Un analisi dai risvolti inquietanti

Giù la maschera al Wine Kit

Frega (Università delle Marche): "Solo una bevanda idroalcolica, nulla a che vedere con il nettare di Bacco"

"Il kit è nudo": polifenoli praticamente nulli e zero aromi. Un vino che non è vino ma "solo una bevanda idroalcolica (alcol + acqua) che nulla ha a che vedere con il nettare di Bacco e in special modo con il Verdicchio". Il professore di industrie e tecnologie alimentari dell'Università Politecnica delle Marche, Natale Giuseppe Frega, ha per primo analizzato scientificamente uno dei famigerati kit per autoprodurre il vino, in questo caso un fantomatico Verdicchio proveniente dai Castelli Canadesi, con tanto di foto del Colosseo e della immancabile bandiera italiana. E l'analisi presentata oggi, 7 aprile 2014, al Vinitaly nello stand della Regione Marche è impietosa e per molti versi inquietante, con il professore che è stato netto nel descrivere il mostro: "È un intruglio fermentato che del Verdicchio scimmiotta solo il nome. E' un prodotto con bassissimi polifenoli, che ha perso tutti gli antiossidanti ed è quindi privo di tutte le proprietà benefiche e salutari del vino. Inoltre al tracciato della frazione aromatica – ha continuato il professor Frega – il Verdicchio canadese ha un profilo totalmente piatto: zero aromi rispetto ai numerosissimi contenuti nel Verdicchio dei Castelli di Jesi, che lo rendono unico e inimitabile. Questo non ha nulla ha a che vedere con il vino e con il Verdicchio: è solo una bevanda idroalcolica". Per il direttore dell'Istituto Marchigiano di Tutela Vini (Imt), Alberto Mazzoni, che ha commissionato l'analisi: "È bene che tutti sappiano che il 'bricolage del vino' da fare in 4 settimane a 1 euro a bottiglia non può esistere. E l'abbiamo voluto dimostrare portando qui l'analisi di una bevanda fermentata a base di sciroppi e bustine, che sfrutta il nostro brand a tutto danno dei produttori e dell'immagine del Verdicchio. È proprio dell'altro giorno il richiamo dei Nac sull'escalation preoccupante degli episodi di sounding, etichette illegali, contraffazione dei prodotti, pirateria. E il kit dei "Castelli Canadesi" contiene tutti questi ingredienti mentre non ha nulla del nostro Verdicchio". Il Kit incriminato oggi al Vinitaly, in presenza del marchigiano Neri Marcorè, è stato acquistato un paio di mesi fa su Amazon da Imt a 41,35 dollari per una capacità produttiva promessa di 30 bottiglie da 0,75 litri in 28 giorni. L'azienda, che scimmiotta il made in Italy in ogni lato del kit, è la canadese Paklab e propone altri kit di grandi vini Italiani. A tutto vantaggio di un mercato del falso che nel nostro agroalimentare vale quasi il doppio dell'originale: 60 mld di euro contro 33,4. Con 17 milioni di euro di fatturato in esportazioni, il Verdicchio registra un autentico boom sul fronte dell'export (+41% sul 2012), confermandosi ambasciatore delle Marche nel mondo. Tra i mercati chiave, gli Usa, che assorbono il 60% dell'export, seguiti da Canada e Giappone.

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