Scarti di lavorazione per l’alimentazione animale

L’elevata presenza di fibre lignificate e di composti secondari come tannini e antociani, in grado di deprimere l’attività digestiva, erano stati riportati in numerosi studi come un limite all’utilizzo delle vinacce nell’alimentazione animale. Considerando che la presenza di tannini possa rappresentare invece un vantaggio nella regolazione del metabolismo del rumine legato alla diminuzione della metanogenesi e che l’apporto di sostanze antiossidanti possa portare a un miglioramento nella qualità nutrizionale delle produzioni animali, un gruppo di ricercatori spagnoli ha analizzato la composizione e le proprietà nutritive di semi e bucce (insieme di polpa e bucce) presenti nella vinaccia dopo la vinificazione delle uve rosse. Lo studio, pubblicato on line sul Journal of the Science of Food and Agriculture, analizza la degradabilità in vitro e in sacco di semi e bucce con lo scopo di valutarne il possibile utilizzo nell’alimentazione degli ovini. I risultati mettono in evidenza come il valore nutritivo delle vinacce possa variare e dipenda dalla proporzione tra semi e bucce, essendo la parte costituita da queste (insieme ai residui della polpa) caratterizzata da una maggiore digeribilità dovuta alla presenza di fibra meno lignificata e da un maggior contenuto in alcuni composti polifenolici. Sono gli stessi polifenoli, insieme a un interessante contenuto in acido linoleico, che porterebbero inoltre a un miglioramento qualitativo del latte prodotto. Articolo originale: C. Guerra-Rivas, B. Gallardo, A.R. Mantecón, M. del Álamo, T. Manso (2016). Evaluation of grape pomace from red wine by-product as feed for sheep. J. Sci. Food Agric.. Accepted Author Manuscript. doi:10.1002/jsfa.7991. Abstract a cura di Alessandra Biondi Bartolini

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