Il ruolo strategico delle TEA per la UE

Il nuovo regolamento europeo sulle TEA sembra finalmente avviarsi verso la conclusione del suo percorso legislativo, anche se restano ancora aperti gli aspetti legati ai brevetti, all’etichettatura e alla coesistenza con alcune filiere produttive

Dopo quasi otto anni di confronto scientifico, politico e istituzionale, il nuovo regolamento europeo sulle New Genomic Techniques (NGTs), definite in Italia Tecnologie di Evoluzione Assistita (TEA), sembra finalmente avviarsi verso la conclusione del suo percorso legislativo. Un iter iniziato dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea del 2018 che assimilava le piante ottenute mediante genome editing agli OGM tradizionali, imponendo loro gli stessi obblighi autorizzativi previsti dalla Direttiva 2001/18. Una decisione che aveva evidenziato la crescente distanza tra l’evoluzione delle biotecnologie vegetali e un quadro normativo costruito oltre vent’anni fa, in un contesto scientifico profondamente diverso.

Il negoziato tra Parlamento, Consiglio e Commissione Europea ha raggiunto nelle ultime settimane un sostanziale accordo politico sul testo del nuovo regolamento.

Restano aperti soprattutto gli aspetti legati ai brevetti, all’etichettatura e alla coesistenza con alcune filiere produttive, ma il quadro generale appare ormai definito. La proposta distingue le piante NGT1- ottenute senza introduzione di DNA estraneo e con modifiche comparabili a quelle ottenibili naturalmente o mediante breeding convenzionale - dalle NGT2, che continueranno invece a ricadere nella normativa OGM vigente.

La fase finale resta però delicata.

In Commissione ENVI del Parlamento Europeo sono stati presentati 37 emendamenti al testo di compromesso raggiunto nel trilogo. L’approvazione anche di uno solo di questi potrebbe riaprire integralmente il negoziato tra le istituzioni europee, riportando il dossier in una nuova fase di stallo normativo. Per questo la votazione prevista il 2 giugno 2026 in Commissione ENVI viene considerata uno dei passaggi più importanti dell’intero percorso legislativo.

Per la viticoltura europea il tema è particolarmente strategico.

La vite rappresenta una delle colture più dipendenti dall’impiego di fungicidi contro peronospora e oidio. Le tecniche di genome editing consentono oggi di modificare specifici geni di suscettibilità della Vitis vinifera mantenendo però identità varietale, qualità enologica e legame con il territorio, aspetti fondamentali per il sistema delle denominazioni europee.

L’Italia, con le prime sperimentazioni in campo aperto di viti NGT1 ottenute mediante editing genomico DNA-free già autorizzate, sta assumendo un ruolo scientifico di primo piano in Europa. Tuttavia, senza un quadro normativo chiaro e coerente, il rischio è che ricerca, investimenti e innovazione genetica vengano progressivamente trasferiti verso altri continenti dove queste tecnologie sono già regolamentate e applicate.

Paradossalmente, rallentare il regolamento europeo non impedirebbe la diffusione globale delle NGT, ma rischierebbe di escludere l’Europa dalla loro governance scientifica e produttiva.

Inoltre, molte modificazioni ottenute mediante genome editing sono indistinguibili da mutazioni naturali o convenzionali, rendendo impossibile la loro tracciabilità analitica nei mercati internazionali.

La vera sfida europea non è più decidere se queste tecnologie verranno utilizzate, ma se l’Europa vorrà esserne protagonista o semplice utilizzatrice passiva.

 

Anticipazione dell'Editoriale di VVQ 4/2026

Il ruolo strategico delle TEA per la UE - Ultima modifica: 2026-05-18T17:24:22+02:00 da Redazione

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