
Anche l'Associazione Nazionale Città del Vino, di cui fanno parte oltre 500 comuni a vocazione vitivinicola, andandosi ad aggiungere a istituzioni come ANCI e UNCEM esprime la propria preoccupazione per le conseguenze che deriverebbero dall'adozione del DPCM sulla nuova classificazione dei Comuni montani.
“Condividiamo la preoccupazione dei numerosi Comuni che in seguito alla riforma perderebbero lo status di montani, con conseguente perdita di opportunità e sostegno in molti casi vitali per la coesione territoriale e perfino per la loro sopravvivenza. Condividiamo anche la richiesta di Anci di sospendere l’iter del Dpcm”: lo dichiara Angelo Radica, presidente dell’Associazione.
Radica prosegue: “Delle centinaia di Comuni che perderebbero lo status di montani in seguito alla riforma, circa 100 sono città del vino, ovvero luoghi dove si valorizza la continuità delle produzioni vitivinicole di qualità e il loro legame con tradizioni ed identità. Togliere a quei territori da un giorno all’altro la definizione di ‘montagna’ senza prevedere risorse alternative significa privare le aziende agricole e vitivinicole che vi operano di fondamentali incentivi e facilitazioni fiscali. Significa inoltre assestare un duro colpo alla coesione territoriale perché si elevano gli standard di scuola e sanità, rendendo quindi più difficile la presenza di istituti scolastici e cure di prossimità: si favorisce così lo spopolamento e di conseguenza si prosciugano le possibilità di crescita e radicamento delle aziende. In definitiva, la riforma così come è impostata è un fardello per i territori più deboli e per le imprese che in quelle sedi fanno sviluppo, coesione, cultura, identità, comprese quelle del mondo del vino. Il governo si fermi finché è in tempo”.







