Chiusa il 7 dicembre 2016 la terza edizione del Forum di riferimento sul business del vino

wine2wine, dalla parte del mercato

Nei vari momenti formativi e informativi, emersa soprattutto la necessità di intercettare e prevedere le esigenze del consumatore

Che sia italiano o straniero, che sia un buyer o un semplice amatore, colui che acquista e consuma vino va costantemente sollecitato, informato e formato. Volendo riassumere all’estremo i messaggi emersi dall’articolato programma di wine2wine 2016 (Veronafiere, 6-7 dicembre 2016), ci si potrebbe rifare a questa semplicissima quanto ineludibile evidenza. Colui, ma anche colei, sarebbe meglio specificare: in più di un momento formativo le consumatrici di vino, le loro richieste e il loro livello di conoscenza del prodotto sono state al centro di relazioni e discussioni. Molte, tra l’altro, sono state le relatrici. Abbiamo voluto contarle e valutarne il peso percentuale: su un totale di oltre cento speaker, poco meno del 30% era composto da donne, in questa terza edizione di wine2wine. Che del resto in una donna – l’eclettica Stevie Kim (nella foto) – Managing Director di Vinitaly International – ha la sua instancabile promotrice e animatrice. Dunque, qualunque sia il canale di vendita, mettersi più che mai dalla parte del mercato per comprederne le esigenze: comprenderne il potere di acquisto e le aspettative, stimolarne la curiosità, colmarne le lacune a livello di informazioni sul prodotto, per favorire scelte dettate dalla curiosità, dal desiderio di sperimentare qualcosa di nuovo e diverso. Come? Qui sta il nodo cruciale: il linguaggio. E non è solo una questione di storytelling, di capacità di coinvolgimento, auspicabile soprattutto in caso di interlocutori già evoluti. In mercati lontani – come può essere la Cina, quarto buyer di vino al mondo secondo l’Osservatorio sui Paesi Terzi di Business Strategies e Wine Monitor, e decisamente protagonista di winw2wine 2016 – l’obiettivo primario deve essere quello di superare incomprensioni legate alle diversità culturali, in senso generale e sul piano enogastronomico. In crescita iperbolica, come è facile intuire, le vendite di vino online. L’enoecommerce si configura ormai come un variegato mondo virtuale in cui l’utente trova veramente tutto: formazione, informazioni, prodotti, accessori per il consumo e, soprattutto, grande, grandissimo assortimento, che ha come vantaggio fondamentale la possibilità di proporre etichette meno note accanto a quelle più blasonate e acquistate. Assortimento, facilità di acquisto e velocità nelle consegne restano i punti forti della vendita di vino online – mentre passa decisamente in secondo piano il fattore prezzo – ma non va sottovalutata l’originalità dei contenuti: i vini proposti devono essere accompagnati da descrizioni e valutazioni non generiche o clonate da altri siti di ecommerce o dai siti dei produttori, ma formulate ad hoc, meglio se da sommelier ed esperti che abbiano personalmente valutato i singoli prodotti. Bando a tutto ciò che è impersonale: ripetititvità, freddezza e genericità non premiano sul web.  

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