La vendemmia 2026 nel Basso Piemonte

Dove è cominciata e dove prenderà il via più o meno a breve: a colloquio con produttori e Consorzi di tutela

Vendemmia anticipata di una settimana per i vitigni più precoci - inizio agosto per Chardonnay e Pinot Nero, dopo Ferragosto per il Moscato – preoccupazione per il caldo persistente e le precipitazioni scarse nel caso delle uve a bacca nera. L’impatto dei mutamenti climatici sulle vigne del Basso Piemonte si misura in giorni e millimetri di pioggia - quelli mancanti - dopo un avvio di stagione favorito dal caldo primaverile.

Com'è andata l'annata sin qui

«Quest’anno abbiamo assistito a un germogliamento estremamente precoce, inoltre giornate di primavera luminose e terse hanno fatto sì che il passaggio dalla fioritura all’allegagione si concludesse in pochi giorni, accelerando le fasi fenologiche successive, fino alla formazioni dei grappoli». Il tecnico Antonio Marino riassume così gli esordi della stagione nei vigneti fra le colline di Cuneese, Astigiano e Alessandrino.

La piovosità contenuta ha limitato i problemi con la peronospora, «l’apparato fogliare è uno dei più sani degli ultimi anni, laddove non sono presenti ustioni dovute all’esposizione solare. Lo stesso vale per l’oidio, limitato a pochissimi focolai, mentre i voli di tignola e tignoletta, dopo la prima generazione, sono ridotti ai minimi termini». Un quadro d’insieme che autorizza previsioni positive per il raccolto: «Ci sono tutte le premesse per un’ottima annata», prosegue Marino.

La proverbiale altra faccia della medaglia, per contro, è legata proprio al caldo precoce: «Ha fatto perdere qualche giorno di anticipo: nel caso di Chardonnay e Pinot Nero abbiamo dovuto rivedere le previsioni iniziali. Barbera e Dolcetto, invece, stanno bruciando le tappe», precisa Marino. Il ripetersi di ondate di calore, inoltre, accende qualche campanello d’allarme sulla parte conclusiva della stagione: «Gli ultimi temporali risalgono, in alcuni areali, alla fine di giugno, in altri alla metà di luglio. Nel complesso gli apporti idrici dei fenomeni variavano da 10 a 30 mm a seconda delle postazioni». Situazione che ha determinato un deficit piuttosto pesante: «I valori medi sono al di sotto dei 500 mm dall’inizio dell’anno, pochi, visto che siamo ad agosto: la metà rispetto allo stesso periodo del 2025», prosegue il tecnico.

Con il persistere di temperature oltre la media stagionale, alla fine di luglio si sono moltiplicate le situazioni di sofferenza per le viti: «La sintomatologia dello stress idrico – disseccamento delle prime 4-5 foglie basali, perdita di turgidità dei grappoli e, in alcuni casi, filloptosi anticipata - interessa i terreni con una più spiccata componente sabbiosa e i vigneti più recenti, quelli che hanno meno di 8 anni e, di conseguenza, un apparato radicale meno sviluppato. Gli impianti più datati, con alcuni portinnesti possono estendere le radici fino a diversi metri di profondità, e continuano a vegetare senza problemi»

La posizione degli appezzamenti fa la differenza: «I vigneti più esposti soffrono di più per via delle ustioni, comparse in alcuni casi già a fine maggio, favorite talora da solforazioni troppo abbondanti. I risultati migliori si registrano nei fondi orientati a Nord e a Est: l’apparato fogliare è sano e i grappoli pieni e ben costituiti», conclude il tecnico.

(foto Antonio Marino)

La vendemmia in Alta Langa...

Per alcuni soci del Consorzio di tutela dell’Alta Langa Docg - 500 ettari vitati a Pinot Nero e Chardonnay fra Monferrato alessandrino, Langa Astigiana e Alta Langa cuneese – la vendemmia è iniziata a fine luglio. «Abbiamo anticipato di una settimana rispetto al 2025. Questa situazione è figlia del germogliamento anticipato - che in alcuni areali è iniziato a fine marzo - e conseguente fioritura precoce. Il clima mite e la buona dotazione idrica iniziale hanno fatto il resto, anche se il calore eccessivo di questo fine luglio ha imposto un rallentamento: le viti sopra i 35 °C riducono l’attività vegetativa e di fotosintesi», spiega Gianmario Cerutti, vicepresidente dell’ente.

La geografia degli stacchi segue la conformazione pedologica e altimetrica dei diversi areali inclusi nella denominazione. «Si è incominciato nei vigneti delle aree precoci poste più a Est dell’areale al confine tra Astigiano e Alessandrino - Castel Rocchero, l’Acquese, o comunque a quote più prossime ai 250 metri - dove si sono registrate le temperature più elevate: terreni tendenzialmente costituiti da marne, sabbie e limo mescolate con parti di argille più o meno consistenti». La prima settimana di agosto, invece, ha segnato l’avvio della vendemmia «nell’area intermedia, che ospita la parte maggiore dei vigneti e si estende dalla Langa Astigiana a quella Cuneese, fino ai 450 metri di altezza. Verso Ferragosto, infine, sarà la volta delle zone tardive, fino e oltre i 600-700 metri di quota, dove temperature leggermente più basse e l’escursione termica giorno-notte più ampia hanno rallentano la maturazione».

Il Pinot Nero – vitigno che occupa il 70% della superficie coltivata – è l’osservato speciale: «Ha una maturazione precoce e repentina rispetto allo Chardonnay, nel quale il processo avviene con maggiore gradualità». I campionamenti eseguiti dal Consorzio «si susseguono ogni 5-7 giorni. Il caldo potrebbe accelerare la degradazione dell’acido malico delle uve, innalzando il grado zuccherino a discapito dell’acidità, essenziale per gli spumanti». Il processo, conseguenza del metabolismo delle piante, è meno accentuato «a mano a mano che si sale di quota e le temperature si riducono», conclude Cerutti.

...e negli areali del Moscato

La campagna di monitoraggio è entrata nella fase apicale anche nei vigneti del Moscato. «Nelle aree precoci di Acquese e Nicese e in qualche appezzamento della valle Belbo la vendemmia inizierà il 13 di agosto: per quella data le uve saranno pronte. Rispetto al 2025 siamo in anticipo di 10 giorni: l’anno scorso la campagna si era aperta il 24 agosto». Stefano Ricagno, dal 2024 alla guida del Consorzio di tutela dell’Asti Docg - denominazione che racchiude 9.600 ettari coltivati, distribuiti fra le province di Cuneo, Asti e Alessandria – delinea la situazione in campo.

Anche nel caso del Moscato, il calendario della vendemmia rispecchia variabili locali determinate dalle correnti che generano aree di microclima nelle valli del Belbo e della Bormida, e dal fattore altimetrico, crescente procedendo verso il Cuneese. «Nell’area di Santo Stefano Belbo, Cossano e Mango le operazioni partiranno, con tutta probabilità, fra il 17 e il 20 agosto».

I campionamenti di uve eseguiti il 20 luglio hanno evidenziato «un aumento del contenuto zuccherino a discapito dell’acidità. Al momento la composizione qualitativa è in linea con gli standard», prosegue Ricagno. A preoccupare sono i possibili effetti delle alte temperature che hanno investito il Basso Piemonte alla fine di luglio: «Il caldo rischia di pregiudicare il contenuto di aromi dell’uva perché le viti, per difendersi, riducono l’attività fotosintetica chiudendo gli stomi», prosegue. Il caldo preoccupa anche in rapporto al nodo rese: «ridotte a 85 quintali per ettaro con ulteriori 15 di margine per uva non Docg. Un potenziale di 100 quintali per ettaro che, con le attuali condizioni climatiche, potrebbe creare problemi nella maturazione tecnologica dei grappoli e ripercussioni sul loro peso», precisa Ricagno.

Asti e Monferrato

Vanno verso la vendemmia anticipata anche le denominazioni del Consorzio di tutela della Barbera d’Asti e dei Vini del Monferrato, realtà che rappresenta 12 mila ettari di vigneti fra Alessandrino, Astigiano e Cuneese. «L’invaiatura è cominciata fra il 18 e il 25 luglio, con il momentaneo abbassamento delle temperature ed escursioni termiche più marcate che hanno permesso alla vite di riprendere l’attività», spiega Filippo Mobrici, presidente dell’ente.

Il ritorno di temperature oltre la media stagionale, invece, preoccupa: «Confidiamo in un calo e in qualche temporale, a partire dal 10 agosto. Se i valori elevati dovessero persistere temiamo processi di concentrazione nei grappoli e ripercussioni sui volumi complessivi della vendemmia», prosegue Mobrici. Il rischio è quello di «ottenere vini con un elevato tenore alcoolico, difficili da gestire», timori che interessano soprattutto la denominazione Barbera «che deve la sua eleganza all’acidità».

In attesa di conoscere gli sviluppi del meteo, lo stato di maturazione autorizza le prime ipotesi sull’avvio della raccolta: «Nel caso della Barbera le operazioni potrebbero partire all’inizio di settembre, mentre di solito si concentravano fra la metà del mese e gli inizi di ottobre. Lo stesso vale per il Grignolino, anche il Ruché verrà raccolto in anticipo», conferma Mobrici.

Le Langhe di Barolo e Bararesco

Confida nella pioggia anche Sergio Germano, presidente del Consorzio di tutela di Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Dogliani: «Le precipitazioni dello scorso inverno hanno reintegrato le riserve e garantito un buon rigoglio delle piante fino alla fine di luglio, anche grazie alla composizione argillo-calcarea-marnosa dei suoli delle Langhe. Con l’inizio dell’invaiatura, agli esordi anche per il Nebbiolo, le viti hanno bisogno di acqua e non piove da due mesi: i temporali sarebbero utili per bilanciare il deficit», spiega.

I campionamenti di uva hanno interessato, al momento, i vitigni più precoci, «siamo partiti il 27 luglio con Chardonnay e Pinot Nero utilizzati per la denominazione Langhe. Le analisi hanno evidenziato un buon rapporto fra zuccheri e acidi: è difficile, tuttavia, che l’anticipo della vendemmia possa andare oltre i 4-5 giorni, una settimana al massimo», prosegue Germano.

Impossibile, al momento, quantificare eventuali anticipi nelle operazioni di raccolta delle denominazioni più tardive e del Nebbiolo. La situazione attuale, tuttavia, non è un unicum: «Nel 2011 o, prima ancora, nel 2003, altre annate precoci, il grado di sviluppo era ancora più avanzato. La realtà dei mutamenti climatici ci impone di rivedere e riadattare i nostri parametri», prosegue Germano. Nell’immediato le alte temperature pongono alle aziende alle prese con la raccolta ad agosto questioni di carattere pratico: «Occorrerà riorganizzare i cantieri di vendemmia in modo da portare in cantina uve vinificabili», evitando di operare nelle ore più calde della giornata.

Il Roero

«L’anticipo ormai è la normalità», così Francesco Monchiero, ex presidente e oggi membro del Cda del Consorzio di tutela del Roero – 1.050 ettari coltivati ad Arneis, 300 a Nebbiolo e Barbera fra Cuneese e Astigiano – sulla situazione nei vigneti fra le colline della Sinistra Tanaro. «Negli ultimi 8 anni la vendemmia dell’Arneis per vini fermi si è spostata dalla seconda-terza settimana di settembre all’ultima di agosto». Quest’anno «si inizierà a metà agosto per evitare alterazioni qualitative delle uve legate al calore eccessivo», prosegue Monchiero.

Il caldo e la siccità di luglio «hanno messo in stand by le viti: a fine giugno si temeva, addirittura, che la raccolta sarebbe potuta iniziare nella prima decade di agosto». Per contro, grazie alle elevate temperature «sanità e qualità dei grappoli, nel caso dei bianchi, sono eccellenti», prosegue Monchiero.

Analoga la situazione delle uve a bacca nera, per quanto riguarda gli anticipi: «Quattro o cinque giorni rispetto allo scorso anno quando la vendemmia della Barbera aveva preso avvio la seconda di settembre ed entro lo stesso mese avevamo terminato anche con il Nebbiolo. Un dato che fa riflettere: un tempo i rossi non si raccoglievano prima del mese di ottobre». La situazione climatica di settembre potrebbe creare qualche problema con il Nebbiolo «se il caldo dovesse persistere potremo avere vini meno tannici, ma è ancora presto per dirlo», conclude Monchiero.

La vendemmia 2026 nel Basso Piemonte - Ultima modifica: 2026-08-08T17:33:41+02:00 da Redazione

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