Non è il fascino della magia, ma la ricerca affannata della sostenibilità a decretare il successo del vino biodinamico

Albus Silente vende più di Rudolf Steiner

Dati che richiederebbero attente analisi scientifiche, non una contrapposizione tra guru

Dice il saggio: se produci vino biodinamico, non puoi certificarlo anche come vegano. Letame bovino dinamizzato e farina di pisello stabilizzata per le chiarifiche non stanno bene insieme, non in maniera coerente.
L’economia di mercato è però tutto tranne che saggia e coerente: se c’è domanda di vino veganbiodinamico, può essere giusto che qualche viticoltore lo produca (e infatti accade).
Altrove, in altri ambiti, virtù come saggezza e coerenza non guasterebbero. All’Università ad esempio. La decisione del Politecnico di Milano di ospitare, a metà novembre, il 35° Convegno internazionale dell'Associazione per l'agricoltura biodinamica (Innovazione e Ricerca, alleanze per l’agroecologia) ha sollevato un vespaio. Un doppio schieramento di ricercatori capitanato dalla senatrice a vita Elena Cattaneo ha scritto lettere infuocate al Rettore per stigmatizzare l’inopportunità della scelta di ospitare una disciplina che “sconfina nell’esoterismo”. Un gruppo di studiosi guidato dall’accademica Claudia Sorlini ha invece testimoniato apprezzamento. Il risultato: l’immagine di una ricerca italiana divisa e un sacco di pubblicità per l’associazione guidata da Carlo Triarico per un evento che ha catalizzato l’attenzione mediatica.
Dice il saggio: se un’associazione di produttori dichiara di avere bisogno di più ricerca e innovazione, fa bene ad andare all’Università invece che in merceria. Magari l’ospitante, dall’alto della sua autorevolezza, poteva entrare nel merito proponendo aggiustamenti, confronti aperti e democratici con chi ha dati sperimentali diversi.
Dice il saggio: se vuoi dimostrare l’irrazionalità e la poca scientificità di un metodo di produzione non ti devi far prendere la mano da emotività o presunzione. Ridicolizzare la controparte in quanto tale non ha niente a che fare con il metodo scientifico.
Altrimenti si rischia di fare la figura dei rosiconi. Perché il biodinamico vende e fa vendere: soprattutto il vino. Un’indagine fatta in casa da Demeter Italia descrive un settore con una dimensione aziendale media di 35 ettari, ben più dell’integrato e anche del bio. Un fatturato medio di oltre 13.300 €/ha, diecimila più delle altre aziende (anche bio). Studio di parte, certo, ma raramente la ricerca ufficiale si occupa di queste cosucce a basso impact factor (ma alto fatturato).
Un successo che non è legato al fascino della magia: Albus Silente, rettore di Hogwarts, è oggi una figura più conosciuta e influente di Rudolf Steiner (che però dura da 100 anni), ma nessuno si prende la briga di avvisare gli spettatori dell’ascientificità dei film di Harry Potter, è scontata. Piuttosto è la ricerca della sostenibilità, spasmodica soprattutto per un consumo edonistico come quello del vino, a spingere verso l’alto le vendite. L’obiettivo dell’agricoltura biodinamica è quello di contribuire all’efficienza ambientale, alla tutela della biodiversità (soprattutto dei suoli), alla redditività di un modello economico chiuso. In pochi si sono lanciati nella verifica dei risultati (proponendo magari, a 100 anni dai postulati di Steiner, degli aggiustamenti). Sarebbe importante: in Europa l’agricoltura biodinamica non riceve contributi in quanto tale, ma solo se è certificata bio. Il suo vero obiettivo è invece quello di dimostrare di essere la più sostenibile, per giustificare l’accesso a finanziamenti ad hoc. Soldi pubblici: questi sì che dovrebbero dipendere da valide conclusioni scientifiche non di parte.
Le Accademie, anche vitivinicole, però invecchiano e si fa sempre più fatica a uscire dal vizio di sentirsi saggi, da una certa autoreferenzialità, dalla sindrome del guru. Soprattutto oggi che la svolta social dell’Ict spinge a esacerbare i toni, nella ricerca affannosa di seguaci digitali. Ma attenzione: Rudolf Steiner è partito molto prima e i suoi seguaci oggi sono migliaia di produttori che seguono in massa le sue indicazioni e comprano e utilizzano solo i suoi preparati. Numeri che, nella frantumazione e nel relativismo della civiltà occidentale, fanno assumere al biodinamico il peso di un’assai corteggiata forza sociale.

2 Commenti

  1. Gentilissimo Lorenzo Tosi,
    la ringrazio per le sue pregnanti riflessioni. Ci tengo a precisare che il 35° Convegno dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica, essendo un convegno scientifico, ha avuto una call for paper, con cui tutti i ricercatori che intendessero portare un contributo sul tema sono stati invitati a partecipare. Nessuna proposta è stata esclusa. Addirittura abbiamo inviato una lettera di invito ai firmatari contrari a portare il loro contributo. Hanno rifiutato. Proprio il confronto tra scienziati, nella massima trasparenza, è alla base del lavoro dell’Associazione per l’Agricoltura Biodinamica e ci sembra inaccettabile la campagna con cui si chiede che sia impedito un convegno dove scienziati di chiara fama portano i risultati del proprio lavoro. Le migliaia di aziende produttive, che operano nella legalità e solo utilizzando pratiche ammesse, non stregonerie, hanno diritto alla ricerca, al supporto scientifico e di adeguata formazione. Lei ha opportunamente ricordato il documento di oltre 70 accademici in favore del convegno. Infatti al convegno sono state analizzate 147 pubblicazioni sulla biodinamica da riviste a impact factor (la maggior parte i.f. superiore a 2). I relatori appartenevano a 2 istituzioni inter-governative (FAO e Bioversity International), 7 università italiane (Politecnico di Milano, Università degli Studi di Milano, Università degli Studi di Firenze, Università delle Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, Università Politecnica delle Marche, Università di Bologna), 6 istituti di ricerca (CREA-AA, GRAB-IT, ASVIS, Agroecology Europe, Agrifound e l’istituto di ricerca nazionale agricolo francese, INRA), rappresentanti di MIPAAFT, Regione Puglia e Comune di Milano, 3 grandi distributori alimentari (Esselunga, NaturaSi e l’olandese EOSTA), 5 associazioni agricole (Coldiretti, Associazione Agricoltura Biodinamica, Federbio, Anabio CIA, Demeter), tante aziende biologiche e biodinamiche italiane ed europee. Erano questi i relatori cui si sarebbe impedito il convegno. L’approccio agricolo ecologico è una risorsa preziosa. Abbiamo registrato 430 partecipanti e oltre 6.000 collegati in streaming. Il mio pensiero è che se accettiamo che chi chiede di impedire un convegno con tali relatori lo faccia nell’indifferenza e nel silenzio delle persone per bene, una campana pericolosa sta suonando per la ricerca scientifica, per l’approccio ecologico e per tutti gli agricoltori italiani

  2. Non ho mai visto in alcuna rivista scientifica e divulgativa, risultati di prove serie e condotte con rigore di ricerche di agricoltura biodinamica su vari settori (viticoli, cerealicolo, orticolo…): Credo che siamo ancora a livello di generiche convinzioni eco-socio-psico che nulla hanno a che vedere con la scienza.

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