Vendemmia 2020, l’allarmismo è insensato 

Dopo l’eccessiva enfasi di alcune previsioni premature interviene Luca Rigotti (Alleanza Cooperative): «Il quadro è difficile, ma non drammatico, giacenze in linea con anno precedente, quotazioni in calo solo per fascia alta».

Vendemmia 2020, parte un’insensata
corsa al primo annuncio.

Una gara che quest’anno, dopo i guasti dell’emergenza Covid19, può essere disastrosa per i viticoltori. La pandemia ha determinato infatti un ovvio rallentamento della domanda prima in Italia e poi all’estero. Il mercato delle uve e dei vini sotto raccolta potrebbe così risultare particolarmente sensibile all’effetto “dopante” di comunicazioni inutilmente allarmistiche.

Un’accortezza che non sembra caratterizzare i primi annunci diffusi già ad inizio agosto da Uiv, Ismea e Assoenologi, e alcuni conseguenti articoli pubblicati da quotidiani nazionali.

Luca Rigotti

A stigmatizzarlo è Luca Rigotti, Coordinatore Vino di Alleanza cooperative agroalimentari.

«Affermare oggi -afferma - che il settore vitivinicolo italiano goda di buona salute sarebbe assai distante dalla realtà, ma la lettura dei dati effettivi – e non di quelli ipotetici e tutti ancora da verificare – ci restituisce tuttavia un quadro meno drammatico rispetto a quanto alcuni sostengono». Una stima resa attendibile dal fatto che Alleanza cooperative agroalimentari, con le sue 400 cantine aderenti, detiene il 58% della produzione media del vino italiano.

Giacenze assolutamente in linea

Le giacenze registrate da Cantina Italia alla fine di luglio riportano valori analoghi a quelli dell’anno precedente (+ 1,8% secondo quanto riportato nei registri di cantina al 29 luglio). Vanno meglio i vini comuni rispetto a quelli a denominazione che, come noto, hanno subito i maggiori rallentamenti per via della chiusura dei canali ho.re.ca. Il dato complessivo, secondo Alleanza Cooperative, «è tuttavia a livelli molto vicini a quelli dell’anno precedente e occorre in ogni caso attendere i dati delle dichiarazioni di giacenza presentate ad Agea il 31 luglio per avere un quadro più preciso».

Rispetto alla vendemmia alle porte, «per la quale è assolutamente prematuro avanzare previsioni, la produzione attesa dalle nostre cantine è più o meno nella media rispetto agli ultimi cinque anni».

Vendemmia verde ancora tutta da verificare

«Resta per di più – mette in evidenza Rigotti - ancora tutto da verificare il possibile effetto della misura di riduzione volontaria delle rese per i vini a Indicazione Geografica, attivata solo di recente dal Ministero e rispetto alla quale è difficile prevedere adesioni ed effetti reali». Certo è che la distillazione di crisi non ha riscontrato un grande successo e ciò si spiega, secondo Rigotti, «in parte perché il prezzo pagato per il vino era ad un livello decisamente troppo basso rispetto al mercato, come già la cooperazione aveva a suo tempo segnalato, dall’altra parte perché con giacenze del vino da tavola che alla data del 15 luglio risultavano inferiori dell’11% rispetto all’anno precedente, focalizzare la distillazione solo su quest’ultimo non ha probabilmente contribuito al successo della misura».

Prezzi in crescita per i vini comuni

Per quel che riguarda infine le dinamiche dei prezzi, «le quotazioni più recenti ci parlano di qualche difficoltà per i segmenti di fascia più alta, con riduzioni di circa il 4% rispetto ad un anno fa, ma allo stesso tempo di una buona tenuta dei listini dei vini da tavola. Anche a fronte di una importante riduzione negli scambi internazionali, il dato dell’Italia risulta tenere meglio rispetto agli altri competitor».

«In un futuro che è certamente pieno di incognite – conclude Rigotti – crediamo sia opportuno che il settore resti unito e che individui percorsi e strategie che puntino ad un rilancio dei consumi, anziché dare adito ad allarmismi prematuri e non supportati da dati definitivi».

Vendemmia 2020, l’allarmismo è insensato  - Ultima modifica: 2020-08-07T16:38:53+02:00 da Lorenzo Tosi

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