Genome editing, scatta la scomunica da parte della Corte Europea

Il nome degli Ogm

Il conto maggiore è a carico della viticoltura: c’è il rischio di vanificare tutte le ricerche che mirano a valorizzare il nostro patrimonio varietale

In principio era il verbo, poi vennero le sigle. E di tutti gli acronimi quello più temuto, demonizzato e discriminato è composto da tre lettere: Ogm.
Una parola, un suono, che equivale a una condanna per le nuove tecniche di miglioramento genetico (mutagenesi sito diretta tramite Genome editing), inserite per sentenza dalla Corte di Giustizia europea nell’ambito normativo della Dir. 2001/18, quella che impedisce lo sviluppo e la coltivazione (ma non l’importazione) in Europa degli “Organismi geneticamente modificati” in base a un paralizzante principio di precauzione. Le new breeding technique sembrano (o sembravano) l’uovo di Colombo per l’agricoltura del Belpaese: le soluzioni più efficaci per coniugare sostenibilità, tipicità e innovazione grazie alla possibilità di ottenere in tempi brevi genotipi molto simili a quelli tradizionali, ma caratterizzate da qualcosa in più (ad esempio: resilienza e resistenza a patogeni o a siccità). Ora si trovano invece come compagni di viaggio di tecnologie superate e antipatiche come la transgenesi, sottoposte a regole estremamente stringenti per il rilascio in campo e il consumo alimentare. Una scomunica per l’innovazione in agricoltura che riporta l’orologio del vecchio continente indietro di sette secoli.

Tutte le eresie sono bandiera di una realtà dell’esclusione. Gratta l’eresia, troverai il lebbroso. Ogni battaglia contro l’eresia vuole solamente questo: che il lebbroso rimanga tale”.

Guglielmo da Baskerville, l’indagatore dell’abbazia dei misteri immaginata da Umberto Eco ne Il nome della Rosa conosce bene, da inquisitore pentito, i danni procurati dall’ostinazione dell’ortodossia. L’errore più vistoso dell’Unione europea è stato quello di non decidere e di lasciare che a disciplinare la frontiera più promettente della ricerca fosse l’Inquisizione della Corte lussemburghese. Il Codice però non è lo strumento più indicato per capire le leggi dell’Universo, e nemmeno quelle della produzione agricola e viticola, odierne e future. “I libri non sono fatti per crederci, ma per essere sottoposti a indagine. Di fronte a un libro non dobbiamo chiederci cosa dica, ma cosa vuole dire”. Sei mesi fa l’avvocato generale Bobek, novello Guglielmo da Baskerville, aveva immaginato che, dopo 17 anni di avanzata - senza apparenti pericoli per la salute - della coltivazione degli Ogm fuori dall’Europa, il principio di precauzione fosse quanto meno da aggiornare. E soprattutto aveva dedotto che la specifica estensione per la mutagenesi, prevista dalla stessa normativa, avrebbe dovuto essere prevista anche per i metodi più recenti e precisi di tale tecnologia genetica. La Corte (e ciò capita solo nel 5% dei casi) è stata di parere differente, ha ignorato i pareri delle Accademie e delle società scientifiche e ha voluto introdurre una distinzione tra metodi di mutagenesi. Una barriera tra bene e male di difficile gestione, visto che gli organismi ottenuti per Genome editing risultano in tutto e per tutto simili a quelli ottenuti per incrocio tradizionale e quindi non tracciabili.

I guasti maggiori rischiano di essere a carico della nostra viticoltura. A Verona, Trento e Udine si sono specializzati infatti i centri di ricerca più avanzati nell’applicazione di queste tecnologie. A Verona in particolare è stato messo a punto il protocollo di propagazione in vitro (rigenerazione da cloroplasto) per applicare le nuove tecnologie genetiche anche sulla vite. Genome editing e cisgenesi sono infatti le uniche innovazioni possibili per mantenere e valorizzare il nostro patrimonio varietale, rendendolo più resistente e resiliente, adattabile alle mutate condizioni climatiche, senza alterarne la tipicità. La strada alternativa, quella degli incroci ricorrenti, è altrettanto efficace. Ma sviluppa solo nuovi vitigni non protetti da alcun disciplinare d’origine. Molti consorzi e piccoli produttori interessati a valorizzare le numerose varietà locali di cui è composto il nostro patrimonio viticolo sono ora in difficoltà: tutta la ricerca rischia di fermarsi, o di trasferirsi altrove. Di tutti gli sforzi fatti per dimostrare la sostenibilità delle nuove biotecnologie rimarrà solo il nome degli Ogm?

2 Commenti

  1. A livello EU sono sensibili alla ricerca. L’Italia si faccia parte diligente almeno per cambiare quella follia che è il Principio di Precauzione.

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