
I vitigni PIWI sono entrati a far parte della piattaforma ampelografica nazionale in tempi relativamente recenti e, almeno in fase iniziale, a determinare la scelta di coltivarli, negli areali in cui sono autorizzati, è stata soprattutto la loro resistenza ad alcune patologie fungine. Tuttavia, rapidamente si è anche affermata la convinzione che queste varietà, se opportunamente coltivate, possano produrre uve dal grande potenziale qualitativo e che queste, se trasformate con protocolli enologici adatti, possano dare vini di pregio e rispondenti alle richieste del mercato.
Nel webinar svoltosi il 13 maggio 2026 il progetto VITIRES, partito nell'agosto del 2026 e della durata di 18 mesi, è stato presentato nelle sue finalità e ne sono stati illustrati i i primi risultati.
Un approccio dal vigneto al vino
Il progetto VITIRES – ha spiegato Sonia Mancini, Coordinatore tecnico scientifico Fondazione Fojanini di Studi Superiori – è finanziato nell’ambito dello Sviluppo Rurale 2023–2027 di Regione Lombardia e vede come capofila la Fondazione Fojanini, in partenariato con Università degli Studi di Milano, ITS Academy Agroalimentare, ITS Symposium e l’agrotecnico Sergio Bonomelli.
L’obiettivo è favorire la diffusione consapevole dei vitigni resistenti (PIWI), valorizzandone le potenzialità agronomiche ed enologiche e contribuendo a una viticoltura sostenibile. Il progetto si sviluppa attraverso un percorso “dal vigneto al vino”: confronto varietale in areali lombardi, microvinificazioni, degustazioni tecniche, visite aziendali e attività divulgative. In questa prima fase sono state avviate prove di campo, raccolta uve e microvinificazioni affiancate da primi momenti di confronto e divulgazione, che stanno contribuendo a consolidare le conoscenze su queste varietà nei contesti vitivinicoli lombardi.
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Un'opportunità concreta per la viticoltura alpina
I vitigni PIWI - ha affermato l'agronomo Davide Modina - possono rappresentare un’opportunità concreta per la viticoltura alpina, un contesto in cui la coltivazione della vite si confronta con pendenze elevate, parcelle frammentate, difficile meccanizzazione, costi di gestione superiori alla media e un crescente rischio di abbandono dei versanti. In questi ambienti, dove ogni intervento in vigneto richiede tempo, manodopera e risorse significative, la riduzione degli input diventa un fattore decisivo per la sostenibilità tecnica ed economica delle aziende. Grazie alla resistenza alle principali malattie fungine, i vitigni PIWI possono contribuire a ridurre i trattamenti fitosanitari e a rendere più praticabile la gestione dei vigneti di montagna. Tuttavia, la loro adozione non può essere guidata esclusivamente da questo aspetto: in territori complessi come quelli alpini è fondamentale disporre di dati sperimentali affidabili, raccolti su più anni e in differenti condizioni pedoclimatiche, per comprendere come queste varietà si comportino in relazione all’ambiente e agli obiettivi enologici. In questa direzione si inserisce il progetto VITIRES, che prosegue un percorso di ricerca già avviato in Lombardia per valutare il potenziale dei vitigni resistenti. Nel corso dell’intervento sono stati presentati i risultati raccolti nel vigneto di confronto varietale di Grosio (SO), con particolare riferimento ai parametri agronomici e qualitativi di alcune varietà resistenti, insieme ai dati relativi alla maturazione del vitigno Solaris in differenti ambienti viticoli lombardi, a conferma di quanto l’interazione tra genotipo e ambiente sia un elemento determinante nelle scelte varietali.
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Potenzialità dei vitigni PIWI per la spumantizzazione
Nel vigneto sperimentale del Consorzio Franciacorta, di recente costituzione - ha spiegato Gabriele Cola, Dip.to di Scienze Agrarie e Ambientali - sono state poste a confronto 16 varietà resistenti coltivate in condizioni omogenee. Tutta una serie di caratteristiche fenologiche, agronomiche e qualitative di queste varietà sono state valutate per testarne la capacità di dare basi spumante interessanti. Particolare attenzione è stata posta all'epoca di maturazione, nell'ottica di verificare come queste varietà possano migliorare l'organizzazione aziendale in fase di raccolta, maturando in epoche distanziate dalle varietà tradizionali della zona. Accumulo zuccherino e tenuta acidica si sono rivelati consoni all'obiettivo enologico. Lo scorso mese di marzo le basi spumante ottenute da 8 di queste varietà sono state oggetto di una degustazione tecnica presso il Consorzio Franciacorta. I partecipanti hanno apprezzato questi prodotti e li hanno ritenuti interessanti per un'integrazione nell'areale franciacortino. Chiaramente non potranno entrare nella piattaforma ampelografica del Franciacorta DOCG se prima non interverranno cambiamenti a livello legislativo.
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Focus sui microrganismi associati alle uve PIWI e a quelle da Vitis vinifera
Il webinar ha costituito l'occasione per illustrare anche altri percorsi di ricerca focalizzati su particolari aspetti dei vitigni PIWI. Il progetto METAPIWI - ha sottolineato Giorgio Gargari, Dip.to di Scienze per gli Alimenti, la Nutrizione e l’Ambiente, Università degli Studi di Milano - ha l’obiettivo di comprendere in che modo le varietà PIWI possano influenzare le comunità microbiche coinvolte nella fermentazione spontanea. Per farlo, sono state messe a confronto fermentazioni ottenute da varietà PIWI e dai rispettivi “parenti” di Vitis vinifera, coltivati nello stesso ambiente pedoclimatico, utilizzando un approccio integrato multi-omico basato su analisi metagenomiche e metabolomiche. Questi risultati hanno evidenziato differenze sia nella composizione delle comunità microbiche sia nel loro potenziale funzionale durante la fermentazione. I PIWI hanno mostrato ecosistemi microbici differenti rispetto alle varietà convenzionali, accompagnati da profili metabolici distinti e predicibili. Quindi i PIWI non influenzino soltanto la resistenza o la sostenibilità agronomica, ma possano avere un ruolo nella definizione dell’identità microbiologica e chimica del vino, con possibili ricadute sulla stabilità fermentativa e sulla complessità aromatica.
"I PIWI sono un'opportunità di rinnovamento varietale": a tu per tu con Marco Stefanini
Nella parte conclusiva del webinar la moderatrice Costanza Fregoni (VVQ) ha intervistato Marco Stefanini, presidente di PIWI Italia. Un botta e risposta durante il quale i PIWI sono stati inquadrati dal punto di vista storico, legislativo, genetico e agronomico. L'occasione per ribadire che è giunto il tempo di abbandonare ogni titubanza in merito al valore di queste varietà, che non risiede soltanto nella loro resistenza ma nella loro capacità di rinnovare il panorama varietale col quale ci misuriamo da secoli.
Il sondaggio
Al termine dell'evento è stato somministrato ai partecipanti un sondaggio volto a comprendere l'efficacia e la chiarezza dei contenuti proposti durante il webinar.
Qui sotto sono riassunti i risultati, in forma aggregata.









