
Presentato a Roma l'Annual Report 2026 di Valoritalia, organismo che certifica oltre il 60% del vino di qualità nazionale attraverso 219 denominazioni d'origine e una rete di 37 sedi operative.
In base al quadro delineato, il rallentamento della domanda continua a pesare sul vino italiano. Dopo la contrazione del 2,01% degli imbottigliamenti registrata nel 2025, i primi cinque mesi del 2026 segnano un'ulteriore flessione del 5,4%, confermando una fase di debolezza che interessa i principali mercati di riferimento.
L'analisi evidenzia tuttavia dinamiche differenziate all'interno del comparto. Nel 2025 i vini Doc e Docg hanno registrato una crescita media dell'1%, mentre gli Igt hanno perso l'11%. Continuano a crescere gli spumanti (+1,7%), i rosati (+5,7%) e i bianchi fermi (+6,3%), mentre i rossi arretrano di oltre il 13%.

La crisi delle piccole Dop
A mostrare le maggiori difficoltà sono soprattutto le denominazioni di minori dimensioni. Le micro-denominazioni con imbottigliamenti inferiori a 10mila ettolitri, che rappresentano circa il 70% delle denominazioni certificate da Valoritalia ma appena il 2% dei volumi complessivi, hanno registrato nel 2025 una contrazione del 7,2%. Le denominazioni comprese tra 50mila e 150mila ettolitri sono invece cresciute del 4%, confermando una maggiore capacità di resistere alle oscillazioni del mercato.
La tenuta delle denominazioni più strutturate
Secondo Valoritalia, le denominazioni di dimensioni medio-grandi mostrano una maggiore capacità di assorbire gli shock di mercato rispetto alle realtà più piccole. Un vantaggio che emerge anche osservando i Consorzi di tutela: all'aumentare della rappresentatività e dei volumi gestiti crescono infatti la capacità di intervento e la resilienza organizzativa.
La fotografia restituisce inoltre una filiera caratterizzata da una forte concentrazione. Le prime 15 denominazioni rappresentano l'81% dei volumi certificati e i primi 14 Consorzi di tutela l'83%. Sul fronte industriale, le prime cinque aziende imbottigliatrici concentrano quasi il 19% dei volumi complessivi, quota che supera il 55% considerando i primi 40 operatori.

La frammentazione produttiva
Accanto a questo fenomeno permane però una diffusa frammentazione produttiva: oltre il 75% delle imprese imbottiglia meno di 500 ettolitri l'anno.
Secondo il presidente di Valoritalia, Francesco Liantonio, la filiera per non perdere competitività dovrà agire su più fronti: «Differenziare le politiche pubbliche in funzione delle diverse realtà produttive, riequilibrare la distribuzione del valore lungo la catena commerciale e affrontare il tema della sovracapacità produttiva in un contesto di consumi strutturalmente in calo».
«Il settore è in una fase di transizione»
Per il direttore generale di Valoritalia, Giuseppe Liberatore, i dati confermano una fase di profonda trasformazione del comparto. «Gli indicatori che monitoriamo, dai campioni inviati ai laboratori ai volumi imbottigliati, non fanno pensare a una rapida inversione di tendenza», ha spiegato. «La disponibilità tempestiva delle informazioni consente però oggi ai Consorzi di adottare misure più efficaci nella gestione dell'offerta».
Dalla certificazione all'intelligence di filiera
Accanto alla fotografia congiunturale, Valoritalia punta, come spiegato da Liberatore, sulla trasformazione digitale come strumento per rafforzare la capacità decisionale della filiera. Il progetto presentato si chiama Tessa ed è una piattaforma che integra strumenti avanzati di business intelligence applicati ai processi di certificazione.
Ogni anno il sistema registra circa un milione di movimenti di prodotto effettuati da quasi 90mila imprese della filiera vitivinicola. Un patrimonio informativo che consente di monitorare in tempo reale produzioni, giacenze, imbottigliamenti, vendite di vino sfuso e declassamenti, trasformando la certificazione in una fonte strutturata di dati per imprese, Consorzi e istituzioni.
L'obiettivo è ridurre il ritardo informativo che storicamente ha caratterizzato il comparto e consentire interventi più tempestivi nella gestione dell'offerta e delle denominazioni. I Consorzi ricevono già report periodici dedicati all'andamento delle proprie produzioni, mentre le istituzioni possono accedere a dati aggiornati per orientare le politiche di settore.
Nomisma: sostenibilità fattore competitivo anche nell'enoturismo
Le indicazioni provenienti dal mercato rafforzano ulteriormente il ruolo della sostenibilità come leva strategica per il settore. A dirlo è la ricerca "Scenario di mercato e ruolo della sostenibilità per la crescita del vino italiano", realizzata da Nomisma Wine Monitor e presentata da Denis Pantini, che evidenzia come l'attenzione dei consumatori verso gli aspetti ambientali e sociali rimanga elevata nonostante il contesto di incertezza economica.
Secondo lo studio, la sostenibilità viene considerata un elemento rilevante non solo nella scelta del vino ma anche nelle attività collegate al territorio. Due italiani su tre la ritengono importante nella selezione delle destinazioni enoturistiche. E, come evidenziato dall’indagine, il fatturato derivante dall’enoturismo per le imprese è pari a 3,1 miliardi di euro.
La ricerca attribuisce inoltre ai Consorzi di tutela un ruolo crescente nel promuovere percorsi condivisi di sostenibilità e nell'accompagnare le imprese nell'applicazione delle nuove disposizioni europee sulle denominazioni d'origine.

Certificazioni e nuove regole europee
Nel confronto tra istituzioni e rappresentanti della filiera è emersa la necessità di accompagnare la transizione del comparto con strumenti adeguati, investimenti nella promozione internazionale e politiche capaci di sostenere le imprese in una fase di profondo cambiamento dei consumi.
Paolo De Castro, presidente Nomisma, ha sottolineato come il nuovo regolamento europeo sulle Indicazioni geografiche offra alle denominazioni la possibilità di valorizzare e certificare le pratiche sostenibili già diffuse nelle filiere produttive, rafforzando trasparenza e competitività sui mercati internazionali.
Per Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Federdoc, l'ampliamento delle funzioni affidate ai Consorzi richiede maggiore cooperazione, investimenti nella digitalizzazione e strumenti adeguati a gestire una filiera caratterizzata da profonde differenze dimensionali e territoriali.
Sul fronte delle certificazioni, il presidente di Equalitas, Riccardo Ricci Curbastro, ha ricordato che circa 500 aziende risultano già certificate e oltre 300 sono in fase di certificazione, per una quota che rappresenta circa il 20% della produzione vinicola nazionale.
Dalle evidenze emerse durante la presentazione dell'Annual Report, la sostenibilità appare destinata a consolidarsi come uno dei principali fattori competitivi del vino italiano, insieme alla capacità di aggregazione della filiera e all'utilizzo strategico dei dati per governare un mercato sempre più complesso.
Qui l’Annual Report 2026 Valoritalia







