Sette magnifici vitigni resistenti per il Trentino

I risultati conclusivi del progetto Vevir in diretta streaming

Le 4 varietà Fem resistenti alle malattie fungine
Trenta vitigni resistenti a confronto in Trentino. Secondo Civit e Fondazione Mach sono sette quelli più adatti agli ambienti di fondovalle e collina: Valnosia, Charvir, Termantis e Nermantis ottenuti da Fem più Solaris, Sauvignier Gris e Pinot Regina.

Valnosia, Charvir, Termantis e Nermantis.

I ricercatori della Fondazione Mach hanno dato un notevole contributo per lo sviluppo di una viticoltura sempre più sostenibile selezionando e portando all’iscrizione a registro quattro nuovi vitigni resistenti nell’ambito del progetto di ricerca Vevir.

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I risultati in diretta streaming

I risultati del progetto, coordinato dal Consorzio Innovazione Vite (CIVIT) con partner Fondazione Edmund  Mach per gli aspetti scientifici e il mondo produttivo con Cavit, Mezzacorona, Cantina di Lavis e Cantine Ferrari, sono stati divulgati in diretta streaming sul canale youtube della FEM.

Trenta vitigni resistenti a confronto

Vevir prevedeva un confronto sperimentale delle 30 varietà di viti resistenti alle patologie fungine oidio e peronospora oggi presenti sul mercato.

In base ai risultati sono sette quelle che si sono dimostrate particolarmente performanti in Trentino, rappresentando un’opportunità per areali viticoli confinanti con aree sensibili, dove le limitazioni ai trattamenti fitosanitari rappresentano un grosso limite e nelle aree dove la meccanizzazione a causa della forte pendenza è impossibile. Alle 4 (due a bacca bianca e due rosse) ottenute in Trentino i ricercatori hanno aggiunto le varietà resistenti Solaris, Sauvignier Gris e Pinot Regina ottenute tra Germania e Ungheria.

Ambienti di fondo valle e di collina

Il meeting di chiusura del progetto Vevir ha visto alternarsi come relatori tutti i protagonisti delle varie fasi della ricerca che sono andate dalla coltivazione in campo, alle osservazioni sul comportamento delle piante nelle varie fasi fenologiche, nelle diverse annate e nelle diverse zone di fondo valle in Vallagarina e di collina in Valsugana.

Quattro trattamenti preventivi

Il primo dato messo in evidenza da Maurizio Bottura, responsabile del settore all’interno del CTT della FEM, è stato quello che queste varietà sono tolleranti all’oidio e alla peronospora, il che non vuol dire che siano coltivabili senza nessun trattamento, ma in base alle annate sono necessari tre-quattro trattamenti con prodotti anti peronosporici e anti oidio, almeno uno prima della fioritura e gli altri dopo. Determinanti per il Trentino, sono le condizioni meteo del mese di giugno. Ma è emerso un altro problema: ridurre drasticamente i trattamenti ha portato allo sviluppo di un’altra infezione: il Black Rot, che deve essere tenuto sotto controllo.

I risultati enologici

Detto questo, i risultati che danno queste varietà di nuova generazione sono molto interessanti con una produzione per ceppo fra i 2 e i 3 kg, anche dal punto di vista ambientale: sono viti che trovano la loro collocazione ideale nelle zone sensibili come in prossimità di abitazioni, di piste ciclabili ma anche in funzione del raggiungimento dei nuovi obiettivi dell’Ue di abbassare fortemente l’uso dei prodotti fungicidi in viticoltura. Un aspetto molto importante fra quelli emersi dalla ricerca è quello che anche per quanto riguarda i vini ottenuti con la vinificazione fatta nella cantina di microvinificazione di FEM sono di ottima qualità. I base spumante ottenuti dalle varietà a bacca bianca si sono dimostrate molto interessanti per l’ottimo equilibrio acidità grado zuccherino, mentre altri bianchi come il Pinot Regina hanno degli aromi ottimi paragonabili al Traminer. Le varietà a bacca rossa Nermantis e Termantis figlie del Teroldego hanno dato dei vini nettamente comparabili con quelli dei genitori.

Secondo il referente FEM per la parte enologica del progetto, Sergio Moser, le prospettive dei vini ottenuti dalle varietà resistenti sono comparabili con quelli ottenuti dalla varietà europee classiche.

In apertura dell’incontro sono intervenuti i vertici FEM e CIVIT. Lorenzo Gretter, responsabile tecnico di CIVIT, ha evidenziato obiettivi e opportunità del progetto, Il presidente FEM Mirco Maria Cattani, ha esordito affermando «che con il progetto VEVIR, la collaborazione integrata di ruoli ed esperienze fra ricerca e mondo della produzione ha portato a risultati molto interessanti e pienamente rispondenti agli obiettivi previsti, in quanto si è dimostrato in grado di fornire un valido supporto ai viticoltori ed agli operatori commerciali, armonizzando la produzione in campagna con le necessità urgenti di preservare la salubrità del territorio». Il vice presidente di CIVIT, Fabio Comai, ha ricordato come il progetto abbia dato molte soddisfazioni ai vivaisti, anche perché sono state convolte le cantine del Trentino.

Sette magnifici vitigni resistenti per il Trentino - Ultima modifica: 2021-03-06T23:24:19+01:00 da Lorenzo Tosi

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