
Dopo il lancio avvenuto ad aprile, il Fondo Ist Uva promosso da Co.Di.Pr.A. (Consorzio di Difesa dei Produttori Agricoli della provincia di Trento) entra ufficialmente nella fase operativa. Lo strumento ha infatti ottenuto il riconoscimento del Ministero e apre ora la campagna di adesioni rivolta alle imprese viticole, che resterà attiva fino alla fine di giugno.
Questo particolare tipo di Fondo rappresenta uno strumento mutualistico innovativo dedicato al comparto vitivinicolo, pensato per intervenire in caso di forti riduzioni del reddito aziendale legate a crisi di mercato, volatilità dei prezzi e condizioni economiche sfavorevoli.

«Il Fondo è stato lanciato ad aprile e la risposta del Masaf è arrivata in tempi molto rapidi, segno di attenzione verso uno strumento che il comparto vitivinicolo attendeva da anni – commenta la direttrice di Co.Di.Pr.A., Marica Sartori –. Si tratta del primo Ist Uva in Italia e rappresenta un passaggio importante, reso possibile da una collaborazione che ha coinvolto mondo produttivo, istituzioni e filiera. Oggi si apre la fase decisiva, quella delle adesioni».
Si basa su un sistema di determinazione del reddito aziendale costruito su criteri oggettivi e verificabili. Il calcolo tiene infatti conto delle entrate effettive dell’impresa agricola, includendo ricavi, contributi pubblici, premi assicurativi e indennizzi di natura mutualistica, al netto dei costi diretti di produzione.
Per quanto riguarda la componente dei costi, questi vengono definiti sulla base di parametri tecnici elaborati dalla Fondazione Edmund Mach, rapportati alla superficie agricola destinata alla coltivazione dell’uva. Un impianto metodologico che punta a garantire la massima trasparenza nella valutazione delle performance reddituali delle aziende aderenti.
Il meccanismo si inserisce nel più ampio sistema di gestione del rischio agricolo e introduce un approccio centrato non solo sulle produzioni, ma sulla stabilità economica complessiva dell’impresa.
Il Fondo nasce da un percorso che affonda le radici nelle esperienze già maturate da Co.Di.Pr.A. con gli strumenti di stabilizzazione del reddito dedicati ai comparti melicolo e lattiero-caseario. Un modello che ha permesso di affinare metodologie e capacità di intervento.
«Avevamo capito con le esperienze su mele e latte quanto fosse fondamentale arrivare prima delle crisi e strutturare strumenti efficaci su cui costruire – sottolinea la direttrice –. Su questi strumenti abbiamo fatto tesoro dell’esperienza accumulata negli anni».
Il ruolo centrale dei contributi Ue
Un elemento centrale del sistema è rappresentato dal contributo comunitario, che copre il 70% delle risorse nell’ambito della PAC 2023-2027. Tra il 2019 e il 2023, i contributi europei attivati da Co.Di.Pr.A. destinati agli strumenti IST hanno infatti raggiunto complessivamente 26,5 milioni di euro.
In particolare, nelle annualità in cui si sono verificate le condizioni di attivazione, l’Ist mele ha erogato circa 12 milioni di euro e l’Ist latte circa 2 milioni, a dimostrazione della capacità concreta degli strumenti di intervenire nei momenti di crisi del reddito aziendale.
Dalla sperimentazione alla fase operativa
Il riconoscimento ministeriale rappresenta il passaggio decisivo verso l’operatività del Fondo Ist Uva. Ora la priorità è raggiungere un numero sufficiente di adesioni per attivarne pienamente la funzionalità.
«Gli strumenti di stabilizzazione del reddito devono essere pensati come fondi in grado di far fronte a possibili crisi del reddito aziendale – conclude Sartori –. Il riconoscimento è un passaggio fondamentale, ma altrettanto importante è far conoscere lo strumento e accompagnare le imprese nella fase di adesione. Solo così potrà diventare pienamente operativo e svolgere la sua funzione di tutela per il comparto vitivinicolo».




