Dallo studio dei trasposoni nuove possibilità per il miglioramento genetico della vite

I trasposoni sono sequenze geniche mobili presenti all’interno del genoma di un organismo e in grado di replicarsi e trasferirsi in varie posizioni nei diversi cromosomi. Nella vite il 40% del genoma è costituito da trasposoni e ad essi è dovuta ad esempio la maggior parte delle differenze esistenti tra i cloni di una stessa varietà. La maggior parte dei trasposoni rimane generalmente silenziata e la loro espressione può essere attivata da stimoli esterni quali alcuni stress di tipo ambientale (l’esposizione alle alte temperature o ai raggi ultravioletti o la presenza di microgranismi patogeni). Un progetto Neo Zelandese, svoltosi in collaborazione tra la Lincoln University e la Plant and Food Research, società del Crown Research Institute, ha approfondito il ruolo dei trasposoni nel genoma della vite. Il gruppo di ricerca, guidato da Chris Winefield, ha indagato in modo particolare la possibilità di attivare il trasferimento e l’espressione dei trasposoni con l’obiettivo di produrre una popolazione di piante nel cui genoma fossero presenti nuovi inserimenti trasposonici e di studiarne successivamente l’effetto fenotipico generato, valutando tra i nuovi caratteri espressi quelli di possibile interesse agronomico. I ricercatori hanno lavorato con colture di tessuti vegetali, che sono state sottoposte a stress di diversa natura e quindi coltivate, per ottenerne nuovi individui dei quali studiare l’inserimento dei trasposoni con l’uso degli strumenti della bioinformatica. Il PhD Darrel Lizamore ha vinto il Premio David Jackson 2013 della Lincoln University per avere sviluppato un metodo adatto ad identificare, tra tutte le mutazioni accumulatesi nel corso dell’evoluzione all’interno del genoma della vite, quelle dovute ai trasposoni di nuovo inserimento. “Il risultato di questo lavoro, durato 5 anni, è che oggi siamo in grado di indurre, identificare e replicare elementi genetici mobili, incrementando così la variabilità genetica della vite”, ha spiegato Chris Winefiled sulla rivista Grapegrower & Winemaker.  “L’approccio non è quello dell’ingegneria genetica ma utilizza gli stessi processi che sono alla base della formazione delle mutazioni gemmarie nella vite e in altre piante”.

Fonti originali:
http://grapegrowerandwinemaker.wordpress.com/2014/05/20/researchers-start-a-wine-revolution/ 
http://www.lincoln.ac.nz/conversation/vando/2013/05/27/the-2013-david-jackson-prize/

Abstract a cura di Alessandra Biondi Bartolini.

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