneti dai satelliti e altre innovazioni accelerate dall’emergenza sanitaria - Ultima modifica: 2020-09-15T20:33:58+02:00 da Lorenzo Tosi

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