Ampelografia, competenze da non perdere

L’arte di saper riconoscere i vitigni attraverso vista, tatto, gusto e olfatto rischia di essere marginalizzata dall’avanzata dei data base e dall’intelligenza artificiale. L’Oiv, per non disperdere queste capacità ha organizzato un corso itinerante. La prima edizione si è svolta in Spagna

L’Organisation Internationale de la Vigne et du Vin (OIV) ha organizzato un Corso Internazionale  di Ampelografia presso l’IMIDRA ad Alcalà de Henares (Spagna) dal  6 al 10 settembre u.s. partecipato da 25 allievi di 9 nazionalità.

Si tratta di una riedizione del corso  che risale a circa quarant’anni fa  e che è stato riproposto ora  con l’intenzione di farlo annualmente in diverse paesi. Lo scopo principale è quello di  addestrare i  giovani al riconoscimento dei vitigni, mediante l’ampelografia classica, evitando che vada persa questa abilità che, seppure nata nel passato remoto,  è di grande attualità; essa infatti  è importante non solo da un punto di vista scientifico, ma anche antropologico perché permette di valorizzare il ruolo dei sensi dell’essere umano (soprattutto la vista, il tatto, il gusto, l’olfatto), che rischiano di essere marginalizzati di fronte alle nuove tecnologie e all’intelligenza artificiale, anche se  questi ultimi approcci rappresentano  un’innovazione molto importante (basti pensare alla “fenomica”) e molto  utile per perfezionare sia la descrizione che il riconoscimento dei vitigni.

Il ruolo dell’Oiv

L’'OIV é un organismo intergovernativo (48 Stati  membri) di tipo scientifico e tecnico, di competenza riconosciuta nell’ambito della vite, del vino, delle bevande a base di vino, delle uve da tavola, dell’uva passa e degli altri prodotti della vite, con sede a Parigi.

Il lavoro fatto da questo organismo si sostanzia principalmente  con la produzione di documenti (risoluzioni) che riportano dei suggerimenti relativi alle tematiche affrontate (che diventano cogenti quando si tratta ad esempio dei metodi  di analisi dei vini e delle bevande spiritose) e che vengono redatti solo se  si raggiunge l’unanimità dei consensi: hanno quindi una valenza scientifica e pratica molto alta derivando dell’apporto di esperti di 48 paesi. Inoltre vengono prodotti dei documenti di competenza collettiva su tematiche emergenti, e vengono sviluppate analisi statistiche del settore vitivinicolo mondiale.

Riconoscere l’identità genetica

La certezza sull’identità genetica del vitigno coltivato in un certo vigneto è un elemento fondamentale e imprescindibile per il viti-vinicoltore, perché va a interessare aspetti normativi, colturali e commerciali. Meno stringente, anche se comunque cruciale, è la corretta identificazione del clone, che diventa importante quando si acquistano dal vivaista barbatelle certificate; anche il portinnesto, infine, deve essere certo, specie se si pianta il nuovo vigneto in condizioni podologiche limitanti (ex. terreni salsi, calcarei, ecc.). Tutto questo è fondamentale  non solo nel caso di un nuovo impianto di proprietà, ma anche quando  lo si affitta, oppure in caso di compra-vendita.

Nuove tecnologie di caratterizzazione e identificazione

I metodi di caratterizzazione e identificazione varietale  e clonale sono molteplici, essendo diventati in questi ultimi decenni sempre più accurati e sicuri, specie per il vitigno ed il portinnesto, meno per il clone. Accanto alla scheda ampelografica tradizionale, che considera caratteri desunti soprattutto da osservazioni visive, altri metodi strumentali si sono aggiunti negli anni, quali:

  • l’ampelometria,
  • l’analisi di alcuni metaboliti secondari dell’uva,
  • l’analisi elettroforetica di sistemi isoenzimatici,
  • la spettrometria di massa per electrospray di proteine PR dell’uva,
  • l’analisi del DNA.

Il DNA non basta

Tutti questi metodi sono complementari tra di loro e rappresentano livelli di identificazione sempre più approfonditi. A seconda delle esigenze dell’operatore, del momento dell’anno (fase fenologica), o di altri fattori contingenti, si sceglierà il metodo più opportuno. Certamente il più potente e quello decisivo è l’analisi del DNA, che è la fonte originaria e primaria dei caratteri. Questa sostanza chimica (DNA = acido desossiribonucleico) può essere estratta da diversi organi della pianta, in diverse fasi fenologiche ed analizzata in modi differenti, tra i quali il più diffuso è quello che fa riferimento ai “microsatelliti” (impronte digitali) che sono specifici per ogni  vitigno e portinnesto; questo approccio non è  invece in grado di caratterizzare e discriminare tutti i cloni dei vari vitigni.

Tre codici diversi

La scheda ampelografica è il metodo tradizionale per descrivere e riconoscere i vitigni. La struttura della scheda prevede delle foto (apice germoglio, foglia, grappolo, bacca, semi), informazioni storico-geografiche, l’elenco e la descrizione  dei caratteri morfologici (germoglio, foglia, frutto, seme), delle caratteristiche fenologiche (epoca germogliamento, maturazione, ecc.), delle attitudini agronomiche (resistenza a stress biotici e abiotici) e delle attitudini tecnologiche (zuccheri, acidità, ecc.).

Ogni carattere è accompagnato da tre diversi codici appartenenti ad altrettanti sistemi di classificazione:

  • OIV-Organisation Internationale de la Vigne et du Vin-;
  • UPOV – Union Protection Obtentions Végétales-;
  • IBPGR – International Board of Plant Genetic Resources - Bioversity).

Attualmente è in corso all’OIV un lavoro di aggiornamento dei caratteri (3^ edizione) , dopo l’ultimo effettuato nel 2007.

La descrizione dei nuovi vitigni

L’ampelografo classico deve quindi essere in grado non solo di riconoscere i vitigni ma anche di descrivere quelli di nuovo ottenimento, compilando la scheda ampelografica.

Ai vecchi e pesanti  volumi  di ampelografia si sono sostituiti oggi i database presenti on-line, che sono a disposizione di tutti. Ogni nazione ha il proprio database (che raccoglie soprattutto i vitigni nativi), ed il più ricco a livello internazionale è  il  “Vitis International Variety Catalogue” (VIVC) gestito dal JKI di Geilweilorhof (Germania, www.vivc.de), che comprende circa 23.000 varietà.

Si ricorda infine che altri organismi pubblici internazionali fanno ancora riferimento alla descrizione classica dei caratteri della vite (e delle altre  piante da frutto), come ad esempio l’UPOV e il CPVO- Community Plant Variety Office, anche se basterebbe una semplice analisi del DNA per  identificare i vari genotipi.

Luigi  Bavaresco,

DI.PRO.VE.S., Università Cattolica S. Cuore, Piacenza

Comitato Scientifico e Tecnico, OIV, Parigi

Ampelografia, competenze da non perdere - Ultima modifica: 2021-11-09T21:05:33+01:00 da Lorenzo Tosi

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