Il vino Toscano si reinventa a Primanteprima

Federico Prudente, in arte Tinto ha stimolato a Primanteprima il confronto per il rilancio del vino toscano
La missione di presidiare i mercati e di conquistare le nuove generazioni. Alla Fortezza da Basso di Firenze tutti i numeri dei vini toscani e le nuove iniziative per avere lo sguardo dritto sul  futuro

La prima buona notizia è che, nonostante le incertezze innescate dai dazi americani, per il momento congelati per i prossimi sei mesi, l’allarme per le conseguenze economiche legate dalla diffusione del Coronavirus sui mercati asiatici e poi in Italia e la Brexit, l’export del vino toscano continua a godere di ottima salute. Più della metà dei vini prodotti nelle 52 DOP e sei IGP sono destinati ai mercati esteri e rappresentano il 19% in volume e il 26% in valore dell’export del vino italiano.

I quasi 59emila ettari di vigneto dei quali più del 96% iscritti ai registri delle denominazioni (il dato nazionale è del 62%) confermano che i produttori toscani hanno fatto una scelta di qualità, ha osservato Massimo Remaschi.

Remaschi: «Puntare sul brand Toscana»

«Nel futuro - ha detto l’assessore -potremo continuare a crescere, confermando la strada della qualità, grazie anche ai risultati degli investimenti fatti sull’innovazione e alla capacità di lavorare uniti. Ma sarà necessario proporsi tutti insieme come Toscana per la promozione del territorio e dei vini. Il brand Toscana è un valore aggiunto riconosciuto come stile di vita, qualità, bellezza e su questo dobbiamo lavorare». Un passo importante è stata la prima Legge Regionale sull’Enoturismo 76/2019, approvata nello scorso dicembre per recepire le normative nazionali del DM del 12 marzo 2019, che stabilisce le regole e definisce la possibilità di creare percorsi di accoglienza adatti a tutte le aziende vitivinicole, da quelle più strutturate alle piccole realtà.

Vendemmia in controtendenza

I dati della vendemmia 2019 diffusi da Artea e riportati da Fabio del Bravo di Ismea attestano una produzione di 2,6 milioni di ettolitri con una crescita in volume dell’11% rispetto all’anno precedente, in controtendenza con quella nazionale che invece ha subito un calo del 19% (dati Ismea/UIV) per le condizioni climatiche sfavorevoli manifestatesi in alcune regioni.

Qualità, biodiversità, sostenibilità

La capacità di innovazione e la spinta alla promozione traspaiono anche dall’uso elevato che i produttori toscani hanno fatto dei fondi OCM tra il 2015 e il 2019 (il 65% dei quali spesi per le misure di Ristrutturazione e Riconversione e il 32% per la Promozione nei paesi terzi).

«La viticoltura toscana potrà continuare a crescere solo aumentando il valore aggiunto e facendo leva sui valori di qualità, biodiversità e sostenibilità, un termine talvolta abusato che necessita di una perimetrazione e di una visione prospettica. Solo se l’impegno sarà condiviso da tutto il tessuto produttivo, i produttori e i consorzi insieme alle istituzioni, la Regione e le Università, sarà possibile far ripartire la capacità innovativa della Toscana del vino investendo in ricerca in modo organico e integrato per rispondere soprattutto alla sfida dei cambiamenti climatici» ha sottolineato Francesco Mazzei presidente A.Vi.To (Associazione Vini Toscani Dop e Igp).

Nuove chiavi per narrare il vino ai nuovi consumatori

In un’indagine riferita al mercato nazionale per il settore della GDO si evidenzia che se i risultati per il settore del beverage sono positivi, con un trend crescente e un incremento del 3,2% nel 2019, quelli per il vino toscano lo sono di quasi il doppio (+ 6,3% da fonte Ismea/Nielsen). “In questo quadro emerge però il dato sulla conoscenza dei vini da parte dei più giovani” ha illustrato Fabio Del Bravo a Firenze  anticipando alcuni dati dell’indagine fatta su 3300 consumatori i cui risultati definitivi saranno presentati a Vinitaly. “Il 18% dei consumatori più giovani, i Millenials italiani fino a 25 anni, non ha mai bevuto vino, una percentuale analoga lo ha provato ma non è interessata a berlo, mentre il 64% lo consuma sporadicamente. Il dato per certi versi può essere rassicurante trattandosi di ragazzi molto giovani ma fa riflettere sul fatto che questi, consapevoli anche che per bere bene si debba anche spendere un po’ di più, vedano il vino come un prodotto da persone grandi o da esperti.”

E se fosse solo un problema di storytelling?

Sedurre le nuove generazioni

Nei prossimi anni per coinvolgere le nuove generazioni che crescono sarà necessario sempre di più individuare delle narrazioni nuove per il vino toscano e per l’enoturismo, fatte di paesaggi, storia, scienza e nuove tecnologie, che dovranno accompagnare i consumatori e i turisti, sempre più interessati a fare della cultura del vino un’esperienza attiva.

Il vino pescato nel Tirreno

È significativo il successo che ha riscontrato l’esperienza di archeologia sperimentale del Nesos (clicca per approfondire), il vino nato dalla collaborazione di Attilio Scienza dell’Università di Milano, Angela Zinnai dell’Università di Pisa e il produttore Antonio Arrighi, che hanno riprodotto il vino che 2500 anni fa gli Etruschi producevano all’Isola d’Elba, imitando le tecniche di quello pregiatissimo di Chio.

La cantinetta parlante di Cinelli Colombini

Un esempio da seguire potrà essere anche quello del progetto di marketing territoriale realizzato nell’ambito di un PIF regionale dal Consorzio Vino Orcia, che ha come obiettivo la costruzione di un nuovo modello di turismo del vino che trasforma le cantine in luoghi di shopping, cultura ed esperienza, “una cartolina liquida da degustare”come l’ha definita la presidente Donatella Cinelli Colombini. Lo strumento realizzato nel progetto per questa narrazione è una cantinetta “parlante” che, posizionata nei ristoranti e le enoteche del territorio presenta le immagini della Val d’Orcia accompagnate dal claim “Sei nel territorio dell’Orcia, il vino più bello del mondo, bevilo”.


Un vero brainstorming per il rilancio della Toscana enoica

Primanteprima si è tenuta il 15 febbraio alla Fortezza da Basso a Firenze, con la moderazione di Federico Prudente, il Tinto della trasmissione radiofonica Decanter di Radio2, produttori e istituzioni si sono confrontati sul futuro della vitivinicoltura toscana, dando ognuno la sua visione su quale sarà il vino del 2030.

Hanno partecipato alla tavola rotonda:

  • Marco Remaschi assessore all’Agricoltura della Regione Toscana, 
  • Fabio del Bravo di ISMEA, 
  • Francesco Mazzei presidente A.Vi.To (Associazione Vini Toscani Dop e Igp), 
  • Attilio Scienza dell’Università di Milano, 
  • Donatella Cinelli Colombini presidente del Consorzio Vino Orcia,
  • Roberto Scalacci direttore della Direzione Agricoltura e sviluppo rurale della Regione Toscana.
Il vino Toscano si reinventa a Primanteprima - Ultima modifica: 2020-02-20T19:32:58+01:00 da Lorenzo Tosi

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