Bombe d’acqua e di peronospora

Peronospora, oidio, botrite, tignoletta rigata, flavescenza dorata
L’annata 2023 sarà ricordata per i pesanti attacchi di peronospora in tutto il Centro-Sud, ma non solo. Patogeni e fitofagi sotto la lente del bilancio fitosanitario presentato a Bari dall’Aipp. Focus su Puglia, Marche. Abruzzo, Sardegna, Toscana, Umbria, Calabria, Sicilia

Nel 2023 tantissima peronospora, ma non sono mancate altre malattie fungine, come oidio, botrite e mal dell’esca.

E anche alcuni fitofagi hanno destato serie preoccupazioni, in particolare la tignoletta rigata e le cicaline. Sono gli spunti di maggiore interesse per i viticoltori emersi dal bilancio fitosanitario della vite a uva da vino nelle regioni dell’Italia centro-meridionale presentato a Bari dall’Associazione italiana per la protezione delle piante (Aipp), in collaborazione con le Giornate fitopatologiche e i Servizi fitosanitari delle Regioni, nell’ambito del ciclo di seminari itineranti “Bilanci fitosanitari 2022-2023”.

L’incontro è stato organizzato dall’Aipp, insieme con la Regione Puglia e l’Associazione regionale pugliese tecnici e ricercatori in agricoltura (Arptra), presso il Dipartimento di scienze del suolo, della pianta e degli alimenti (Disspa) dell’Università di Bari.

Otto esperti sono intervenuti da altrettante regioni: Agostino Santomauro, del Servizio fitosanitario Regione Puglia, Sandro Nardi, dell’Agenzia per l’innovazione nel settore agroalimentare e della pesca “Marche Agricoltura Pesca” (Amap)  Regione Marche, Fabio Pietrangeli, del Dipartimento Agricoltura Regione Abruzzo, Franco Fronteddu, dell’Agenzia Laore Regione Sardegna, Massimo Gragnani, del Servizio fitosanitario Regione Toscana, Giovanni Natalini, del Servizio fitosanitario Regione Umbria, Michele Messina, dell’Agenzia regionale per lo sviluppo dell'agricoltura calabrese (Arsac) Regione Calabria, e Roberta Bonsignore, del Servizio fitosanitario Regione Sicilia. Infine Domenico D’Ascenzo, esperto fitoiatra e già direttore del Servizio fitosanitario della Regione Abruzzo, ha informato sulla presenza della flavescenza dorata e dello Scaphoideus titanus nel Centro-Sud Italia.

Si poteva fermare la peronospora?

Dovunque, nelle otto regioni centro-meridionali, l’andamento meteorologico primaverile, caratterizzato da piogge continue e abbondanti durante i mesi di aprile, maggio e inizio giugno, è stato favorevole allo sviluppo della peronospora (Plasmopara viticola), con grossa diffusione di infezioni su foglie, tralci e grappoli, tanto da compromettere gravemente la produzione in molti areali.

«In Puglia la comparsa dei sintomi sulle foglie si è avuta ai primi di maggio, con livelli di incidenza e diffusione abbastanza elevati – ha introdotto Santomauro –. In seguito si è verificata un’ulteriore diffusione di infezioni secondarie severe pure su tralci e grappoli, anche per l’impossibilità di effettuare trattamenti tempestivi. Dalla seconda metà di luglio le temperature elevate hanno determinato l’arresto della progressione della malattia. Danni contenuti si sono avuti solo nei vigneti trattati precocemente, prima delle piogge di aprile. Ma la gestione è stata problematica quasi dovunque. I danni da peronospora sono risultati compresi fra il 30% e il 70%, con punte del 90-100% in regime di agricoltura biologica. In Puglia, dopo diverse annate favorevoli alla peronospora, esiste una consolidata impostazione di strategie con trattamenti preventivi in fasi alquanto precoci. Tuttavia si è reso necessario un elevato numero di trattamenti antiperonosporici a causa del loro dilavamento a seguito di precipitazioni quotidiane e di “bombe d’acqua”. Non tutti i viticoltori, però, sono riusciti a entrare nei vigneti per trattare. L’inerbimento nell’interfila, in alcuni casi, ha fatto la differenza. Infine chi ha trattato si è accorto della sempre minore disponibilità di antiperonosporici di copertura».

Trattamenti da raddoppiare

In Abruzzo, in molti vigneti di Montepulciano e Trebbiano, i danni su grappoli e foglie sono oscillati fra il 50 e il 100%. I trattamenti fitosanitari necessari per il contenimento dell’infezione peronosporica sono stati 12-16, mentre negli anni precedenti erano stati 8-10. Nelle Marche, terra di Verdicchio, l’infezione della peronospora si è rivelato molto grave: più del 50% delle foglie con sintomi e in alcuni vigneti anche l’80-90% di grappoli colpiti. Anche Toscana e Umbria non sono mancate all’appello nella conta dei danni gravi da peronospora.

In Calabria solo nei vigneti trattati prima dell’arrivo delle piogge si sono registrati effetti positivi. In tutti gli altri si è assistito a perdite dal 20% al 90%. Nella strategia di lotta sono stati effettuati fino a 10-12 trattamenti, numero mai raggiunto negli anni precedenti. In Sicilia la gestione della peronospora è stata difficile e ha richiesto particolare impegno per i viticoltori. A maggio-giugno la pressione della malattia è stata molto elevata. Le infezioni primarie si sono presentate a inizio maggio, le infezioni secondarie si sono verificate a fine giugno-primi di luglio. Anche in Sardegna, terra di Cannonau (vitigno che ha manifestato forte colatura fiorale per eccesso di vigoria e umidità) e Vermentino, è stata un’annata problematica per la peronospora, soprattutto nell’areale centro-orientale dell’isola, dove è piovuto più che altrove.

Oidio e botrite sottotono

In Puglia le infezioni da oidio (Erysiphe necator) su uva da vino sono state lievi e occasionali, nelle fasi di post-allegagione e di ingrossamento delle bacche, per cui la loro gestione è stata agevole. Anche in Sicilia l’annata 2023 è stata meno favorevole all’oidio, sebbene gli indici di rischio, tranne a maggio e a luglio, siano apparsi alti come nella norma; sono stati utilizzati antioidici abbinati ad antiperonosporici, con trattamenti ogni 12 giorni circa.

In Abruzzo l’oidio è stato contenuto a sufficienza con la difesa integrata basata sull’alternanza delle sostanze attive, quasi sempre in associazione con zolfo. Nelle Marche la gravità dell’attacco è stata medio-bassa (meno del 10% dei grappoli con comparsa di sintomi). In Calabria, Sicilia e Sardegna si è manifestato in pochi vigneti, ma è stato controllato bene.

Per la botrite (Botrytis cinerea) le infezioni su uva da vino sono state generalmente limitate e sporadiche, con una gestione molto agevole. In Calabria è stata riscontrata in vigneti dove non è stato effettuato un buon controllo dell’oidio.

Mal dell’esca, presenza costante

In Calabria da alcuni anni si sta assistendo a una costante presenza di questa ampelopatia. Un tempo associata a viti piuttosto vecchie, adesso compare anche in vigneti giovani colpendo persino il 10% dei ceppi.

Fitofagi: cicaline in aumento

La gestione della tignoletta (Lobesia botrana) è stata generalmente agevole. In Puglia l’andamento dei voli è stato regolare, con catture non particolarmente numerose e ridotti livelli di dannosità. In Sicilia e altrove la pressione del fitofago è stata bassa. L’eriofide (Calepitrimerus vitis) ha palesato infezioni in calo rispetto al 2022.

Meno agevole è stata dovunque la gestione della tignoletta rigata (Cryptoblabes gnidiella). In Puglia ha presentato due generazioni da maggio a luglio, in agosto-settembre si è verificato un aumento delle catture con danni significativi.

Danni crescenti stanno causando le cicaline (Empoasca vitis, Jacobiasca lybica). In Puglia negli ultimi anni la loro presenza è sempre più costante e diffusa, con dannosità significativa su impianti giovani, ma non solo. La loro presenza si riscontra soprattutto nei filari più esterni, da fine agosto, ed è particolarmente favorita da alte temperature e umidità relativa medio-alta. Le cultivar a bacca rossa sembrano maggiormente suscettibili. Emerge la necessità di definire soglie e strategie di intervento negli areali pugliesi

In Sicilia, mentre nel 2022 hanno causato danni devastanti con filloptosi e insufficiente maturazione dell’uva (riduzione del grado zuccherino), nel 2023 hanno causato attacchi tardivi in ottobre a fine campagna. Danni da cicaline si sono avuti anche in Calabria e altrove.

Flavescenza dorata e Scaphoideus titanus

In tutte le regioni del Centro-Sud Italia c’è una elevata percezione della pericolosità della flavescenza dorata e una puntuale applicazione delle normative nazionali riguardo ai monitoraggi correttamente condotti e alle analisi biomolecolari su materiale sintomatico, ha informato Domenico D'Ascenzo. «Tranne che in Toscana, dove peraltro sono in atto rigorose misure di contrasto, la flavescenza dorata sembra ancora limitata alle regioni settentrionali.

Tuttavia il monitoraggio dello scafoideo (Scaphoideus titanus), vettore del fitoplasma della flavescenza dorata, è molto capillare e viene compiuto sia con l’ausilio di mezzi biotecnici sia con sfalci a mezzo di retino entomologico. Dai dati del monitoraggio nazionale effettuato negli anni 2022 e 2023 emerge che lo scafoideo è presente in tutte le regioni, tranne che in Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna. Ma in tutte le regioni in cui esso è presente vengono attuate misure di controllo obbligatorio, attraverso appositi atti dirigenziali, nei luoghi di produzione di materiale vivaistico».

Bombe d’acqua e di peronospora - Ultima modifica: 2023-11-20T10:29:44+01:00 da Lorenzo Tosi

1 commento

  1. Finalmente, per quanto riguarda la peronospera, si accenna all’ inerbimento del vigneto. È una pratica agronomica fondamentale per la difesa antiperonosporica. Come mai in Romagna non vi è stato tutto questo calo di produzione? Perché è da anni che si pratica l’inerbimento del vigneto, anche se quest’anno devo notare che c’è chi sta esagerando col diserbo nella fila. Si sta diserbando una fascia troppo larga ed è certamente una pratica negativa. Purtroppo non ci sono indicazioni precise da parte dei tecnici e ognuno fa quello che vuole.

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