Vinitaly, idee per la nuova Pac: armonizzare Ocm e Psr

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Giuseppe Blasi
Durante l'incontro organizzato a Verona dalla Rete rurale nazionale, tutta la filiera ha chiesto una maggiore armonizzazione tra le misure del primo e del secondo pilastro. Blasi (Mipaaft) lancia l'idea: spostiamo i soldi del Psr sull'Ocm

Sburocratizzare e semplificare l'accesso ai fondi europei, magari spostando i soldi del Psr destinati alla viticoltura sull'Ocm vino, allargando così la flessibilità tra pilastri. Questa la proposta più dirompente lanciata dal capo dipartimento del Mipaaft Giuseppe Blasi durante il workshop La politica per il vino post 2020: dal Programma di Sostegno al Piano strategico. Opportunità e implicazioni, organizzato dalla Rete Rurale Nazionale allo stand del ministero durante la 53esima edizione di Vinitaly a Verona. L'idea lanciata da Blasi è arrivata a conclusione della discussione nella quale è emersa da parte di tutti i relatori la richiesta di una maggior sinergia tra i vari strumenti di sostegno del settore vitivinicolo.

Tutta la filiera attorno a un tavolo

All'incontro, che intendeva avviare una riflessione con i principali stakeholder della filiera, sulle implicazioni e le opportunità che si aprono per il settore vitivinicolo alla luce delle proposte di Riforma della Pac 2021-2027 hanno partecipato Serena Tarangioli e Roberta Sardone del Crea, Tiziana Sarnari di Ismea, Michele Alessi (Mipaaft), Domenico Bosco (Coldiretti), Paolo Castelletti (Uiv), Alessandro Cuscianna (Copagri), Vincenzo Lenucci (Confagricoltura), Domenico Mastrogiovanni (Cia), Eugenio Pomarici (Università di Padova) e Valentina Sourin (Alleanza Cooperative Agroalimentari).

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Un momento dell'incontro

Il nodo del Piano strategico

Praticamente unanime il parere positivo dei relatori sulla bozza di riforma che riduce di poco la dotazione finanziaria dell'Ocm: -3,9% su un budget che oggi è di 336 milioni. Ma più che sull'entità degli aiuti a Verona si è discusso delle regole e dei criteri per ottenerli. Tutto ruoterà attorno al Piano strategico che ogni stato membro dovrà compilare in base alla maggior rilevanza che nella nuova programmazione assumeranno i temi ambientali, sociali (aree rurali e consumatori) e climatici. «Nonostante sia previsto il sostanziale mantenimento dell'attuale struttura degli interventi settoriali per il vino - ha fatto notare Roberta Sardone - il passaggio dal Programma di sostegno al Piano strategico non sarà una formalità».
Per quanto riguarda i pagamenti diretti, le principali implicazioni potrebbero derivare dalla nuova architettura verde che poggia su componenti tra loro sinergiche e complementari come una nuova condizionalità rivisitata e rafforzata rispetto a quella in vigore oggi, un regime ecologico come componente dei pagamenti diretti all'interno del primo pilastro (la cui attivazione è obbligatoria da parte degli stati membri e il cui utilizzo è facoltativo per gli agricoltori). E poi ulteriori misure agro-climatico-ambientali nell'ambito del secondo pilastro, anche queste obbligatorie per gli Stati membri e facoltative per gli agricoltori.

Gli altri temi sul piatto e i tempi

Tra le varie richieste della filiera, Coldiretti ha fatto notare come sarebbe da rivedere il modo in cui si utilizzano le risorse per la promozione all'estero: meno comunicazione dei brand aziendali e più sostegno al vino italiano. Confagricoltura ha rimarcato la necessità che la nuova mantenga e rafforzi i criteri della condizionalità. Preoccupazione è stata espressa per le decisioni che sembra saranno prese sui vini dealcolati e aromatizzati oltre che sugli ibridi da utilizzare per produrre vini a denominazione. Altri temi emersi sono gli aiuti di Stato da ripristinare, le autorizzazioni, il periodo transitorio e la campagna viticola.
«Hogan vuole portare al voto al bozza di proposta entro la fine del suo mandato - ha spiegato Blasi chiudendo la tavola rotonda - quindi tra luglio e settembre. Perciò abbiamo al massimo un mese e mezzo per presentare gli emendamenti».

 

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