I sarmenti: scarti preziosi.

La coltivazione della vite produce inevitabilmente ingenti quantitativi di sarmenti che devono essere smaltiti. Fino a non molti anni fa l’eliminazione di questo scarto di coltivazione veniva effettuato portando i tralci in capezzagna e accumulandoli in grandi cataste, poi bruciate a cielo aperto. Recentemente, la crescente attenzione dell’opinione pubblica nei confronti della qualità dell’aria che respiriamo ha portato le autorità locali a interdire questa pratica, anche se poi in realtà, per motivi di forza maggiore, si riscontra spesso un mancato rispetto di tali regolamenti. L’alternativa all’abbruciamento potrebbe essere la trinciatura dei sarmenti lungo l’interfi lare e il loro successivo interramento. Tuttavia ciò si può fare in vigneti sani, perché in questi casi i sarmenti non costituiscono fonti d’infezione o diffusione di patologie, ma anzi possono svolgere funzione di apporto di nutrienti e di sostanza organica al terreno. Ma in presenza di vigneti non sani, colpiti da varie patologie, tra cui escoriosi, marciume radicale o mal dell’esca, questa pratica può presentare risvolti fi tosanitari negativi ed è quindi da evitare, in quanto il patogeno trova nel terreno un ambiente favorevole per svernare e infettare nuovamente, nella primavera successiva, i germogli. Ai sensi del D. Lgs. n. 22/97 (decreto Ronchi), i residui delle potature, quando devono essere smaltiti, rientrano nella categoria dei rifi uti. Se contrariamente a ciò viene loro riservata una destinazione energetica, come da D. Lgs. n. 152/06 (ex DPCM 8 marzo 2002), possono essere considerati combustibili a tutti gli effetti. Da qui la grande opportunità di utilizzare questa biomassa legnosa per la produzione di energia, passando attraverso la trasformazione in pellet.

il Pellet

La produzione e l’utilizzazione del pellet nasce nel settore dell’alimentazione animale, dove molte tipologie di alimenti zootecnici vengono prodotti e commercializzati sotto forma di pellet. Soltanto in seguito alla crisi energetica mondiale degli anni Settanta la ricerca tecnologica ha trasferito l’utilizzo del pellet dall’ambito consolidato della mangimistica a quello dei combustibili per il riscaldamento. La produzione di pellet da legno come combustibile per riscaldamento ebbe inizio negli Stati Uniti e in Canada dove, nei primi anni Ottanta, furono costruiti oltre 30 insediamenti industriali. In Europa e in Italia la produzione e l’utilizzo del pellet a scopi energetici hanno avuto uno sviluppo molto più recente, basti pensare che solo fino a un decennio fa il pellet costituiva un mercato di nicchia, sconosciuto ai più, sia per quanto riguarda le proporzioni dello stesso, sia per quanto concerne le sue possibilità di sfruttamento. Attualmente il pellet è una delle biomasse più utilizzate. I motivi di questo largo utilizzo sono molti, ma prevalgono sicuramente il rispetto dell’ambiente e il risparmio energetico. Infatti tramite i pellet si riutilizzano gli scarti della lavorazione del legno che in precedenza venivano smaltiti e le emissioni di CO2 sono nulle, equivalendo praticamente all’anidride carbonica che una pianta assorbe per produrre la stessa quantità di legno che va a formare il pellet. Inoltre il pellet brucia completamente con ceneri residue minime, che possono essere utilizzate come fertilizzante in ambito agricolo e florovivaistico. La mancanza infine di leganti, additivi, vernici e prodotti chimici rende il pellet meno tossico e inquinante di altri combustibili. Da un punto di vista economico, l’impiego del pellet genera un risparmio rispetto all’uso di una stufa a legna tradizionale in virtù del diverso potere calorifico rispetto alla legna da ardere. Infatti la legna da ardere essiccata ha un potere calorifico di 4,5 kWh/kg, mentre il pellet di 5,2 kWh/kg. Il pellet risulta più conveniente anche dei normali combustibili di origine petrolifera, in quanto il costo in euro per kWh prodotto dal pellet è più basso di quello del metano e del gasolio. Vi sono poi vantaggi legati alla praticità di utilizzo: funzionamento automatico degli apparecchi termici, minori volumi di trasporto e stoccaggio rispetto alla legna, facilità di caricamento dei silos. Il pellet viene prodotto con lavorazioni nelle quali la segatura di legno viene essiccata e pressata in modo da ottenere piccoli cilindri di varie dimensioni. L’integrità dei pellet ottenuti con questa pressatura viene mantenuta attraverso la lignina, un legante naturalmente presente nel legno.

Il cantiere di lavoro

Una dimostrazione sul campo di come costruire una fi liera corta e chiusa dei sarmenti da vite per la produzione di pellet da bruciare in apposite caldaie domestiche è stata organizzata alcuni mesi fa presso l’Azienda Agricola Sabaini Adolfo a Illasi, un piccolo comune delle colline veronesi. La particolarità della fi liera presentata è il fatto di poter essere allestita in campo, con macchine di dimensioni ridotte, mosse dalla trasmissione cardanica di piccoli trattori agricoli e che richiedono investimenti relativamente ridotti, alla portata di un imprenditore agricolo. Le fasi di questa fi liera sono: Fase 1: raccolta da terra dei sarmenti ordinati in andana lungo gli interfi lari e contemporanea cippatura. Fase 2: essiccazione naturale del cippato ottenuto dai sarmenti. Fase 3: trasformazione del cippato in segatura fi ne. Fase 4: pellettatura. Fase 5: combustione del pellet ottenuto in caldaie di piccole dimensioni ad uso domestico.

Fase 1

Il cippato secco pronto per la trasformazione in segatura fine.

L’operazione di raccolta da terra dei sarmenti è stata effettuata per mezzo della trinciatrice LUCE 150 di MAREV (Colognola ai Colli, VR), progettata specifi catamente per la produzione di pellet, il che implica che prima di tutto il cippato di tralcio sia purifi cato da altri tipi di residui vegetali, quali erba e foglie. A tal scopo la macchina è provvista di una spirale orizzontale montata prima del pick up. L’apparato trinciante è brevettato e strutturato in modo da spezzettare i sarmenti in pezzi omogenei tali da formare un cippato facile da essiccarsi all’aria fi no a un’umidità del 10%. La macchina accumula il cippato prodotto in un cassone dotato di un meccanismo che gli permette di sollevarsi oltre 2 metri dal suolo, per scaricare la biomassa in cassoni o rimorchi a sponde relativamente alte.

Fase 2

Il cippato prodotto con la macchina sopra descritta è costituito da frammenti di tralcio di diverse lunghezze. È questa una particolarità importante della macchina. Infatti il cippato/spezzato prodotto in questo modo, accumulato in locali ben areati e protetto dalla pioggia, non fermenta, ma in due mesi diventa pronto per la fi liera del pellet senza dover procedere con una preventiva essiccazione artifi ciale, che si rivelerebbe costosa, e senza la perdita di sostanza secca del 10-15% tipica della fermentazione del cippato fresco.

Fase 3

Avvenuta l’essiccazione naturale, si procede alla trasformazione del cippato in segatura fi ne. In occasione della giornata dimostrativa di Illasi a questo punto è entrato in scena il mulino King C. 120 di Mifema Group (Spinadesco, CR). Si tratta di un mulino attraverso la quale viene fatta passare la segatura priva di qualsiasi legante. A una temperatura di 40°C (massimo 80°C) la segatura viene compressa in pellet, che viene espulso verso il basso ed è così pronto per la combustione. L’apparato pellettizzante è mosso direttamente dalla trasmissione cardanica, mentre le altre parti sono mosse da motori elettrici. L’elettricità utilizzata viene prodotta da un generatore interno alla macchina stessa, azionata sempre dall’albero cardanico, oppure ci si può collegare alla rete elettrica nel caso ve ne sia la possibilità. La macchina quindi può essere trasportata per funzionare anche in pieno campo lontano da prese elettriche.

Fase 5

Per la combustione è stato utilizzato il bruciatore SPL 25 Biomass Active di Termo Cabi (Pieve San Giacomo, CR), modello della potenza di circa 25 kW. Tale bruciatore nasce per la combustione della pollina, ma si è scelto di utilizzarlo nella giornata dimostrativa perché poco ingombrante, leggero e perché vi si può facilmente vedere la fiamma prodotta. Il bruciatore è del tipo ad aria soffiata, a fiamma orizzontale, accensione automatica e con regolazione antipolvere a coltelli rotanti, azionato da trattore mediante trasmissione ad albero cardanico. La potenza del trattore può variare dai 50 ai 130 CV. Può avere in dotazione anche un motore autonomo elettrico da 20 o 40 CV. In dotazione vi sono anche una calamita per corpi ferrosi e 4 griglie vagliatrici a diversi diametri per ottenere un prodotto più o meno fi ne.

Fase 4

Dalla segatura fi ne prodotta con il mulino si passa alla fase di pellettizzazione. La macchina impiegata (prodotta da General Dies di Colognola ai Colli, VR) è molto interessante anche per il fatto di essere di piccole dimensioni, quindi facilmente trasportabile e azionabile con trattore e trasmissione cardanica. Per effettuare il processo di pellettizzazione senza intoppi e con l’ottenimento di un buon prodotto, la segatura in ingresso della macchina deve avere un contenuto idrico tra il 20 e l’8%. Essa entra nella tramoggia di carico e viene condotta alla trafi la mediante una coclea orizzontale che ne dosa le quantità. La parte pellettizzante è composta da una trafi la della potenza multistadio. Non ha alcun problema a bruciare pellet di legno o, come in questo caso, cippato da tralci di vite, visto che nasce per bruciare combustibili ben più difficili. Esso è dotato di un sistema di movimentazione meccanico della griglia di gassificazione in modo da rimuovere i residui solidi che si formano in fase di combustione. Questi infatti possono addirittura provocare rotture o danni al sistema, oltre a determinare una vera e propria barriera per l’aria comburente, con conseguente alterazione della combustione, fino a provocare lo spegnimento indesiderato del bruciatore stesso. I bruciatori SPL Biomass Active non risentono di questi problemi grazie alla capacità di espellere in continuo il materiale esausto allo stato di agglomerato, senza interferire con la combustione in corso e senza trasporto di combustibile ancora in fase di combustione. L’ottima qualità di combustione consente di ottenere emissioni gassose inquinanti estremamente contenute e rendimenti di combustione elevati. Si può comunque affermare che questo pellet può essere bruciato anche in normali caldaie a pellet per uso domestico.

Combustione sostenibile

La disponibilità annua di grandi quantitativi di biomassa di qualità e la garanzia della costanza nell’approvvigionamento potrebbero assicurare la capacità di alimentare col cippato o col pellet di vite un grande numero di impianti termici, non solo di piccola potenza ma eventualmente anche di taglia mediogrande, creandone una diffusione nel territorio presso vari soggeti di natura sia pubblica sia privata. Anche dal punto di vista energetico e ambientale, su scala nazionale continuano a susseguirsi studi e indagini che, data l’attualità del tema, valutano sempre più in dettaglio la qualità delle emissioni in atmosfera derivanti dalla combustione dei sarmenti della vite. I risultati tendenzialmente confermano la sostenibilità ambientale della combustione di queste biomasse. L’alimentazione di piccole caldaie con il pellet di vite autoprodotto potrebbe rivelarsi una buona opportunità per gli imprenditori agricoli del settore viticolo, senza creare grandi problemi dal punto di vista logistico e tecnico. I progressi raggiunti nella qualità dei processi di combustione e l’adozione di sistemi e tecnologie innovativi e idonei alla qualità chimico-fisica del combustibile impiegato permettono di migliorare sempre più lo standard della qualità dei fumi emessi in atmosfera, consentendo in genere il rispetto dei limiti di legge per i parametri previsti dalla normativa di settore.

Mulino Mifema Group in azione: la segatura fine passa direttamente nella tramoggia di carico della pellettatrice.

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