Chi ha paura dei robot?

ANTEPRIMA DELL'EDITORIALE DEL NUMERO DI NOVEMBRE

Il vigneto è l’epicentro dell’evoluzione dell’automazione in agricoltura. Ma i prototipi come Rovitis pronti ad affrontare il mercato rischiano di essere bloccati dalla mancanza di normative ad hoc

Prima Legge: “Un robot non può recar danno a un essere umano né permettere che a causa del proprio mancato intervento un essere umano riceva danno”.

Seconda legge: “Un robot deve obbedire agli ordini degli esseri umani purché tali ordini non contravvengano alla prima legge”.

Terza legge: “Un robot deve proteggere la propria esistenza purché questo non contrasti con le prime due leggi”.

Formulate da Isaac Asimov, uno dei padri della narrativa fantascientifica, le tre leggi della robotica sono state pubblicate per la prima volta nel 1942 nel racconto “Circolo vizioso” apparso sulla rivista statunitense Astounding Science Fiction.

Editoriale del numero 7 di VVQ

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La frontiera del deep learning

Si tratta del primo esempio assoluto di etica applicata alla tecnologia ed è un preciso segnale del fascino ma anche del timore che l’intelligenza artificiale suscita sull’umanità.

Per quasi 80 anni le profetiche preoccupazioni dell’illuminato scrittore di nascita russa ma naturalizzato americano non hanno avuto motivo di essere applicate. Oggi però l’automazione sta facendo passi da gigante grazie alla tecnologia digitale. La frontiera futuribile del deep learning, ovvero la possibilità di applicare algoritmi che consentano all’automa di gestire complessi Big Data e di imparare in base alle proprie esperienze e ai propri errori, spinge a riflettere sull’effettiva capacità dell’uomo di fare fronte a  quest’evoluzione cognitiva. Che inizia a trovare, almeno a livello prototipale, applicazione in numerosi campi, da quello industriale, a quello biomedico fino a quello militare (quello che attrae, ahimè, più finanziamenti).

Il futuro, adesso

«Il futuro sarà automatico o non sarà»: Cosimo Accoto, filosofo italiano, ricercatore affiliato al Mit (Massachusets institute of technology) di Boston e ottimistico autore de “Il mondo ex machina”, brevi lezioni di filosofia dell’automazione, è convinto che l’umanità abbia la necessità e anche la capacità di affrontare questa sfida. Un ottimismo difficile da condividere, vista la diffidenza dell’opinione pubblica nei confronti delle innovazioni tecniche più avanzate.

I progetti in vigneto

La messa a punto del braccio di PrinBot

Soprattutto quelle che riguardano l’agricoltura. Tanto che il settore primario è quello che oggi accusa il ritardo maggiore nell’applicazione della rivoluzione digitale e rischia di accumulare handicap ancora maggiori nello sviluppo dell’agricoltura 5.0 (quella che fa leva sull’automazione). Non perché manchino intraprendenza e idee. Le applicazioni più promettenti si stanno sviluppando proprio nel vigneto e le abbiamo viste all’opera in occasione dell’ultima edizione di Nova in vigneto a Spresiano (vedi VVQ 4 di giugno). Nei laboratori dell’Università Cattolica di Piacenza (progetto PrinBot) si sta infatti mettendo a punto un robot capace di muoversi agilmente anche nei vigneti di collina, dotato di un braccio per la potatura invernale. Capace di interpretare e applicare i tagli corretti grazie a un avanzato sistema di Deep Learning.

Quel genio di Pantano

Rovitis, il progetto messo a punto da Pantano pronto per l'impiego in vigneto

In Veneto invece Giorgio Pantano, viticoltore e inventore, è ormai al passo decisivo per rendere operativo il prototipo Rovitis. Al robot capace di effettuare autonomamente i trattamenti tra i filari è stato infatti applicato un moderno sistema di irrorazione a rateo variabile per chiudere il cerchio della sostenibilità applicando la dose giusta dove serve.

Esempi illuminanti di come si possa applicare anche in agricoltura l’evoluzione tecnologica della robotica collaborativa che sta caratterizzando il manifatturiero avanzato. Ma anche di come il settore primario possa recuperare i suoi ritardi applicando la frontiera estrema dell’automazione cognitiva. Le macchine semoventi che abbiamo visto all’opera a Spresiano sono infatti equipaggiate con sensoristica di nuova generazione, rendendo possibile la raccolta di dati in tempo reale e favorendo l’assunzione di decisioni necessarie per gestire il processo produttivo.  Macchine innovative che rischiano di rimanere rinchiuse nei capannoni ad arrugginire.

Ma per andare in campo manca la legge

Finora le sperimentazioni in campo sono state infatti effettuate seguendo i criteri concessi dal ministero delle attività produttive per le prove in corso sulle automobili a guida automatica. Indicazioni che sembra non possono essere applicate in pieno campo per macchine sì a guida automatica, ma che non trasportano nessun operatore.

La richiesta di chiarimenti al ministero delle Politiche agricole non ha finora ottenuto risposta. Eppure la normativa per rendere sicure tali applicazioni esisterebbe già: è nelle tre leggi postulate da Asimov 80 anni fa.

Chi ha paura dei robot? - Ultima modifica: 2019-10-17T22:02:30+00:00 da Lorenzo Tosi

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