Resilvine, i primi risultati

Il video e le relazioni

Dall’evento “Tecniche di adattamento della viticoltura ai cambiamenti climatici: il progetto ResilVine” emerge l’impatto positivo su rese e qualità dei Franciacorta di pratiche agronomiche resilienti come l’irrigazione multifunzionale, l’utilizzo di reti schermanti, forma di allevamento e diverse scelte nella gestione della chioma

Il climate change sta mettendo alla prova la resilienza del vigneto accentuando la frequenza di questi fenomeni estremi.

Flavio Serina, Responsabile ufficio Ricerca e Sviluppo del Consorzio Franciacorta

Il Progetto ResilVine coordinato dal Dip. Disaa dell’Università di Milano assieme al Consorzio dei vini della Franciacorta e sostenuto nell’ambito del Psr 2014-2020 della Regione Lombardia cerca di fornire valide risposte ai viticoltori testando alcune soluzioni per l’adattamento della viticoltura al cambiamento climatico.

Sistemi di ombreggiamento, irrigazione a rateo variabile, portinnesti innovativi: il focus delle prove sostenute dai ricercatori dell’Università di Milano ruota in particolare attorno a questi elementi. Il webinar organizzato l’11 dicembre assieme a Edagricole è stata un’occasione unica per conoscere i primi risultati ottenuti dal Progetto di ricerca.

Franciacorta tra ricerca e sviluppo

«Tra le mission del Consorzio – informa Flavio Serina, Responsabile ufficio Ricerca e Sviluppo del Consorzio Franciacorta – c’è quella di assicurare attività di formazione e ricerca per fornire ai soci soluzioni tecniche innovative all’avanguardia».

Scarica la presentazione di Flavio Serina

La Franciacorta è un territorio lombardo affacciato sulle sponde del Lago d’Iseo, in un’area di circa 200 chilometri quadrati che si caratterizzano per la straordinaria ricchezza minerale dei suoli e per la mitezza del clima, elementi alla base di una viticoltura di qualità.

Mario Falcetti, Consigliere delegato per le attività di Ricerca e Sviluppo del Consorzio Franciacorta

Il climate change sta però lasciando il segno anche in questo territorio, come testimonia l’alternanza produttiva dell’uva rivendicata negli ultimi dieci anni (da meno di 120mila q nel millesimo 2017 caratterizzato da una forte siccità ai quasi 300mila dell’annata successiva).

L’evoluzione climatica degli ultimi 25 anni

«Dall’analisi dell’indice di winkler – aggiunge Mario Falcetti, Consigliere delegato per le attività di Ricerca e Sviluppo del Consorzio Franciacorta – relativo agli ultimi 30 anni emerge l’aumento delle temperature medie in quest’area». Anche l’andamento pluviometrico sta cambiando. Tra il 2001 e il 2014 11 annate su 14 hanno infatti registrato piovosità che in quest’area hanno superato i mille millimetri all’anno. Tra il 2015 e il 2022 la proporzione si è invertita con 7 annate su 8 sotto i mille mm annui.

Scarica la presentazione di Mario Falcetti

Per effetto di queste evoluzioni meteorologiche la data di inizio della vendemmia di Chardonnay e Pinot grigio tende ad essere più precoce ma non di molto e non in maniera lineare. «È come se la vite – suppone Falcetti – e anche i viticoltori, reagissero con resilienza all’impatto del climate change».

Gabriele Cola, del DiSAA-Università degli Studi di Milano

Una reazione che il progetto Resilvine vuole studiare per uscire dall’empirismo e mettere a punto pratiche agronomiche resilienti validate scientificamente.

L’annata 2023 in Franciacorta

L’andamento meteorologico dell’annata 2023 si è caratterizzato per le forti precipitazioni primaverili anche in Franciacorta, ma l’impatto sulla vite non è stato disastroso come in altre aree vitate della penisola. Lo mette in evidenza Gabriele Cola, del DiSAA-Università degli Studi di Milano.

Scarica la relazione di Gabriele Cola

L’anno idrologico 2023 si è aperto con un periodo di deficit che si è ripetuto tra settembre e ottobre. Le forti precipitazioni di maggio hanno ripristinato, in parte le riserve idriche del suolo, che sono comunque rimaste sotto media. L’andamento fenologico delle uve Chardonnay hanno così registrato solo un lieve posticipo per la piena fioritura rispetto alla media trentennale e un lieve posticipo della chiusura grappolo.

Il contrasto agli stress multipli estivi

I cambiamenti climatici impattano direttamente sugli elementi che caratterizzano il terroir. Con conseguenze sulla fenologia della vite, la maturazione e le caratteristiche delle uve, le caratteristiche dei vini.

Scarica la relazione di Lucio Brancadoro

Lucio Brancadoro, del DiSAA-Università degli Studi di Milano

Lo ricorda nel suo intervento che fa luce sugli obiettivi del progetto ResilVine: “Valutazione di differenti strumenti e criteri di gestione della vite per il contrasto agli stress multipli estivi”.

Il trend climatico caratterizzato da aumento delle temperature e delle ondate di calore e maggiore frequenza di periodi siccitosi può compromettere resa e qualità delle uve, ma anche lo stile e la tipicità dei vini. In Franciacorta negli ultimi anni si sono manifestate le conseguenze più estreme di questo trend, con stress idrico, scottature e gelate primaverili che, nelle diverse annate, hanno condizionato la gestione dei vigneti. Il progetto Resilvine si propone di fare fronte a questa situazione studiando in particolare l’effetto di:

  • irirrigarigazione multifunzionale,
  • forma di allevamento,
  • scelta di portinnesto,
  • gestione della chioma e del suolo,
  • utilizzo di prodotti schermanti.

I primi risultati

Tocca a Davide Modina, DiSAA-Università degli Studi di Milano illustrare i risultati del primo anno dell’attività sperimentale del Progetto Resilvine.

Riguardo alla forma di allevamento, l’adozione del Gdc al posto del Guyot ha significato: ritardo nella maturazione (+ acidità, -zuccheri), maggiore produzione per pianta (con peso del grappolo più piccolo) e per ettaro; minore vigore, meno strati fogliari.  Su Sylvoz invece la maturazione è risultata simile a Guyot, con maggiore produzione per pianta (a parità di peso grappolo), ma minore per ettaro.

Scarica la relazione di Davide Modina

Davide Modina, DiSAA-Università degli Studi di Milano

Le tre forme di gestione della chioma messe a confronto (cimato basso, cimato alto e acapannato, ovvero assenza di cimatura e germogli superiori attorcigliati sui pali di sostegno) hanno inciso sul contenuto zuccherino e sull’acidità delle uve raccolte. Il cimato alto si è caratterizzato per un maggior numero di strati fogliari a protezione dei grappoli.

Le diverse forme e colori delle reti di ombreggiamento adottate (bianche, verde chiaro e verde scuro) hanno prodotto effetti significativi sull’acidità totale e sul contenuto zuccherino dei mosti alla vendemmia (maggiore acidità per i colori scuri, maggiore grado brix per il bianco).

I confronti tra i portinnesti innovativi della serie M, messi a punto dall’Università di Milano e i portinnesti tradizionali necessità di maggiori approfondimenti nei successivi anni di prova.

Particolarmente indicativi i risultati sull’irrigazione multifunzionale, ovvero l’utilizzo dell’irrigazione soprachioma non solo per le esigenze irrigue della vite ma anche per la protezione da gelate tardive primaverili e da stress idrici e ondate di calore estive.

La cinetica di maturazione delle uve è risultata infatti migliorata e nelle degustazioni alla cieca che hanno concluso l’incontro, i Franciacorta ottenuti nel 2023 da uve irrigate a rateo variabile si sono distinti per la maggiore qualità e acidità rispetto a quelli ottenuti da uve non irrigate.

Resilvine, i primi risultati - Ultima modifica: 2023-12-21T17:18:25+01:00 da Lorenzo Tosi

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