Promosso da MIVA, Moltiplicatori Italiani Viticoli Associati

Il futuro del vino: con quali varietà? Il punto a San Michele

Fondazione Edmund Mach, venerdì 10 Ottobre 2014

Sarà la Fondazione Edmund Mach ad ospitare venerdì 10 ottobre 2014, a partire dalle ore 9.00, in aula magna, il convegno di viticoltura intitolato Il futuro del vino, ma con quali varietà? promosso da MIVA, Moltiplicatori Italiani Viticoli Associati, nell’ambito del 41° congresso nazionale in programma in questi giorni a Trento. Interverranno, in apertura, l’assessore provinciale all’agricoltura, Michele Dallapiccola, accanto al Presidente del MIVA, Claudio Colla, e al direttore generale della Fondazione Edmund Mach, Mauro Fezzi. Gli altri interventi sono di Claudio Todeschini, delegato MIVA, sul vivaismo trentino nel panorama nazionale ed europeo, Riccardo Velasco, responsabile del Dipartimento agricoltura del Centro Ricerca e Innovazione FEM sul miglioramento genetico della vite, l’avvocato Arturo Pironti sui percorsi giuridici di interesse per il mondo vivaistico viticolo; Mario Chemolli, direttore dell’Ufficio tutela delle produzioni agricole della PAT, parlerà del panorama viticolo trentino e delle normative attuali, Enrico Zanoni, direttore di CAVIT, affronterà il tema del futuro del vino, Mauro Catena delle Cantine riunite CIV si occuperà dei vini varietali, mentre le conclusioni saranno affidate a Maurizio Gardini, presidente nazionale di Confcooperative. Riccardo Velasco, anticipando il suo intervento di venerdì, spiega che per ragionare su vitigni di domani occorre fare una premessa importante, vale a dire che si devono creare quelle condizioni di sostenibilità economica, sociale, gestionale ed ambientale che ne consentano una adeguata competitività. “La viticoltura e l’enologia hanno raggiunto livelli qualitativi di eccellenza –sottolinea-, ma quale il prezzo e quali le prospettive? In generale si potrebbe anche pensare che nel breve periodo l’esistente sia più che sufficiente a garantire produttività, gestibilità, reddito. Ma come prescindere dalla domanda di salubrità del territorio, dalla crescente incidenza dei costi di gestione del vigneto e dalle imposizione di una Comunità Europea sempre più aggressiva nei regolamenti e nei controlli, ed in un prossimo futuro foriera di nuovi limiti e imposizioni?”. La risposta passa inevitabilmente dai vitigni resistenti creati nelle regioni del centro Europa in un recente passato, e dall’impegno dei centri più attivi nel miglioramento genetico della vite che, con le nuove conoscenze molecolari disponibili, mirano alla realizzazione di vitigni resistenti con una qualità sempre più vicina ai grandi vitigni internazionali.

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