La Lombardia può diventare la culla dei Piwi

Lucio Brancadoro e il progetto Vitaval
Ampie prospettive per la diffusione dei Piwi nella Regione caratterizzata dalla più ampia variabilità di ambienti viticoli, dalle vette della Valtellina e Valcamonica alle pianure dell’Oltrepo mantovano. La cronaca e i videointerventi dell’evento di lancio del progetto Vitaval

La Lombardia può diventare la culla dei Piwi, i vitigni resistenti alle malattie fungine. Vitaval è infatti un progetto di ricerca sostenuto dal Psr della Regione Lombardia che mira allo studio, adattamento e valorizzazione di questi vitigni nei diversi areali vitivinicoli della Regione.

I protagonisti di Vitaval

L’iniziativa mette insieme:

e 10 aziende agricole:

La presentazione del progetto si è tenuta lo scorso 28 giugno in un convegno, moderato da Edagricole, organizzato presso l’aula magna del Disaa, in via Celoria 2 a Milano e seguito in diretta streaming da oltre 400 persone. Un evento che ha offerto l’occasione per fare il punto sulle prospettive legate alla diffusione dei vitigni resistenti nel nostro Paese, un’innovazione rallentata dalla burocrazia che quest’anno avrebbe consentito di fare fronte alla recrudescenza degli attacchi di peronospora registrati  lungo tutta la penisola.

La chiave della sostenibilità

«Mentre i viticoltori francesi della Champagne – si è rammaricato Attilio Scienza, presidente del comitato vini del Masaf – stanno piantando Voltis, primo vitigno resistente messo a punto appositamente per questa regione, grazie a un progetto voluto da Inrae e da Civc (Comité Interprofessionnel du vin de Champagne), le nostre Doc continuano ad essere frenate da due scogli normativi, ovvero l’“annotazione a margine” dei Piwi nel registro delle varietà e l’art. 33 del Codice della vite e del vino che ne vieta espressamente l’utilizzo nelle doc».

Nel nostro Paese i vitigni resistenti continuano infatti ad essere vittima di un retaggio di pregiudizi legati alle esperienze con gli ibridi produttori diretti del secolo scorso, mentre le nuove varietà, ottenute per reincrocio ricorrente e caratterizzate dalla netta prevalenza di “sangue” europeo hanno una composizione molto simile a quella dei vini prodotti da varietà di V. vinifera come confermano gli studi di metabolomica.

Il progetto di ricerca transalpino punta a fare della Francia il punto di riferimento per la produzione di vini a basso impatto ambientale attraverso la messa a punto di 4-5 varietà resistenti di qualità per ogni area vocata, caratterizzate da resistenza totale e duratura, su base poligenica. Una leva, quella della sostenibilità, che andrebbe secondo Scienza cavalcata con maggiore decisione anche nel nostro Paese, magari dichiarata nelle etichette dei vini da vitigni resistenti come caratteristica distintiva.

Piantare Piwi negli areali vocati

Il progetto Vitaval può rappresentare l’embrione di una risposta lombarda al piano di ricerca francese?

L’obiettivo dell’Associazione Piwi Lombardia è ambizioso. Il presidente Alessandro Sala, patron dell’azienda Nove Lune, lo spiega nel corso dell’evento: «Vogliamo giocare nella Champion’s league dei vini di qualità».

Anche per questo l’approccio lombardo con i Piwi è rigoroso: il disciplinare dell’associazione impone di rispettare il vincolo del metodo biologico, di una resa massima che non deve superare 100 q/ha, della coltivazione a un'altitudine non inferiore a 300 metri oppure in un'area vocata a Doc o Igt. Tutto per evitare che, come succede altrove, i Piwi costituiscano la scelta di ripiego per areali estremi in cui la produzione di vino di qualità è difficile.

Vitaval: conoscere per capire

 

«Si tratta di vitigni – conferma Lucio Brancadoro del Disaa, Università di Milano – capaci di esprimere una forte interazione con l’ambiente di coltivazione». «Capaci di fornire il loro contributo di valorizzazione nelle zone più vocate della Regione».

La Lombardia è una regione “piccola” dal punto di vista vitivinicolo (solo 22mila ettari a fronte dei 97mila del vicino Veneto), ma è caratterizzata da un’ampia variabilità di condizioni pedoclimatiche passando dalle aree eroiche della Valtellina, alla Franciacorta, fino all’Oltrepo pavese e mantovano. Anche per questo è la Regione che, assieme al Veneto, ha autorizzato finora il più ampio numero di varietà resistenti (19) e il progetto Vitaval, che approfondisce le tematiche già esplorate dal precedente progetto Valsovica (vedi oltre), punta ad individuare la varietà e la tecnica più idonea per ogni differente areale lombardo di produzione.

Vitaval prevede lo studio di 16 vitigni:

  • tra i bianchi: Bronner, Fleurtai, Johanniter, Muscaris, Sauvignon Kretos, Sauvignon Nepis, Sauvignon Rytos, Solaris, Soreli, Souvignier Gris;
  • tra i rossi: Cabernet Eidos, Cabernet Volos, Julius, Merlot Kanthus, Merlot Khorus, Prior.

Le attività sperimentali previste da Vitaval nei tre vigneti di confronto varietale in Valtellina, Valcamonica e Oltrepò Pavese puntano a: rilievo del ciclo fenologico e del decorso della maturazione; raccolta dei parametri vegeto-produttivi e qualitativi alla vendemmia; prova di diversi protocolli di vinificazione individuati.

Resistenti o tolleranti?

 

A spazzare via i continui dubbi sulla corretta denominazione dei Piwi ci ha pensato Marco Stefanini della Fondazione Mach, fresco di nomina come presidente di Piwi Italia. «Sono resistenti – ha chiarito – perché per la reazione di sensibilità hanno bisogno della presenza del fungo stesso, mentre i tolleranti hanno le condizioni per completare il loro ciclo produttivo senza reagire al patogeno».

Stefanini, che nel convegno ha illustrato l’attività e le prospettive dei Piwi in italia e nel mondo, ha affermato che l’obiettivo principale della ricerca genomica è quello di fare durare questa resistenza nel tempo.

Per questo il piano di breeding in corso a Fondazione Mach prevede circa 90 combinazioni di incrocio con la produzione annua di circa 40mila semenzali. I piani d incroci sono di due tipi:

  • resistente X resistente (per la piramidazione di diversi loci e resistenze a diversi patogeni);
  • Vitis vinifera X resistente (per ottenere varietà d’èlite sia da vino che da tavola).

Oltre a peronospora e oidio le resistenze a cui si sta lavorando sono Black rot, escoriosi, malattia di Pierce (xylella).

Le specificità degli ambienti alpini

 

Fenologia, maturazione, potenziale enologico: come reagiscono i Piwi in ambienti difficili come quelli alpini. Dove ad esempio l’accumulo di zuccheri può essere compromesso dalla brevità de ciclo?

A questa risposta ha cercato di rispondere il progetto Valsovica, l’antesignano di Vitaval. Davide Modina del Disaa ha presentato nel corso dell’evento i risultati ottenuti nei vigneti della Valcamonica e della Valtellina.

Dove i vitigni testati, in particolare Solaris e Souvignier gris hanno manifestato curve di accumulo degli zuccheri e una persistenza dell’acidità migliori rispetto ai testimoni convenzionali.

Manifestando inoltre sensibili differenze nelle espressioni gustative a seconda della provenienza. Con note freschi e floreali per i Piwi della Valcamonica e più rotondi e fruttati nella Valtellina

Le domande finali rivolte ai relatori hanno riguardato:

  • il numero di trattamenti necessario,
  • i portinnesti più adeguati,
  • la possibilità di inserire tra i vitigni autorizzati varietà adatte alla spumantizzazione, ecc

 

La Lombardia può diventare la culla dei Piwi - Ultima modifica: 2023-07-09T19:50:58+02:00 da Lorenzo Tosi

1 commento

  1. Convegno molto interessante che dimostra da una parte l’impegno di ricercatori e viticoltori nella ricerca di una viticoltura sostenibile e lo scarso aiuto da parte dell’amministrazione centrale nel favorire la diffusione dei vitigni Piwi.

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