Lo ha annunciato il Presidente del Gal Mongioie, Beppe Ballauri, nel corso della tavola rotonda organizzata alle Surie dalla Cantina Clavesana

Langhe: il progetto per un biodistretto di 46 comuni

46 comuni, 60.000 abitanti

(ph. Luca Managlia) 46 comuni, 60.000 abitanti: queste le dimensioni monstre del Biodistretto il cui progetto è già in avanzato stato di elaborazione e che sarà presentato ufficialmente tra il 10 e il 20 gennaio prossimi. Lo ha annunciato a sorpresa sabato 10 dicembre 2016, durante il convegno Razza Piemontese, Tonda Gentile, Dogliani: tre pilastri per un’ipotesi di lavoro. Un nuovo biodistretto a cavallo del Tanaro? il presidente del Gal Mongioie Beppe Ballauri. Una notizia che sebbene definita riservata è stata descritta come già condivisa dalle istituzioni e dalle organizzazioni di riferimento. L’inatteso annuncio ha suscitato stupore nei presenti sebbene da tempo, tanto in Piemonte quanto nelle altre regioni di Italia, si rincorrano le voci sulla nascita di biodistretti in tutte le principali aree vinicole e non, tra le quali comprensori piemontesi notissimi come quello di Cannubi. È stato questo uno dei momenti topici della vivace tavola rotonda organizzata alle Surie da cantina Clavesana – l’intero dibattito presto visibile sul canale Youtube di Clavesana  – proprio per indagare sulle concrete opportunità di utilizzo di questo strumento nell’area monregalese e in particolare sul progetto di un biodistretto a cavallo del Tanaro e comprensivo delle aree di produzione del vino Dogliani docg, Nocciola Tonda Gentile e Razza Piemontese. Un’idea lanciata dalla stessa Clavesana e che ha avuto un esplicito incoraggiamento dall’assessore all’agricoltura della Regione Piemonte Giorgio Ferrero il quale, tirando le fila della discussione al termine del suo intervento, ha invitato gli addetti ai lavori a procedere presto e bene su questa strada. Particolarmente seguite e apprezzate anche le parole di Monica Raspi, vicepresidente del biodistretto del Chianti, il primo organismo di questo tipo già costituito in italia ad avere una dimensione sovracomunale e ad abbracciare per intero una zona di produzione di vino a Docg, quella del Chianti Classico. La produttrice chiantigiana ha infatti non solo raccontato la genesi del biodistretto ma ha illustrato nel dettaglio le modalità operative, i rischi, le precauzioni da adottare da parte di chi si avvicina a un simile progetto. Importanti le considerazioni dell’agronomo Patrizio Michelis che, forte anche di una lunga esperienza nel settore biodinamico, ha richiamato l’attenzione sugli effetti positivi che la creazione di un biodistretto potrebbe avere non solo sulle produzioni, sulla loro valorizzazione e sulla qualità della vita nelle zone interessate ma anche, indirettamente, sulla stabilità dei suoli, la cura dei terreni marginali e di conseguenza sulla prevenzione di calamità e disastri idreogeologici. “Come cantina che svolge in questo comprensorio un ruolo non solo economico-produttivo ma anche sociale e di punto di riferimento per la comunità, ci siamo da subito approcciati a questo tema attualissimo con grande slancio e interesse” – ha dichiarato Anna Bracco, direttore di Cantina Clavesana. “Da ciò l’organizzazione di questa tavola rotonda volutamente pubblica e aperta al dibattito, nonché l’idea che lanciamo oggi della creazione di un biodistretto a cavallo del Tanaro che faccia fulcro sulle tre grandi eccellenze agroalimentari del territorio ma sappia anche coinvolgere elementi quali il paesaggio, il turismo, la cultura e l’economia fluviale”.Questa giornata dimostra – le ha fatto eco il presidente Giovanni Bracco – come la nostra Cantina sia un soggetto capace di offrire al territorio non solo un contributo economico, reso peraltro sempre piú difficile dalla negativa congiuntura, ma anche e soprattutto di idee e di proposte”. Interessante il contributo portato al dibattito dai numerosi interventi che, sotto diversi punti di vista (agricoltori, pubblici amministratori, rappresentanti di enti e/o organizzazioni, operatori del territorio) hanno esposto proposte, dubbi e istanze. E grande soddisfazione degli organizzatori quindi, al termine, per la quantità e la qualità degli spunti emersi da una tavola rotonda che ha mostrato come l’idea stessa di un biodistretto, in ogni modo declinata, si attagli a territori complessi quali quello della Langa del doglianese. Per le stesse ragioni, tuttavia, il convegno ha dimostrato pure come restino comunque aperti anche gli interrogativi e i dubbi sulla concreta messa in atto di un modello per il quale sono in ogni caso indispensabili fattori come la concertazione, la trasparenza, la convergenza sociale e il ruolo dei soggetti privati ai quali il Decalogo Aiab che traccia le linee guida dell’idea-biodistretto esplicitamente rimanda. “Il pallino passa ora in mano ai soggetti che abbiano un concreto interesse a trasformare le parole in fatti”, ha concluso Anna Bracco. “Il primo passo noi lo abbiamo compiuto e ora ci dichiariamo disponibili a proseguire in questo cammino a fianco di chi vorrà continuarlo”.

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