La proposta dell'Iref

Ipotesi deregulation per i vini francesi?

Privatizzare il sistema di certificazione dei vini Aop e Igp per trovare maggiore competitività sui mercati internazionali
Textured map of France in nice colors

Privatizzare il sistema di certificazione dei vini Aop e Igp per trovare maggiore competitività sui mercati internazionali. Sarebbe questa l’ipotesi d’oltralpe per promuovere un cambio di rotta rispetto alla perdita di quote di mercato da parte dei vini francesi. Una possibilità non formulata dai produttori bensì dall’Institut de Recherches Économiques et Fiscales (Iref) (https://fr.irefeurope.org) che, analizzando il comparto, ha suggerito una serie d’iniziative utili, secondo l’analisi, a riconquistare spazi di mercato. In effetti, nel periodo 2000-2015 il marché du vin ha perso un quarto della quota di mercato in termini di valore dell’export così come, in termini di volume, la quota del commercio estero del vino francese ha registrato un calo dal 25% al 14%.
Un processo di privatizzazione che consentirebbe, a parere dell’istituto di ricerca francese, una maggiore diffusione dei marchi di qualità e, conseguentemente, l’eliminazione degli effetti protezionistici dell’attuale sistema; un sistema, quello disciplinato a livello statale mediante il ruolo dell’Institut national de l'origine et de la qualité (Inao), che frenerebbe, anziché incoraggiare, l’iniziativa delle imprese vitivinicole che intendono sviluppare ricerca e innovazione.
Così come la deregulation ipotizzata dall’Iref coinvolge anche le politiche pubbliche, troppo pressanti e vincolanti per le imprese vitivinicole, e le autorizzazioni d’impianto che, secondo l’analisi dell’istituto di ricerca francese, andrebbe abolito favore di un impianto più flessibile che possa consentire un più agevole adeguamento dell’offerta al cambiamento dei modelli di consumo.
In ogni caso, al di là della compatibilità, o soltanto opportunità, di poter privatizzare il sistema che mette al centro i marchi Dop e Igp riconosciuti a livello Ue come proprietà intellettuale, occorre considerare – ai fini del funzionamento del comparto e delle dinamiche commerciali – la crescita commerciale dei paesi extra Ue. Una dinamica delineata tra l’altro nelle elaborazioni Coface (Compagnie française d'assurance pour le commerce extérieur S.A.), che già mesi fa prevedevano un indebolimento dell’export europeo, a vantaggio dei Paesi vitivinicoli extra Ue come Cina, Australia, Cile e Nuova Zelanda, non più emergenti ma invece validi player sui mercati internazionali, che necessariamente impattano sugli equilibri commerciali, non più scontati, dei tradizionali produttori di vino.

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