La commercializzazione della biomassa può essere effettuata con due diversi tipi di servizio: la vendita della biomassa, e in tal caso il pagamento è corrispettivo alla quantità di cippato fornito (Euro/tonnellata, Euro/metro stero) oppure vendita diretta del calore secondo la metodologia del contracting, cioè la stipula di un contratto con un fornitore che si impegna a fornire energia termica a un utente che paga in base ai kWh di energia forniti e contabilizzati. Quando si vuole utilizzare i residui di vigna per avere sia energia elettrica sia energia termica si impiegano, in genere, impianti di cogenerazione, in grado di recuperare l’energia termica con produzione di calore e acqua calda da inserire in reti di teleriscaldamento o per processi industriali. La produzione di energia elettrica con le biomasse è incentivata (ma fino al 31/12/2012) con i certificati verdi (titoli rappresentativi di 1 KWh di energia rinnovabile) per impianti di potenza superiore a 1 MWe e tariffa elettrica omnicomprensiva, pari a 280 Euro/MWh per quelli inferiori al megawatt. Dal 2013 ci saranno nuovi sistemi di incentivazione che saranno definiti da prossimi decreti del Ministero per lo Sviluppo Economico. Quando si parla di impianti a biomasse in genere è importante che la taglia degli impianti sia dimensionata sulla base della biomassa effettivamente disponibile nel territorio di riferimento, in questo caso la zona viticola, a cui deve seguire l’individuazione di un sito adatto dove installare la centrale stessa. Le attività di recupero energetico dei residui della viticoltura in atto in Italia dimostrano la positività economica dell’utilizzo di questo materiale, visto che le tecnologie dedicate hanno raggiunto una buona maturità. Anche l’organizzazione generale e dei trasporti dei residui all’impianto energetico migliora costantemente abbassando i costi, che comunque risultano sempre sopportabili in una dimensione di filiera corta. Il costo per la raccolta dei sarmenti propri dei coltivatori è una difficoltà quando le dimensioni degli appezzamenti sono molto ridotte. Una soluzione è l’affidamento della fase di raccolta alle macchine dei contoterzisti, in grado di impiegare queste attrezzature per un numero di ore/anno e su una superficie complessiva di appezzamenti tale da poter ragionevolmente ammortizzare l’investimento.
Dalla stessa categoria
Agricoltura 4.0 e tracciabilità, il modello FEM al centro del confronto...
Ricercatori e tecnici provenienti da Georgia, Azerbaigian, Armenia, Ucraina e Moldavia in Trentino
Barbatelle: più tracciabilità e garanzie. La filiera ne riconosca il valore
Crescono responsabilità, controlli e costi a carico delle imprese vivaistiche. MIVA e Vivaisti FVG : «La risposta non può essere una competizione al ribasso. Identità genetica, stato sanitario, certificazione e tracciabilità sono un investimento sulla vita futura del vigneto»
Il vigneto vibrazionale FEM è ancora più hi-tech
Oltre ad un radicale rinnovamento dello storico vigneto Weizeicher, dove dal 2017 era stato installato il primo vigneto vibrazionale al mondo, dall’estate 2026 è stato installato un secondo impianto per la confusione vibrazionale in un vigneto sperimentale a Telve, in Valsugana
MIVA e Vivaisti FVG: “No agli espianti. Le risorse servano a...
Le due associazioni del vivaismo chiedono di rafforzare e ripensare le misure OCM per la ristrutturazione e riconversione: non semplice sostituzione degli impianti, ma un vero rinnovamento varietale, genetico e agronomico capace di rispondere insieme alla crisi dei mercati e al cambiamento climatico
Con il progetto M.OR.VI.S.A. l’economia circolare mette radici in vigneto
Compost e biochar ottenuti anche dai sottoprodotti della filiera agroalimentare per aumentare sostanza organica, trattenere meglio l’acqua e ridurre il ricorso ai fertilizzanti di sintesi





