
L’osservazione del vigneto è alla base dei dati da cui devono essere tratte tutte le decisioni. È un elemento chiave del processo decisionale, senza il quale non si può arrivare alla scelta migliore. Avere informazioni dirette, rilevate sul campo, significa frequentare il vigneto, entrare nei filari e osservare con attenzione, metodo e conoscenza, per raccogliere tutti quei dati che - mi piace dirlo - devono ancora essere reperiti dall’uomo. Purtroppo, a tutt’oggi i sensori non riescono a rilevare tutte le informazioni che l’occhio umano può cogliere.
Il vigneto, per tutto l’anno, esprime e mostra il proprio comportamento: saperne rilevare lo stato significa anche saperlo gestire. Alcuni esempi?
La valutazione della vigoria, in inverno ed estate, costituisce la base su cui prendere decisioni in merito alla nutrizione. L’analisi chimico-fisica del suolo e la definizione di porosità, struttura, colore e profondità esplorata dalle radici consente di definire con anticipo i momenti di intervento irriguo, spesso molto prima di quanto potremmo immaginare senza rilevamenti diretti in campo. La presenza in vigneto durante la stagione consente di individuare eventuali stress idrici, per esempio osservando gli apici vegetativi oppure utilizzando la camera a pressione di Scholander per misurare il potenziale idrico fogliare. Con tali informazioni, diventa possibile gestire l’irrigazione in modo ragionato, vigneto per vigneto, rimanendo sempre nell’ottica di un’agricoltura di precisione.
Ancora, il monitoraggio precoce del vigneto permette di rilevare la presenza o assenza di infezioni derivanti da inoculi invernali (peronospora, oidio ecc.). Queste informazioni sono strategiche per la gestione della difesa e per evitare interventi tardivi e meno efficaci.
L’elenco delle osservazioni che costituiscono la base di scelte agronomiche precise è molto lungo.
Ogni azienda dovrebbe disporre di una persona dedicata al monitoraggio del vigneto. Questo, peraltro, era anche uno degli obiettivi fondamentali della Direttiva 128/2009, che mirava a rendere il monitoraggio obbligatorio, guidando la difesa con strumenti di protezione adeguati a ogni stagione, zona e decisione di conduzione.
Così come in azienda esistono figure ben definite (il potatore, il trattorista, l’enologo, l’agronomo, l’amministrativo), credo fermamente che si otterrebbe un grande miglioramento inserendo un responsabile del monitoraggio dei vigneti.
Monitorare il vigneto è come monitorare i costi aziendali per evitare sorprese a fine anno: avere una persona incaricata di questa attività significa seguire l’intero processo produttivo con un approccio intelligente e di precisione, definendo parametri misurabili in grado di confermare o smentire eventuali scelte agronomiche.
La capacità di misurare le proprie prestazioni e lo stato del vigneto permette di operare in ottica lean, dove la misurazione costante è essenziale per perseguire il miglioramento continuo. Troppe volte si parla di miglioramento senza avere dati oggettivi su cui basarsi, rendendo di fatto impossibile una vera evoluzione.
Sono convinto che questa figura sia necessaria per il progresso della viticoltura, in Italia come all’estero, e che debba essere inserita in tutte le aziende per migliorare ciò che finora è stato condotto in modo tradizionale, legato ad abitudini e modalità operative consolidate.
Oggi, con i numerosi cambiamenti - non solo climatici, ma anche di mercato, stile e innovazione - siamo chiamati ad agire in modo più consapevole. Il monitoraggio è la chiave.
Editoriale di VVQ n. 3/2025