Gli strumenti per governare l’offerta dopo il pacchetto vino

Il Reg. (UE) 2026/471 ha introdotto nuove misure per gestire l’offerta e mantenere il valore ma occorre promuovere un modello di governance multilivello

Il settore vitivinicolo sta attraversando una fase di profondo mutamento, determinata dalla convergenza di fattori economici, sociali, climatici e normativi che incidono in modo diretto sulla sostenibilità dei modelli produttivi e commerciali. In questo contesto si è inserito il Reg. (UE) 2026/471 – cosiddetto "pacchetto vino" – con l’obiettivo di introdurre nuovi strumenti e fornire risposte concrete ai cambiamenti in atto.

Autorizzazioni d’impianto e gestione del potenziale viticolo

Con l’obiettivo di semplificare la gestione amministrativa, la durata delle autorizzazioni è ora espressamente collegata alla campagna di commercializzazione, che si conclude il 31 luglio di ogni anno. In tale prospettiva, le autorizzazioni restano valide fino all’ultimo giorno della campagna di commercializzazione, superando precedenti incertezze interpretative e garantendo una maggiore uniformità applicativa. Per quanto riguarda i nuovi impianti vitati, la durata delle autorizzazioni resta pari a tre campagne di commercializzazione successive a quella in cui l’autorizzazione è stata concessa. In presenza di cause di forza maggiore o di circostanze eccezionali, gli Stati membri possono concedere una proroga della validità fino a dodici mesi. Il Reg. (UE) 2026/471 precisa inoltre che le autorizzazioni di nuovo impianto concesse prima del 1° gennaio 2025 non sono soggette a sanzioni in caso di mancato utilizzo, a condizione che il titolare comunichi nei termini previsti – al più tardi, precisa il regolamento, entro il 31 dicembre 2026 – l’intenzione di non utilizzare tali autorizzazioni. Inoltre gli Stati membri possono limitare il rilascio di nuove autorizzazioni anche fino allo 0% a livello regionale o per specifiche aree, nonché introdurre restrizioni per i vini a Dop o Igp o per determinate tipologie.

Strumenti di gestione delle crisi

Con riferimento alle misure finanziarie, il Reg. (UE) 2026/471 amplia l’ambito di applicazione dei pagamenti nazionali destinati alla gestione delle crisi, estendendoli, oltre che alla distillazione, anche alla vendemmia verde volontaria e all’estirpazione volontaria dei vigneti produttivi.

Ristrutturazione, riconversione e investimenti

Il Reg. (UE) 2026/471 rafforza anche gli strumenti strutturali, prevedendo la possibilità per gli Stati membri di aumentare il livello di sostegno fino all’80% dei costi ammissibili qualora gli interventi siano finalizzati all’adattamento ai cambiamenti climatici.

Regolazione dell’offerta

Il Reg. (UE) 2026/471 stabilisce che gli Stati membri possono adottare norme di commercializzazione finalizzate a disciplinare i volumi immessi sul mercato. Si tratta di norme che possono includere, in particolare, la fissazione delle rese massime di uva e strumenti di gestione delle scorte di vino, configurandosi come leve fondamentali per prevenire situazioni di eccedenza e salvaguardare il valore delle produzioni.

Governance multilivello

Il Reg. (UE) 2026/471 segna un’evoluzione significativa del modello europeo, promuovendo di fatto una gestione proattiva e programmata dell’offerta. Il nuovo sistema – che deve tenere conto delle misure indicate dal Testo unico del vino e già ampiamente applicate – rafforzano il controllo del potenziale produttivo, valorizzano il ruolo della filiera vitivinicola, integrano strumenti strutturali con interventi di crisi ma soprattutto affidano agli Stati membri un ruolo strategico di intervento.

Un quadro che sostanzialmente rafforza il modello di governance multilivello dell’offerta, nel quale le autorità pubbliche e gli attori della filiera concorrono alla definizione di strategie condivise per il mantenimento dell’equilibrio di mercato

Giacenza non è sinonimo di eccedenza

I dati di giacenza “Cantina Italia”, pubblicati con cadenza mensile dal Dipartimento ICQRF, rappresentano uno strumento fondamentale per l’analisi del settore vitivinicolo, consentendo di sviluppare valutazioni sia a livello complessivo sia per singoli segmenti (Dop, Igp, vini varietali e comuni) e per specifiche realtà territoriali.

Incrociando i dati di produzione relativi all’ultima vendemmia (44.383.946 ettolitri), pubblicati dal MASAF, con quelli di giacenza rilevati alla data del 28 febbraio 2026 (58.590.133 ettolitri), emerge un incremento della produzione complessiva pari a +1% e, nello stesso periodo, un aumento delle giacenze pari a +5,8%.

Si tratta di una dinamica che non può essere letta in maniera isolata, ma richiede una valutazione sistemica del dato, capace di considerare congiuntamente le variabili produttive, commerciali e territoriali che incidono sulla formazione e sull’evoluzione delle giacenze. In questo contesto, risulta particolarmente utile il ricorso allo stock-to-production ratio (S/P), indicatore ampiamente utilizzato nelle commodity per misurare il rapporto tra scorte disponibili e produzione annua e che, nel settore vitivinicolo, consente di rispondere alla domanda: “quante annate di vino abbiamo in cantina?”.

Per la campagna 2025/2026 (vendemmia 2025 e giacenze al 28 febbraio 2026), l’indice S/P si attesta a 1,32, in aumento rispetto a 1,26 della campagna 2024/2025 ma in significativo ridimensionamento rispetto al picco di 1,56 registrato nel 2023/2024. Se osservato in una prospettiva più ampia, il valore medio dell’indice nel periodo 2019/2020-2025/2026 è pari a 1,31, dato sostanzialmente in linea con quello attuale.

Ne deriva che il livello delle giacenze, pur collocandosi in una fascia di attenzione, non può essere automaticamente qualificato come eccedenza strutturale.

Occorre inoltre sottolineare che il dato aggregato nazionale delle giacenze non è pienamente rappresentativo delle dinamiche reali del settore: a livello territoriale e per singola denominazione, infatti, si registrano situazioni fortemente differenziate, talvolta anche anticicliche, che rendono il dato medio poco indicativo delle specifiche condizioni di mercato. Il rischio, in questi casi, è quello di sovrastimare fenomeni di accumulo senza considerare le eterogeneità territoriali e le diverse capacità di assorbimento del mercato.

A ciò si aggiungono ulteriori variabili che possono incidere in modo significativo sull’interpretazione del dato di giacenza:

1) La dinamica delle vendite ed il confronto su base temporale

L’andamento delle vendite, e conseguentemente delle scorte, nel primo semestre 2025 è stato influenzato da un contesto eccezionale. I primi mesi dell’anno precedente avevano infatti registrato performance particolarmente elevate, in larga parte determinate dall’anticipazione degli acquisti da parte del mercato statunitense in previsione dell’introduzione dei dazi. Il confronto con tale base genera, nel 2026, un effetto di rallentamento che si riflette in un conseguente incremento delle giacenze, senza necessariamente indicare un deterioramento strutturale della domanda.

2) La formazione delle scorte e la dinamica di riclassificazione

Il processo di formazione delle giacenze è un elemento da considerare ai fini della corretta interpretazione del dato. In particolare, nelle produzioni territoriali cosiddette “di ricaduta”, una quota rilevante delle scorte deriva da operazioni di riclassificazione in ingresso da DO/IG coesistenti nello stesso ambito viticolo. In tali casi, la giacenza non è esclusivamente il risultato della produzione primaria di uva, ma riflette una gestione strategica e flessibile dei volumi tra diverse denominazioni, funzionale al mantenimento dell’equilibrio di mercato.

A queste variabili si affiancano ulteriori fattori che incidono sul livello delle giacenze, tra cui

3) I tempi tecnici di affinamento e immissione sul mercato, particolarmente rilevanti per alcune tipologie;

4) La stagionalità delle vendite e delle spedizioni, che può determinare oscillazioni infra-annuali delle scorte;

5) Le strategie commerciali delle imprese, orientate anche alla gestione programmata dei flussi di vendita;

6) Le dinamiche legate ai dazi sul mercato statunitense che introducono un elemento di volatilità che altera i normali cicli della domanda di mercato.

In conclusione, il dato di giacenza, se isolato, non è sufficiente a descrivere una situazione di eccedenza. Solo attraverso un’analisi integrata – che tenga conto del rapporto con la produzione, delle dinamiche di mercato e delle specificità territoriali – è possibile formulare una valutazione completa dello stato di equilibrio del settore.

Sintesi di articolo pubblicato nel numero 3/2026 di VVQ

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Gli strumenti per governare l’offerta dopo il pacchetto vino - Ultima modifica: 2026-04-11T22:57:41+02:00 da Redazione

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