In un mercato alle prese con il risiko dei dazi, il Governo affida al vino le sorti del turismo

Le aspettative di Gengis Khan

i territori promessi dalle etichette non tradiranno le attese

Mipaaf+T: nel governo giallo-verde il turismo viaggia insieme all’agricoltura. Una novità voluta dal ministro Gian Marco Centinaio e la chiave dovrebbe arrivare proprio dal vino, prodotto che mette il territorio (oggi molto più che il vitigno) in primo piano. Una sfida non da poco: l’appeal del Belpaese tra le mete internazionali è in calo e a soffrire sono le aree un tempo a più alta pressione turistica.
Grüße aus der Romagna (saluti dalla Romagna). Alcuni spot pagati dalle istituzioni locali tentano ad esempio di riattizzare la fiamma della love story tradita tra turisti tedeschi e Riviera romagnola, ma i risultati sono sotto le attese. Le visite aumentano di qualche punto, ma siamo lontani dagli anni pre-mucillagine, quando dalla Germania arrivava il 40% dei turisti stranieri. Il guaio è che paghiamo dazio a località in diretta concorrenza come la Costa Brava spagnola, dove è estero il 70% dei visitatori.

Errore di strategia?
Gli spot, diffusi anche su popolari siti agrometeo, hanno puntato soprattutto sul clima: caldo, sole, mare. Peccato che quella del 2018 sia stata l’estate più calda e siccitosa in tutti i paesi mitteleuropei: il climate change spiazza anche i cliché delle réclame.
Forse era davvero meglio puntare sul nostro cavallo da battaglia nelle strategie di promozione all’estero.

"Te lo do io il promemoria", recitava la pubblicità di un noto vino romagnolo, quando una bottiglia contava più di una cartolina. Ora però anche per il vino la fedeltà dei clienti più affezionati sembra incrinarsi.
Un recente studio di Nomisma Wine Monitor presso la ristorazione mostra infatti la crescita del valore dei vini premium esportati in Germania, ma il forte calo dei volumi. Preoccupa soprattutto la svolta campanilistica dei giovani: i millennial preferiscono vini da vitigni locali (a forza di parlare di autoctoni… ognuno guarda in casa propria).

Lo stesso capita nella Gran Bretagna alle prese con le turbolenze della Brexit. Le proiezioni al 2022 dell’indagine IWSR Vinexpo prevedono infatti il progressivo calo dei nostri fermi, sia bianchi che rossi, a vantaggio di etichette che parlano l’inglese delle ex colonie, mentre reggono le bollicine (che però diventano sempre meno territoriali).

La qualità celebrata dalle riviste internazionali (il Sassicaia vintage 2015 miglior vino dell’anno secondo Wine Spectator) si scontra così con un mercato che predilige il difetto del piccolo, del naturale, del locale. È l’effetto collaterale dello stile di vita sempre più chiuso e introverso dei giovani europei sovranisti, concentrati sui confini del proprio smartphone: quanto di più lontano possa esistere dall’immaginario della socialità del vino. E fuori dal vecchio continente le cose non vanno meglio.

Il risiko dei dazi sta infatti condizionando anche il mercato cinese: secondo Nomisma l’incremento del nostro export per il 2018 dovrebbe essere limitato a un misero +4% (era +16,5% nel 2016 e +13% nel 2017). Orizzonti lontani dove, a sorpresa, gioca un ruolo di primo piano proprio il vino romagnolo. Tanto che un gruppo cooperativo come Terre Cevico ha saputo conquistare la palma di primo esportatore italiano in Cina e secondo in Giappone ed è entrato in mercati inusuali come Vietnam, Corea del Nord e Mongolia.

Non di sole nicchie può vivere il nostro export, ma l’appeal esercitato su Paesi freschi di aperture dal messaggio di italian style e di esuberante identità territoriale delle nostre etichette aiuta a capire cosa unisce veramente vino e turismo. Ad andare forte in questi Paesi, a sorpresa, sono infatti soprattutto i nuovi vini biologici, con l’etichetta bipuntoio al centro di fortunati spot televisivi addirittura in Mongolia. Una promessa di lontani territori vitati incontaminati (e spiagge senza mucillagine) da non tradire.

L’ultimo turista famoso proveniente da questo territorio è stato Gengis Khan e aveva un carattere non facile.

Le aspettative di Gengis Khan - Ultima modifica: 2019-01-15T14:54:01+00:00 da Lorenzo Tosi

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