
Il pensiero è ben sintonizzato sugli affari in Canada, ma il cuore pulsa sempre nella sua Sicilia. Dopo i successi professionali e produttivi in campo enologico in Canada, sulle rive del lago Ontario, Gianluca Alaimo Di Loro, giovane enologo agrigentino originario di Racalmuto (paese noto per avere dato i natali a Leonardo Sciascia) e fondatore della Di Loro Wines, a soli 32 anni, pensa di estendere la produzione di alta qualità anche in Sicilia dove è già titolare dell’azienda di famiglia.
L'esperienza canadese
Le bottiglie dei suoi vini canadesi prodotti con Chardonnay e Pinot Noir, dalla eccezionale longevità, spopolano nei ristoranti di alta fascia. Sono presenti, infatti, in otto dei sedici ristoranti stellati della provincia dell’Ontario. Prezzi di tutto rispetto: i privati possono comprare la singola bottiglia per 125 dollari canadesi. Le etichette incuriosiscono: spartane, senza fronzoli o guizzi grafici. Stampate su carta di agave e canapa, riportano tutti i dati sul vitigno (e il suo clone), il nome del portinnesto, l’annata, la gradazione alcolica, la vigna dove è stata coltivata l’uva, la produzione totale. “Sono ispirate ai cartellini di certificazione delle barbatelle. Una scelta che mi permette di lanciare un importante messaggio: per fare il vino buono hai bisogno di partire dall’uva buona”, spiega Gianluca Alaimo Di Loro. Anche se non si tratta di un prodotto certificato biologico (“in Canada i vini bio sono meno apprezzati dei cosiddetti vini naturali) c’è molto vicino: “Nullo l’uso dei prodotti di sintesi e scarsissima interfenza sulle uve in cantina. Il risultato è un vino “pulito”, sincero e piacevole in bocca e al naso”.
Tra le innumerevoli attività del giovane enologo originario di Racalmuto ci sono le consulenze enologiche (“qui in Canada ho cominciato proprio da queste”) e l’organizzazione di eventi comunque legati al vino. “Ma il vino mi piace anche farlo e farlo bene - afferma l’enologo - e dopo alcune esperienze come produttore di vino “ospite” di cantine situate nella zona del lago Ontario, sei vendemmie or sono ho stretto un rapporto di collaborazione meglio strutturato con una cantina locale: stabilimento enologico e una ventina di ettari di vigneto. Al primo anno una prova: mille bottiglie. Che al terzo anno sono diventate 100 mila”.
Ritorno alle origini
“Presto, però, - anticipa con soddisfazione - mi dedicherò alla produzione di vini di qualità anche nella mia Racalmuto”. Nero d’Avola, Grillo, Zibibbo e Catarratto sono le varietà coltivate nell’azienda di famiglia che presto saranno lavorate in uno stabilimento enologico nuovo di zecca e attrezzato per la vinificazione in anfora. L’obiettivo è ottenere un vino di qualità con i vitigni autoctoni siciliani da collocare sul mercato canadese governato dai monopoli locali. Per Gianluca Alaimo Di Loro, profondo conoscitore dei meccanismi che regolano la commercializzazione del vino nelle regioni del Nord America, superare quelli che per altri produttori europei rappresentano veri e propri ostacoli non sarà di certo un problema.
Il titolo di Italian Wine Ambassador
L’ultimo successo inanellato da Gianluca è il titolo (conseguito a pieni voti) di “Italian Wine Ambassador” rilasciato dalla Vinitaly International Academy, punto di riferimento mondiale per l'educazione e la promozione del patrimonio vitivinicolo.
Ma chi è e cosa fa un Wine Ambassador? Spiega l’enologo di Racalmuto: “È un professionista specializzato che agisce come portavoce ufficiale di una cultura enologica, di un territorio o di specifici marchi sui mercati esteri. Formato dalla Vinitaly International Academy, potrò promuovere e diffondere, la cultura enologica italiana. Ci sono tanti altri “ambasciatori” come me di diverse nazionalità che fanno parte di un esclusivo albo internazionale di professionisti. In genere si tratta di giornalisti, comunicatori, buyer e distributori; pochi, come nel mio caso, sono anche enologi”. Enologo, appunto. Un titolo che Gianluca Alaimo Di Loro ha conquistato con la frequenza dell’European Master of Viticulture and Enology. Durata tre anni passati tra Lisbona, Torino e Reims, nella regione dello Champagne, dove ha concluso la tesi. Un percorso impegnativo che ha anche “condito” con esperienze lavorative nelle maggiori regioni vitivinicole del pianeta: dalla Napa Valley all’Australia, all’Argentina. Un curriculum di tutto rispetto, dunque, che in un futuro non troppo lontano (“ma appena avrò abbastanza tempo libero da impegni di lavoro”) potrebbe portarlo a conquistare uno dei titoli più ambiti nel mondo del vino, ovvero quello di Master of Wine.








