L'esperimento condotto da una cantina della Napa Valley

Nel mare il vino invecchia meglio?

Ma in Italia esistono già esperienze dello stesso tipo

Una cantina della Napa Valley (California) ha recentemente sperimentato l’invecchiamento del vino per tre mesi nelle acque dell’oceano. Mira Winery è stata la prima cantina americana a provare questa tecnica. Nel febbraio del 2013 quattro casse di Cabernet Sauvignon 2009 sono state poste, all’interno di speciali gabbie d’acciaio appositamente progettate, nel porto di Charleston (South Carolina), a una profondità di 60 piedi. I risultati dell'esperimento sono stati sbalorditivi, in base a quanto riportato da Fox News. L'obiettivo è stato quello di confrontare i medesimi vini ottenuti con affinamento nel mare e in cantina. I fattori che principalmente influenzano l'invecchiamento di un vino sono temperatura, umidità, pressione, movimento, luce e ossigeno. "La vinificazione è un'arte e una scienza complicata", afferma l'enologo della cantina, aggiungendo: "L'invecchiamento è tradizionalmente effettuato in un ambiente molto controllato per garantire il risultato ottimale. Con la nostra esperienza, stiamo testando l'effetto di maree imprevedibili, onde e temperature variabili sulle caratteristiche organolettiche del vino". Il vino oggetto della prova è stato riestratto dalle acque del porto il 21 maggio 2013. I risultati dell’analisi sensoriale da parte di degustatori esperti sono stati entusiasmanti. Da notare che anche in Europa si è già sperimentato l’invecchiamento dei vini nelle acque del mare, con risultati incoraggianti. (Fonte: Indian Wine Academy, 30 Maggio 2013) Confermiamo quanto riportato dal sito internet della Indian Wine Academy. In Italia è già stato condotto più di un esperimento di questo tipo. Proprio in occasione dell’ultima edizione di Cantine Aperte (domenica 26 Maggio 2013), sono state battute in un'asta online le prime bottiglie della Tenuta Del Paguro, riportate in superficie dopo un periodo di invecchiamento sottomarino. Una piattaforma mobile per l’estrazione del gas metano, denominata Paguro, collocata dall’AGIP al largo della costa ravennate, affondò drammaticamente in una notte di settembre, cinquant’anni fa. Oggi il relitto sottomarino del Paguro si è trasformato in un’oasi sottomarina, dichiarata nel 1995 Sito di Importanza Comunitaria, che affascina i suoi visitatori con l’incanto delle sue variegate forme di vita. Due ravennati, Gianluca Grilli e Raffaele Ravaglia, hanno avuto un’intuizione e con determinazione ed entusiasmo nel 2010 hanno intrapreso un percorso di ricerca e innovazione enologica. Con la collaborazione di una squadra di subacquei dell’Associazione Paguro hanno affondato nel reef artificiale, ad una profondità di venticinque metri, la prima serie di casse di vino della Tenuta del Paguro, recuperandole dopo il tempo necessario a raggiungere la maturazione ottimale. La totale assenza di raggi UV, la temperatura costante di 10-13 gradi centigradi, nonché l’armonico massaggio delle maree, sono i fattori che nobilitano questi vini.

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