Così la bolletta energetica torna sotto controllo

L'esperienza di Ape Fvg per consentire alle imprese di raggiungere la neutralità climatica

Una maggiore efficienza nella fase fermentativa abbassa notevolmente la carbon footprint rendendo la vitivinicoltura più sostenibile

Diventare il primo continente a impatto climatico zero entro il 2050.

È la scommessa ambiziosa che l’Unione europea ha lanciato con il Green deal. Il comparto primario è chiamato a dare un contributo decisivo attraverso le strategie Farm to Fork e Fit for 55.

Far di necessità virtù

L’orizzonte 2030 della transizione energetica Ue mira, infatti, ad aumentare l’efficienza energetica del 36%, il ricorso all’energia da fonti di rinnovabili del 40% e ridurre le emissioni di gas ad effetto serra del 55%. Più della volontà incide però la necessità. L’intreccio delle crisi geopolitiche internazionali ha infatti innescato una crisi inflattiva che ha portato all’esplosione dei costi energetici.

Tra agosto 2021 e il settembre 2022 la bolletta per le imprese è infatti quasi triplicata, passando da 24,8 eurocent/kWh a 63,3. Una situazione parzialmente rientrata nel 2023 (ma la prossima fine del mercato tutelato per i consumi domestici potrebbe innescare nuove fiammate). Bollette impazzite che stanno mettendo in crisi in particolare un settore trainante per il made in Italy come quello vitivinicolo.

Freddo, quanto mi costi

In cantina i costi energetici seguono un andamento tipicamente sinusoidale, impennandosi puntualmente in post-vendemmia. Il controllo della temperatura durante la fermentazione influisce infatti in modo significativo sulla domanda di energia delle cantine.

La maggior parte dell’elettricità utilizzata (circa il 90%) dalle aziende vitivinicole viene consumata dai sistemi di refrigerazione per il raffreddamento del processo: il controllo della fermentazione, la stabilizzazione a freddo e la conservazione a freddo.

Il caso aziendale rappresentato in fig. 2 è tratto dalla relazione di Samuele Giacometti di Ape Fvg nel corso del Workshop “Verso la transizione energetica delle aziende vitivinicole” organizzato dalla Regione autonoma nel corso dell’ultima edizione della fiera Rive a Pordenone.

Anteprima VVQ 8/2023

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La strategia “Sole”

L’incremento dell’80% dei costi energetici tra le fermentazioni del 2021 e quelle del 2022 (da circa 12mila euro mensili a oltre 21mila per consumi che erano comunque stati ridotti da 47mila kWh a circa 43mila) non ha consentito alla cantina di coprire i costi di produzione, obbligandola ad intervenire sul fronte del risparmio energetico. Ovvero l’ambito su cui opera Ape, Agenzia per l’energia del Friuli - Venezia Giulia, parte della rete Intelligent energy che fa riferimento alla Commissione Ue per promuovere lo sviluppo sostenibile.

«Operiamo – spiega Giacometti – nell’ambito della strategia Sole (sostenibile, olistico, lean, ovvero attitudinale, efficace) per aiutare le imprese a raggiungere la neutralità climatica e collaboriamo alla programmazione Sissar (Sistema integrato dei servizi di sviluppo agricolo e rurale) della Regione per quanto riguarda l’obiettivo della diffusione delle agroenergie ed energie rinnovabili in agricoltura».

Per migliorare l’efficienza energetica delle cantine occorre agire innanzitutto sul fronte della riduzione del fabbisogno energetico, riducendo così i costi e le emissioni di CO2. «Usare energia da fonti rinnovabili – raccomanda Giacometti – è importante ma non sufficiente: anche questa non deve essere sprecata». Il cammino verso la neutralità climatica impone infatti di abbinare efficienza energetica e trasformazione lean. Un percorso che in Friuli vede appaiati Ape Fvg e Toyota Mhit per individuare, mediante l’analisi dei flussi di energia prelevata e delle curve di carico, le irregolarità, i sovraccarichi e gli sprechi energetici del processo di trasformazione dell’uva.

Il caso pilota

Nel caso presentato al Rive, relativo ad un’azienda della pianura friulana, l’intervento di Ape Fvg ha contribuito a:

  • individuare e attuare interventi di efficientamento energetico;
  • aumentare la capacità produttiva di energia da fonti rinnovabili;
  • aumentare la quota di energia da fonti rinnovabili autoconsumata.

In particolare, negli ultimi anni , questa azienda ha aumentato il potenziale di produzione di energia rinnovabile, passando dai 35 kWp del 2020 ai 64 kWp del 2022 fino agli attuali 114 kWp, programmando nel breve periodo una nuova installazione per raddoppiare tale capacità. L’indice di autarchia è passato dal 14% del 2020 al 22% del 2022, il che significa un aumento dell’autoconsumo del 67 % in soli 2 anni.

«In questo modo l’Ipe (indicatore di prestazione energetica), calcolato come rapporto fra fabbisogno energetico e giacenza di vino, è calato del 59% passando dal 3,61 del 2020 all’1,87 di fine 2022». Un impegno che può essere comunicato e valorizzato sul mercato di riferimento. L’azienda aderisce ad esempio al protocollo di viticoltura sostenibile “Viva” promosso dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica con il contributo scientifico di Opera, spin off della Cattolica di Piacenza.

E il clima ringrazia

La riduzione del consumo di energia elettrica agisce direttamente sull’indicatore Aria di Viva, abbassando notevolmente l’impronta carbonica aziendale. Prima dell’intervento il consumo di energia elettrica da rete incideva infatti per il 17-18% sulla carbon footprint (le altre voci “pesanti” sono costituite dal consumo di gasolio per autotrazione,15% e dalle bottiglie di vetro, 12%).

L’intervento di efficientamento ha consentito di ridurre del 50% la voce relativa all’energia.


Lieviti che fanno risparmiare

Fermentare a temperature più alte senza incidere sulla qualità del vino. È l’obiettivo a cui ha lavorato un gruppo di ricerca del Crea di Conegliano (Tv) e dell’Università di Milano, nell’ambito del progetto Tergeo. I risultati sono stati presentati in una recente edizione di Enoforum. Il progetto aveva lo scopo di individuare un ceppo di lievito e un protocollo di vinificazione ottimali per una buona cinetica fermentativa, evitando refrigerazioni eccessive. Le temperature basse sono necessarie perchè i lieviti possono produrre aromi fermentativi ricercati per produzioni di pregio soprattutto in fase stazionaria.

Tuttavia la correlazione di questa proprietà con la temperatura non è lineare. Nella prova, fatta impiegando un ceppo di lievito a metabolismo noto, il passaggio da 15° a 19° ha accorciato i tempi di fermentazione con un risparmio energetico attorno al 65%. Il vino ottenuto a 19° era caratterizzato da un tenore di sostanze aromatiche simile a quello a 15° e indistinguibile dai degustatori. Tuttavia, come ribadisce Tiziana Nardi del Crea: «la scelta del ceppo di lievito è fondamentale allo scopo».

Così la bolletta energetica torna sotto controllo - Ultima modifica: 2023-11-20T13:11:35+01:00 da K4

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