Fivi al Ministro Centinaio: «Stop al sovraccarico burocratico»

Matilde Poggi, presidente dei Vignaioli indipendenti
Matilde Poggi critica la gestione del Registro telematico esclusiva del Sian. La semplificazione promessa con la digitalizzazione rimane un miraggio. I Vignaioli Indipendenti spingono per una dichiarazione unica e telematica. Necessaria più condivisione di dati fra le amministrazioni

Se il registro è telematico, i vantaggi devono essere per l’amministrazione pubblica, ma anche per i produttori vitivinicoli. Per questo la FIVI (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti), nella persona della presidente Matilde Poggi, torna a scrivere al Ministro Gian Marco Centinaio per chiedere che l’amministrazione che raccoglie i dati attraverso il registro telematico condivida le informazioni in suo possesso con gli altri soggetti titolati ad accedervi, così che non debbano essere richieste nuovamente agli imprenditori vitivinicoli.

No alla dichiarazione multipla

«Chiediamo che il Ministro – dichiara la presidente Poggi - disponga gli atti necessari affinché i Vignaioli non siano più costretti a inviare più di una volta gli stessi dati a diversi interlocutori, così come previsto dalla bozza del Decreto Registri in nostro possesso. E che questa divenga prassi obbligatoria e omogenea in tutte le regioni. I dati caricati sul SIAN devono essere a disposizione di tutte le amministrazioni e di tutti gli enti certificatori».
I Vignaioli chiedono inoltre che il Ministero vigili perché gli enti certificatori non esigano più la compilazione delle dichiarazioni cartacee oltre a quelle telematiche per la trasmissione dei dati vitivinicoli, trattandosi di fatto di un inutile duplicato. Sono state diverse infatti le segnalazioni da parte di soci FIVI di amministrazioni ed enti certificatori che richiedono di effettuare ancora in modo cartaceo la dichiarazione di produzione e che quindi di fatto impongono ai Vignaioli un doppio e inutile lavoro.

Trasparenza telematica

Da ormai un biennio è operativo il sistema telematico dei registri connessi all’attività vitivinicola (leggi qui ulteriori dettagli sul sito Sian). Non è stato un processo di innovazione facile, in un settore frammentato e fortemente tradizionalista che ha opposto resistenza, ma che alla fine si è convertito efficacemente all’innovazione. Oggi tutto il settore vitivinicolo italiano opera fondando la propria attività sulla trasparenza che la registrazione telematica, basata sul SIAN, consente.

Il miraggio della semplificazione

FIVI è convinta che questa richiesta di una duplice compilazione che impone carichi burocratici incomprensibili e costosi per tutte le aziende, non solo per quelle medie piccole che compongono l’associazione, possa minare il rapporto tra Stato e Aziende. I Vignaioli speravano in una semplificazione e si scontrano invece con un sistema che complica ancora il loro lavoro.


Una richiesta lecita e ragionevole

La richiesta della presidente Fivi Matilde Poggi è lecita e ragionevole. Il testo di riferimento in Europa, il Reg. 274/2018, stabilisce infatti l'obbligo di dichiarare produzioni e giacenze vitivinicole, ma il metodo si può stabilire senza problemi a livello di singolo Stato membro (come fatto nel caso del registro telematico).

Lo stesso Testo unico del vino all’articolo 59 della legge 12 dicembre 2016, n. 238, prevede l’inserimento in ambito SIAN di «tutte le dichiarazioni, informazioni, comunicazioni, autocertificazioni, registri, dati e relativi aggiornamenti che le imprese... sono tenute a fornire in adempimento della normativa vigente, compresa quella relativa alla produzione di vino biologico, nei confronti delle pubbliche amministrazioni e degli altri soggetti, anche privati, cui sono attribuite funzioni di interesse pubblico, compresi i laboratori di analisi, le strutture autorizzate al controllo dei vini a Dop e Igp, i consorzi e le commissioni di degustazione dei vini a Dop...».


FIVI - Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti
La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) è un'associazione nata nel 2008 con lo scopo di rappresentare la figura del Vignaiolo di fronte alle istituzioni, promuovendo la qualità e autenticità dei vini italiani. Per statuto, possono aderire alla FIVI solo i produttori che soddisfano alcuni precisi criteri: "Il Vignaiolo FIVI coltiva le sue vigne, imbottiglia il proprio vino, curando personalmente il proprio prodotto. Vende tutto o parte del suo raccolto in bottiglia, sotto la sua responsabilità, con il suo nome e la sua etichetta".
Attualmente sono circa 1200 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di circa 11.000 ettari di vigneto, per una media di circa 10 ettari vitati per azienda agricola. Quasi 80 sono i milioni di bottiglie commercializzate e il fatturato totale si avvicina a 0,7 miliardi di euro, per un valore in termini di export di 280 milioni di euro. Gli 11.000 ettari di vigneto sono condotti per il 51% in regime biologico/biodinamico.

Fivi al Ministro Centinaio: «Stop al sovraccarico burocratico» - Ultima modifica: 2019-06-25T16:23:38+00:00 da Lorenzo Tosi

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