
Lo studio di Baldan e colleghi analizza l’evoluzione di temperatura superficiale e salute della vegetazione nei vigneti di Veneto e Friuli Venezia Giulia tra il 2000 e il 2024, con l’obiettivo di analizzare come stress termici e idrici modifichino le condizioni di crescita della vite.
La ricerca utilizza dati satellitari elaborati tramite Google Earth Engine per analizzare due indicatori principali: la temperatura della superficie del suolo (LST), misurata sia di giorno sia di notte, e il Vegetation Health Index (VHI), che permette di valutare lo stato di salute della vegetazione e il livello di stress delle piante. I vigneti sono stati classificati in tre categorie in base a quota ed esposizione del terreno, permettendo di confrontare l’evoluzione dello stress climatico tra diversi contesti geomorfologici.
I risultati mostrano un chiaro aumento della temperatura superficiale estiva negli ultimi 25 anni. L’incremento della LST diurna risulta particolarmente significativo nei vigneti di pianura, mentre l’aumento della temperatura notturna interessa l’intero territorio e appare statisticamente significativo anche nei vigneti collinari e i più ripidi. Negli ultimi due periodi analizzati (2015–2019 e soprattutto 2020–2024) si osserva una forte espansione delle superfici con anomalie termiche superiori a +2 °C rispetto al periodo di riferimento 2000–2010.
Parallelamente cresce la frequenza delle temperature estreme, definite nello studio come LST superiore a 35 °C, soglia critica per la fisiologia della vite. Le aree più colpite risultano quelle a bassa quota e con pendenza ridotta, dove gli episodi di caldo intenso sono aumentati soprattutto dopo il 2015. Questo andamento è coerente con gli eventi estremi recenti, come l’estate 2022, che ha registrato condizioni eccezionali di calore e deficit idrico.
L’analisi della salute della vegetazione evidenzia inoltre un progressivo peggioramento dell’indice VHI: cresce la frequenza di situazioni di stress (VHI < 40), con un marcato aumento nel periodo 2020–2024. Le aree più vulnerabili risultano concentrate nel settore centrale e nord-orientale dell’area di studio, includendo importanti distretti viticoli.
Combinando i due indicatori, lo studio individua un’espansione delle superfici in cui caldo estremo e stress vegetativo si verificano simultaneamente: da circa il 2% dei vigneti nel periodo 2010–2014 fino a circa il 15% nel periodo 2020–2024. Tra gli hotspot emergono in particolare le aree viticole di Bardolino, Soave, Colli Euganei e alcune zone del Friuli Venezia Giulia, dove il rischio climatico appare in crescita.
Dal punto di vista applicativo, la ricerca offre un contributo innovativo nell’utilizzo integrato di remote sensing e analisi temporali a scala regionale per valutare lo stress climatico nei vigneti. I risultati suggeriscono che l’adattamento della viticoltura richiederà strategie mirate, tra cui sistemi di allevamento più resilienti, gestione del suolo per migliorare la ritenzione idrica, coperture vegetali e sviluppo di sistemi di micro-stoccaggio dell’acqua per affrontare periodi di siccità.
Nel complesso, lo studio evidenzia come l’aumento di temperature e siccità stia già modificando l’equilibrio ecologico dei vigneti nord-orientali italiani. L’individuazione precoce delle aree più esposte rappresenta uno strumento strategico per supportare politiche di adattamento e garantire la sostenibilità futura dei paesaggi viticoli e della qualità enologica del territorio.
Vincenzo Baldan, Eugenio Straffelini, Vincenzo D’Agostino, Paolo Tarolli: "Northeast Italian viticulture affected by heat and vegetation stress. A satellite-based study from 2000 to 2024”. Agricultural and Forest Meteorology, Volume 378, 2026, 110962, ISSN 0168-1923. Disponibile qui







