
Il consumo di bevande alcoliche in Italia si conferma un modello distintivo nel panorama internazionale, caratterizzato da moderazione, ritualità e forte radicamento culturale. È quanto emerge dallo studio promosso da Federvini insieme al Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale dell’Università La Sapienza di Roma, presentato presso la Camera dei Deputati, che restituisce un quadro articolato del cosiddetto “Italian Way”, un approccio al consumo integrato nella vita sociale e coerente con le consuetudini della Dieta mediterranea.
Un consumo in calo e sempre più consapevole
Negli ultimi vent’anni il consumo pro capite di alcol puro ha registrato una contrazione significativa, pari al 17%, passando dai 10 litri del 2000 agli 8,3 litri del 2022. A questa dinamica si affianca una riduzione della frequenza: la quota di italiani adulti che consumano bevande alcoliche quotidianamente è scesa dal 24,9% al 20,1%. Nonostante ciò, il consumo resta diffuso: nel 2023 il 77,5% degli uomini e il 57,6% delle donne ha consumato almeno una bevanda alcolica negli ultimi dodici mesi.

Cambiano le preferenze: generazioni e genere guidano la trasformazione
Il modello italiano si distingue soprattutto per la sua dimensione rituale. Il consumo è infatti fortemente legato ai momenti della giornata e della convivialità: oltre l’80% del vino viene consumato durante pranzo e cena, mentre più del 70% dei cocktail si concentra nel momento dell’aperitivo. Questa distribuzione riflette un sistema di codici sociali consolidati, in cui il bere è parte integrante dell’esperienza gastronomica e relazionale.
Anche la composizione dei consumi sta cambiando. Tra gli uomini tra i 18 e i 64 anni la birra ha superato il vino in termini di prevalenza (73,9% vs 69%), mentre tra le donne si osserva una crescita significativa degli aperitivi (dal 28,9% al 45,6% in 10 anni). Si tratta di trasformazioni guidate da fattori generazionali e culturali che non alterano, tuttavia, il carattere moderato del modello italiano.
Italia vs Europa: modelli di consumo a confronto
Nel confronto europeo, l’Italia si colloca tra i Paesi a più basso consumo, con circa 8 litri pro capite annui, un livello inferiore rispetto alla media Ocse e nettamente distante dai valori di diversi Paesi dell’Europa centro-orientale e dell’area iberica, dove i consumi oscillano tra gli 11 e i 12 litri. Questo dato si inserisce in un contesto sanitario complessivamente positivo: secondo Eurostat, l’Italia registra l’aspettativa di vita più elevata in Europa, pari a 84,1 anni, a fronte di una media Ue di 81,5 anni.

Prezzi e fiscalità delle bevande alcoliche in Italia e confronto con l’Europa
In Italia, le bevande alcoliche risultano più economiche rispetto alla media europea. Un paniere che in Unione Europea costa 100 euro, nel nostro Paese si acquista con circa 84 euro, cioè il 16% in meno rispetto alla media Ue. Per fare un confronto, lo stesso paniere costa 87 euro in Germania, 90 euro in Austria e 91 euro in Spagna. Questi dati mostrano come l’Italia offra prezzi più contenuti sulle bevande alcoliche rispetto ad altri grandi mercati europei.
Nell’Unione Europea, le accise sull’alcol incidono in media per circa il 31% sul prezzo finale delle bevande. Nel 2022, il costo medio di 10 grammi di alcol puro era di 0,81 dollari internazionali, con variazioni tra le diverse categorie: la birra costava 0,93 Int$, il vino 0,76 Int$ e i distillati 1,12 Int$.
L’Italia si colloca nella fascia medio-bassa (0,76–0,92 Int$ per 10 grammi di alcol), in linea con Paesi come Portogallo e Spagna, confermando un costo relativamente contenuto rispetto ad altri mercati europei.
Consumi a rischio in diminuzione
Parallelamente, si osserva una riduzione significativa dei comportamenti a rischio, con una diminuzione della loro prevalenza nella popolazione italiana di circa sei punti percentuali tra il 2007 e il 2023 (dal 21,3 al 15,0%). Un segnale che conferma una progressiva evoluzione verso modelli di consumo più consapevoli. Tra gli uomini il valore diminuisce da 30,6% a 21,2%, mentre tra le donne si riduce da 12,1% a 9,2%.
Come specificato nello studio, i consumatori dannosi rappresentano l’1,5 % della popolazione italiana, in lieve calo rispetto al 2020 (-0,3%). Permangono differenze di genere ed età: gli uomini registrano una prevalenza elevata rispetto alle donne (1,9% vs 1,2% nel 2023), con un picco nella fascia over 65 (2,2% uomini).
Giovani: meno consumo quotidiano, più socialità
Nell’indagine a cura dell’Università La Sapienza, particolarmente rilevante è il quadro relativo ai giovani tra i 18 e i 24 anni. Il consumo di bevande alcoliche tra i giovani è un fenomeno diversificato, con una distinzione tra i generi sia nelle preferenze che nelle modalità e un consumo abituale estremamente basso (2,1%). Negli ultimi tre anni, il consumo totale di alcol ha registrato una lieve flessione del 2,8%, stabilizzandosi al 71,7% nel 2023.

Rispetto al 2007, quando il dato era del 71,3%, il consumo complessivo appare sostanzialmente invariato, ma con una distribuzione interna molto diversa.
Il trend più recente mostra una costante diminuzione della prevalenza tra i giovani uomini, mentre le giovani donne hanno evidenziato una tendenza al rialzo rispetto ai minimi del 2011 (56,3%), arrivando al 67,9% nel 2023.
Il consumo abituale resta molto contenuto e quello giornaliero si attesta al 5,7%, un valore nettamente inferiore rispetto al 31,3% registrato tra gli over 75.

I giovani adulti tra i 18 e i 24 anni mostrano una particolare preferenza per gli aperitivi alcolici, la cui quota di consumo è passata da circa il 34% al 60%. Si osserva inoltre una progressiva riduzione del divario di genere in questa fascia d’età, trainata dall’aumento delle consumatrici femminili di vino e aperitivi. Nonostante ciò, il segmento maschile continua a registrare i valori assoluti più elevati in tutte le tipologie di bevande alcoliche.
Questi dati indicano una minore propensione alla frequenza e una trasformazione delle modalità di consumo, sempre più legate alla socialità e meno all’abitudine quotidiana.
Il progetto “No Binge”: educazione e consapevolezza
In questo scenario si inserisce il progetto “No Binge”, promosso da Federvini in collaborazione con le università italiane. Nato nel 2022 e oggi esteso a nove atenei, ha coinvolto finora oltre 700 studenti. Il programma punta a promuovere un approccio consapevole al consumo attraverso attività di comunicazione ed educazione. Le evidenze raccolte tra gli studenti coinvolti mostrano un orientamento diffuso verso la moderazione: la maggior parte si definisce consumatore occasionale o moderato, con quantità generalmente contenute e assenza di comportamenti eccessivi. Il consumo risulta inoltre fortemente legato alla dimensione relazionale, con una prevalenza di contesti informali e conviviali e motivazioni riconducibili soprattutto allo stare insieme e al piacere del prodotto.
Lo stile italiano del bere
«Oggi abbiamo ulteriore evidenza di ciò che da sempre sosteniamo: esiste uno stile italiano del bere, fondato su moderazione, cultura e responsabilità. Un modello in cui il consumo è diffuso ma consapevole, ritualizzato e significativamente legato ai pasti e alla convivialità», ha dichiarato il presidente di Federvini Giacomo Ponti. «È proprio questo stile, basato su tradizione e cultura, a dimostrarsi più efficace rispetto a politiche restrittive e proibizionistiche».
«Necessario investire sulla promozione del consumo di vino»
«Investire sulla promozione del consumo è una necessità», ha detto il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, concludendo il convegno. «Abbiamo registrato un rimbalzo rispetto alla discesa trentennale dei consumi nel periodo post-Covid. Quello, però, non era un fattore strutturale e ha portato a un aumento della produzione di vino. Oggi ci troviamo di fronte alla cosiddetta 'tempesta perfetta': un mercato mondiale con regole disomogenee, dazi reciproci, svalutazione di alcune monete chiave e costi di trasporto in aumento. Tutto ciò rende più critici i dati rispetto agli anni precedenti, soprattutto in mercati solidi o in espansione come Stati Uniti e Giappone».
Il ministro ha sottolineato anche il ruolo del nuovo tavolo del vino unitario, definendolo «un segno di grande maturità: le differenze interne sono normali ma contribuiscono a una visione strategica condivisa, permettendo al governo di sapere come intervenire per la promozione».
Enogastronomia: motore culturale e turistico oltre il sorso
Il legame tra consumo e territorio trova una sua espressione rilevante nel turismo enogastronomico, che continua a crescere sia in termini di attrattività sia di impatto economico.
Nell'ultimo decennio, come evidenziato nell’indagine, si è registrato un aumento del 176% di soggiorni enogastronomici stranieri. Nel 2024 ci sono stati 760 mila arrivi, 2,4 milioni di pernottamenti e una spesa complessiva di 396 milioni di euro (Enit, 2025). Il 70% dei turisti indica l’enogastronomia come motivazione primaria di almeno una delle loro vacanze più recenti. La bellezza del paesaggio rurale e la presenza di ristoranti locali sono i principali elementi che influenzano la scelta (81-88% e 65-81% rispettivamente) seguiti dalla qualità dei prodotti agroalimentari(52-67%). Questo rafforza il valore culturale del comparto, che si configura non solo come settore produttivo, ma come elemento identitario del Paese.




