
È stata una seconda edizione di grande successo quella che ha visto Spatium Pinot Blanc - la manifestazione dedicata al meno diffuso tra i vitigni della famiglia dei Pinot - protagonista ad Appiano (BZ) dal 4 al 6 agosto 2016. Un format che si può definire già consolidato al suo secondo round e che nella mattinata del 5 agosto ha riunito giornalisti, produttori e tecnici in una accoppiata convegno tecnico + tavola rotonda su temi a sfondo enologico e di mercato.
Dove si coltiva?
Come è stato fatto notare da più di un relatore nel corso del convegno, è piuttosto difficile reperire dati certi sulle superfici impiantate a Pinot bianco in Europa e nel mondo, tanto che i numeri riportati sono stati quelli del Wine Economics Research Center dell'Università di Adelaide (Australia), dai quali emerge che il Pinot bianco a livello mondiale è un vitigno di nicchia: nel 2010 infatti occupava circa 15.000 ettari, pari allo 0,77% della superficie mondiale investita a vitigni a bacca bianca. I Paesi ove il Pinot bianco è più diffuso sono la Germania (circa 4.000 ettari, in aumento), l'Italia (circa 3.000 ettari, in calo, di cui oltre 500 in Alto Adige, dove il trend è invece di crescita, e i rimanenti distribuiti principalmente fra Trentino e Friuli) e l'Austria (circa 2000 ettari, in calo). Da citare anche la Francia, dove il Pinot blanc occupa poco più di 1000 ettari di vigneto.
Come si vinifica?
Il mercato
Innovativa - e a tratti illuminante, per chi scrive - è stata la relazione di Dieter Hoffmann, dell'Università di Geisenheim. Tanti i temi toccati dal ricercatore tedesco, a cominciare da una disquisizione sul nome da utilizzare, tra quelli possibili, per comunicare questa varietà e i vini che se ne ottengono. Secondo Hoffmann, nelle regioni in cui il Pinot bianco è stato portato ai massimi livelli qualitativi si è spuntato alla territorialità, il che induce a ritenere efficace l'uso di nomi diversi a seconda della zona di produzione: Pinot bianco per il Friuli e il Trentino, Pinot blanc per la Francia e Weissburgunder ("meglio scritto in questo modo che non con la ß, decisamente meno internazionale", ha tenuto a sottolineare Hoffmann) in Austria, Germania e Alto Adige. Hoffmann ha sottolineato come l'aggettivo bianco presente nel nome di questo vitigno sia sinonimo di chiarezza e positività (al contrario dell'aggettivo grigio dell'altro Pinot, che invece è sinonimo di tristezza e depressione!), fatto che andrebbe enfatizzato nella comunicazione. Dal punto di vista stilistico, quale Pinot bianco risulta vincente? "È bene - ha sottolineato Hoffmann - far uscire il Pinot bianco dalla sua accezione "neutra" e puntare all'aromaticità, me sempre valorizzando le produzioni locali". E, cosa importante, sempre rimanendo su espressioni discrete ed eleganti, con sentori di mela matura, pera, albicocca e lievi note citriche, perché il Pinot bianco "è come una bella donna che attira l'attenzione anche solo con un abito nero semplice". Secondo Hoffmann non bisogna eccedere né con le note legnose né con l'alcol (non oltre il 13% Vol.), poiché si tratta di un vino che si beve prevalentemente durante la stagione estiva. Sempre secondo il ricercatore tedesco, nella comunicazione occorre puntare al nome del vitigno (semplice da ricordare e positivo) abbinato al marchio aziendale (fattore fondamentale per generare fiducia nel consumatore). E non bisogna mai scendere sotto a un certo livello di prezzo, per avvalorare il binomio Pinot bianco - qualità. Per questo motivo secondo Hoffmann sarà difficile che il Pinot bianco trovi diffusione nella Gdo, mentre la ristorazione e le enoteche rimangono i canali distributivi di elezione, accanto alla vendita diretta in azienda. "Il pinot bianco - ha concluso Hoffmann - ha ottime possibilità di sviluppo nel segmento dei vini di qualità medio-alta, ma l'importante è che non si voglia crescere troppo. Lo si dovrà proporre ai consumatori come un piccolo segreto per intenditori".
La commercializzazione: gli esiti di un sondaggio presso i produttori
Georg Lun, dell'Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano, ha presentato i risultati della Ricerca di mercato sul Pinot Bianco in Germania, Austria e Italia, un sondaggio svolto presso oltre 700 produttori di Pinot bianco con sede in regioni selezionate della Germania, dell'Austria e dell'Italia, con lo scopo di evidenziare i fattori chiave della qualità di questo vino, le caratteristiche che ne fanno (e in che misura) un prodotto di categoria premium e le future sfide da affrontare nella commercializzazione dei vini da Pinot bianco. Tra i risultati emersi si citano i seguenti: - quasi il 70% degli intervistati ha individuato nel terroir il principale fattore di qualità del Pinot bianco (percentuale che sale all'85% tra gli intervistato altoatesini); - lo Chardonnay è risultato la principale varietà concorrente (circa l'80% degli intervistati); - la principale sfida futura per la commercializzazione del Pinot bianco è stata individuata nel suo rafforzamento nella categoria premium ("Molto importante" per il 40% degli intervistati e "abbastanza importante" per il 45%).
"Pinot bianco: no limit?"
Per il pubblico
Sabato 6 agosto Spatium Pinot Blanc si è aperto a visitatori e appassionati del Pinot Bianco: la cantina San Michele/Appiano ha ospitato la degustazione di oltre 140 Pinot Bianco provenienti dall’Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Trentino, ma anche Austria, Germania, Svizzera e Francia.
Gli attori principali e i numeri della manifestazione
Spatium Pinot Blanc è organizzata dall'associazione Vineum Appiano in collaborazione con l’Associazione Turistica Appiano e il Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale Laimburg, con il sostegno delle Casse Raiffeisen dell’Alto Adige, del Comune di Appiano, della Provincia Autonoma di Bolzano, della Camera di Commercio di Bolzano, di Vini Alto Adige e della Comunità Comprensoriale Oltradige - Bassa Atesina. L’unica manifestazione in Europa interamente dedicata al Pinot Bianco ha visto nel 2016 la partecipazione di oltre 100 produttori provenienti da tutta Europa, più di 80 giornalisti ed esperti e 400 visitatori. Grazie a questo successo, gli organizzatori hanno superato i già ottimi risultati della prima edizione del 2014. (Costanza Fregoni)