Né vendemmia verde, né diradamento grappoli

Corsa contro il tempo per avviare la misura. Il rischio è quello di semplici vendemmie parziali

La Ministra Bellanova ci crede. Alcune Regioni e Consorzi di Tutela meno.

La Conferenza Stato Regioni del 9 luglio ha dato il via libera al decreto d’attuazione della vendemmia verde parziale, ma ormai si tratta di una corsa contro il tempo. Anche se i tempi di pubblicazione del decreto saranno celeri (Bellanova promette prima della conversione in legge del DL 34/2020 che ha stanziato le risorse per la misura), diventa difficile completare le operazioni entro il 31 luglio.

Articolo pubblicato su Terra e Vita 23

Riduzione volontaria del 15%

Il provvedimento fa riferimento all’art. 223 del decreto rilancio (DL 34 del 19 maggio 2020) che stanzia 100 milioni di euro, a titolo di aiuto per la ripresa post covid19, a favore dei produttori di uve destinate alla produzione di vini di qualità (Doc e Igt), che aderiscono alla riduzione volontaria della produzione di uve.

Una riduzione che non può essere inferiore al 15% rispetto alla resa media aziendale delle ultime cinque campagne, escludendo le campagne con produzione massima e minima e che va necessariamente applicata a tutta la superficie aziendale.

I controlli saranno solo documentali e i tempi stretti per l’operazione, a ridosso dell’avvio

della vera vendemmia, lasciano aperta la semplice possibilità di non raccogliere parte dei grappoli. Non si tratterà quindi di una vendemmia verde e nemmeno di un diradamento parziale, con buona pace di ogni possibile tentativo di avvicinare l’intervento a una buona pratica agronomica, un’occasione decisamente persa.

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«Con le risorse messe in campo – commenta Teresa Bellanova – puntiamo a coinvolgere una superficie di circa 140mila ettari, il 40% della superficie viticola italiana destinata a vini di qualità e a ridurre mediamente di 3 milioni di quintali l’uva destinata alla vinificazione della prossima campagna, cui corrispondono circa 2 milioni di quintali di vino».

Ma i consorzi non si fidano

La crisi economica post covid 19 ha inciso fortemente sul comparto vitivinicolo, ma alcuni produttori hanno già affermato che non intendono aderire alla misura e alcuni Consorzi di Tutela non si fidano sull’effettiva possibilità di governare una riduzione di resa. Tanto che realtà come il Soave e il Prosecco Doc hanno stabilito piani di produzione che impongono una riduzione di resa fino al 40% con obbligo di smaltire gli eccessi come succhi d’uva. Il Consorzio del Primitivo di Manduria Doc ha invece stabilito il blocco della crescita delle superfici per tre anni.

Nel caso opposto in cui le richieste dovessero superare le risorse disponibili, Agea redigerà una graduatoria unica a livello nazionale ammettendo all’aiuto un numero di domande corrispondenti all’importo stanziato maggiorato del 5%, sulla base dei seguenti criteri: prioritariamente, le domande con maggiore riduzione della produzione rispetto al valore minimo (15%), escludendo le domande con una riduzione di produzione superiore al 50% rispetto al valore medio delle domande ricevute; in via successiva, le domande con rese medie aziendali regionali più basse.

Gli importi degli aiuti

L’aiuto massimo concesso per ettaro dalla misura della vendemmia verde parziale è di:

  •  400 euro, in caso di uve destinate a vini ad Indicazione Geografica Tipica (Igt);
  • 700 euro per i vini a Denominazione di Origine Controllata (Doc) con resa inferiore o uguale a 130 q/ha;
  • 600 euro per i Doc con resa maggiore a 130 q/ha;
  • 900 euro per i Doc con resa inferiore o uguale a 100 q/ha,
  • 800 euro per i Doc con resa superiore.

Gli aiuti saranno pagati entro il 31 dicembre.

In caso di overbooking potranno essere ridotti del 5%.

Né vendemmia verde, né diradamento grappoli - Ultima modifica: 2020-07-28T12:34:10+02:00 da Lorenzo Tosi

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