Federvini su Testo Unico

Vincoli burocratici e parziale supporto istituzionale gli ostacoli per lo sviluppo della filiera

Comunicazione istituzionale per l’estero, controllo unico d’azienda, digitalizzazione e denominazione d’origine gli ingredienti per competere
An assortment of Red Wine bottles standing in a wooden crate isolated on a white background.

650.000 ettari di vigneto, oltre un milione di aziende viticole, decine di migliaia di strutture di trasformazione e una miriade di brand ed etichette sui mercati del mondo. Uno sviluppo costante e continuo che ha oggi molte luci e qualche ombra che neppure il recente Testo Unico è riuscito a eliminare. “Il tema della comunicazione nei mercati emergenti resta un punto prioritario”, ha dichiarato Piero Mastroberardino, Presidente Gruppo Vini di Federvini e Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università degli Studi di Foggia durante il Convegno Il Vino Italiano tra Aspettative e Cambiamento (Roma, 21 marzo 2017). “In queste aree scontiamo una debolezza rispetto ai competitor probabilmente anche a causa di un insufficiente investimento in comunicazione istituzionale a sostegno del valore del prodotto italiano”. Questo è un tema cardine per lo sviluppo della filiera dei prossimi anni. Se l’Italia ha un primato nella produzione su scala mondiale, Stato e amministrazioni locali dovrebbero supportare adeguatamente la comunicazione di uno dei settori più rilevanti della nostra economia in chiave di prestigio e immagine. Accanto a questo spunto, il Testo Unico cerca di mettere ordine in una materia fino a oggi alquanto farraginosa. Ha introdotto alcune semplificazioni, come il controllo unico aziendale. Basti pensare che oggi sono una decina gli enti deputati al controllo dei processi di produzione. “Ma quali saranno i tempi di effettiva attuazione della normativa?”, si chiede Mastroberardino. E ancora, sempre in tema di controlli, “E’ un sogno, nell’era digitale, immaginare che le banche dati dei controlli parlino fra loro? O che il sistema di archiviazione consenta alle autorità di attingere ad un unico documento certificato, contenente tutti i dati aziendali, in modo da evitare i disagi delle ridondanti attività di monitoraggio sul corretto funzionamento dell’intera filiera? Un sistema efficiente di archiviazione dei dati diventa d’altronde un potente strumento di investigazione e controllo e un più forte deterrente nei confronti di eventuali attività censurabili”, prosegue Mastroberardino. Vi è poi il dibattuto tema dei consorzi di tutela. Il quadro normativo è ancora confuso, favorendo differenze interpretative e la nascita di contenziosi a livello nazionale. Infine il principio della terzietà nei controlli per la certificazione delle produzioni a Dop e Igp, che rimane anch’esso fondamentale: avrebbe dovuto portare garanzia di affidabilità, ma anche in questo ambito il concetto di ente terzo è stato interpretato in modo diverso nei paesi Ue creando disparità di trattamento. Il Testo Unico, però, pur con i suoi limiti ha le potenzialità per cambiare in meglio le regole del gioco: da un approccio lineare controllore-controllato ad una visione più ampia, ossia quella del rapporto tra la filiera vino e il patrimonio sociale e culturale del Paese di cui la filiera vitivinicola fa parte. In questa ottica “appare necessario un confronto aperto tra gli attori della filiera al fine di redigere decreti attuativi in modo coordinato e coerente con le esigenze effettive degli operatori”, ha concluso Mastroberardino.

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