Il Pinot Grigio scaccia la crisi rafforzando l’identità nazionale

Albino Armani e il logo del Consorzio delle Venezie
È il vino italiano con la maggiore quota di export. Un vantaggio che si tramuta in un rischio in un periodo di guerre commerciali. A Venezia, al primo forum dedicato alla grande denominazione del Nord Est, il presidente del Consorzio Albino Armani punta a consolidare il mercato interno ribadendo l’efficacia della scelta di rafforzare la qualità

«In Italia rischiamo di far morire il Pinot Grigio». Hans Terzer lancia la sua provocazione da Milano. Il grande enologo altoatesino della Cantina di San Michele Appiano, in occasione del suo Appius 2015, punta infatti il dito contro «le rese troppo alte per garantire la qualità».

La nascita della superdoc

GRappolo di Pinot grigio

Albino Armani, viticoltore e presidente del Consorzio delle Venezie risponde da Venezia, dal palco del primo convegno nazionale dedicato a questa nuova denominazione.

La svolta della qualità è stata infatti già intrapresa tre anni fa. Nel passaggio da Igt a Doc il nuovo disciplinare ha imposto infatti un abbassamento della resa pari a 26 hl/ha di vino (da 152 a max 126). La resa uva/ vino cala infatti da 80 a 70%, il titolo alcolometrico naturale minimo è salito da 8° a 9,5°. «L’obiettivo è stato quello di guadagnare in riconoscibilità e stabilità nei diversi mercati». Una scommessa vinta nei primi due anni di vita della super Doc interregionale, che copre Veneto, Friuli e Trentino concentrando l’85% del Pinot Grigio italiano e il 43% di quella mondiale.

L’impatto di Brexit e dazi

Ma che soffre, dal terzo anno, degli effetti delle crisi commerciali internazionali. La Brexit e la minaccia dei dazi americani non può infatti che penalizzare una produzione sbilanciata decisamente verso l’export (la quota super il 95% della produzione) soprattutto verso questi mercati. Il mercato inglese ha accusato una lieve flessione del 5%, mentre su quello Usa, la nazione dove è nato il fenomeno Pinot Grigio, si sente la forte concorrenza dei Sauvignon neozelandesi o dei rosati provenzali.

Rafforzare il mercato interno

La soluzione? Non indietreggiare sul fronte della qualità e rafforzare il valore dell’identità nazionale (e il legame con Venezia, città nota in tutto il mondo). «Dobbiamo riuscire a comunicare questo nostro valore. I segnali da Stati Uniti e Regno Unito non sono negativi, ma dobbiamo lavorare per far capire anche qui a casa nostra, in Italia, il valore e l’unicità del nostro Pinot Grigio».

Questione d’identità

«La sfida che i produttori devono affrontare – conferma Giuseppe Pan, assessore all’agricoltura del Veneto - è quella di rafforzare l'identità di un prodotto, collegata ad un territorio molto vasto ma con un’impronta comune, ovvero il Nord-Est. In questo il ruolo del consorzio di tutela guidato da Albino Armani è fondamentale».

Il Pinot Grigio scaccia la crisi rafforzando l’identità nazionale - Ultima modifica: 2019-10-17T21:33:29+00:00 da Lorenzo Tosi

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