Dalla consapevolezza al Bio territoriale

Il Bio che traina

I rapporti con la ricerca

Quanto è sostenibile la viticoltura? Sono in molti oggi a farsi questa domanda, a cui vanno date risposte precise per tutto ciò che si fa nel vigneto e lungo la filiera. Per ogni attività ora si possono calcolare indici energetici (es. impronta ecologica e bilancio del carbonio) che misurano oggettivamente l’impatto sull’ambiente. Ma lo studio della sostenibilità deve considerare anche aspetti di natura politico-finanziaria ed etico-sociale in base a cui si ricavano i dati economici che in teoria servono a indirizzare le scelte future...

LEGGI L'ARTICOLO A FIRMA DI RUGGERO MAZZILLI
PER APPROFONDIRE

(approfondimenti a cura dell'Autore)

Il Bio territoriale

Il territorio non è una proprietà privata e non è un’entità chiusa o statica. Al territorio si può fare del bene o del male: il male si può fare anche da soli ma il bene lo si può fare solo tutti insieme. Fare Bio a livello di singola Azienda ha molti inconvenienti: l’uva è contaminata dalla deriva dai vigneti confinanti, combattere le malattie nei propri vigneti senza sapere cosa succede in quelli vicini è più difficile e si fanno più trattamenti di quanti ne servono realmente: il vicino è una minaccia. Funghi e insetti si spostano senza sapere dove cominciano e finiscono le diverse proprietà: solo se si impara da loro, organizzandosi con una strategia coordinata in tutte le Aziende del comprensorio, si può ridurre l’impatto ambientale in modo significativo e avere una protezione più efficace: il vicino è una protezione. Il Biodistretto è un progetto che parte dall’agricoltura ma coinvolge ogni settore dell’attività locale, dalla gestione dei rifiuti alle mense scolastiche, con il fondamentale supporto degli Enti locali e delle imprese artigianali-commerciali-turistiche… Il 5.7.2012 è stato fondato il Biodistretto di Greve e Panzano in Chianti, il 30.11.2012 quello di San Gimignano e il 27.10.2013 quello del Chianti Storico a Gaiole in Chianti. Questi sono i primi Biodistretti del Vino, sono fatti concreti e modelli da seguire (vedere www.spevis.it).

Risposte alle critiche più comuni che vengono fatte al Bio

1. Il Bio è un ritorno al passato 2. Il Bio costa di più 3. Col Bio si fanno più trattamenti 4. Col Bio si usa il rame 5. Col Bio si rischia di più e si perde più prodotto 6. Bio e Qualità? 1. La base del Bio è approfondire la conoscenza e per questo è sempre alla ricerca delle tecnologie pulite più evolute (es. fertilità microbiologica del suolo, induttori di resistenza, irroratrici a pannelli di recupero …) 2. Fare Bio significa ridurre gli eccessi di vigore e differenziare le operazioni secondo necessità: ciò porta progressivamente a una forte riduzione di tutti gli interventi agronomici e fitoiatrici 3. Può capitare che fino a metà giugno si fa qualche trattamento in più ma nella seconda parte della stagione se ne fanno sempre molti meno rispetto al convenzionale e soprattutto si hanno meno patologie nel vigneto 4. Il rame è un metallo pesante e sarebbe meglio non usarlo ma non può essere sostituito da un prodotto artificiale (che non si sa come e quando si degrada): moltissime sono le ricerche e le sperimentazioni positive per ridurre/eliminare rame e zolfo con molecole/microrganismi naturali 5. Proprio perché si ha la consapevolezza che serve una maggiore attenzione col Bio si acquisisce una grande professionalità che limita fortemente i rischi e gli insuccessi anche nelle annate più difficili. 6. Quello che costa -e che conta- non è fare Bio ma fare Qualità: il Bio non è l’obiettivo fine a se stesso ma il migliore strumento agronomico per raggiungere l’obiettivo che è produrre qualità e reddito con continuità (30 anni fa chi faceva Bio, per migliorare la qualità aveva la strada in salita; oggi chi fa qualità, per passare al Bio ha la strada in pianura).

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