Un convegno promossso da Manica

Strategie “vincenti” per la riduzione dell’impronta carbonica in agricoltura

Un confronto appassionato tra scienza, tecnica e impresa sul futuro dell’agricoltura

Si è svolto il 10 novembre 2016 a Trento uno degli eventi più attesi legati all’azienda Manica di Rovereto a valle di un percorso che dura da molti anni nell’impegno costante per un’industria e un’agricoltura più sostenibili. Giulia Manica (nella foto), Direttore Generale di Manica Spa, ha accolto una vasta platea di tecnici delle più importanti cantine d’Italia, ricordando che l’azienda di famiglia compete con le grandi multinazionali di agrofarmaci. In un panorama che si misura sulla base di un elevatissimo standard qualitativo, l’innovazione più spinta e la ricerca e sviluppo più all’avanguardia, Manica si posiziona come leader nella difesa delle culture con l’uso del rame, ponendo particolare attenzione alle coltivazioni tipiche del Mediterraneo, olivo e vite in primis. Gli sforzi dell’azienda sono proiettati al futuro, afferma Giulia Manica: “La Manica è un modello d’industria in Italia che produce in un’ottica di rispetto dell’ambiente del territorio trentino, dove la sfida è più ardua, ma solo rispettando le regole la convivenza è possibile. Come imprenditrice e come madre posso affermare che solo se abbiamo a cuore la sostenibilità possiamo dirci proiettati al futuro”. Ha aperto la serie di interessanti relazioni Paolo Gabrielli, ricercatore dell’Ohio State University, che ha inquadrato la situazione globale, dimostrando attraverso la partecipazione a molte spedizioni di carotaggio dei ghiacci, il trend inesorabile di crescita della CO2 in atmosfera e della sua origine indubitabilmente antropogenica. L’aumento della temperatura, del livello dei mari e dei gas serra è inevitabile, ma possiamo fare molto e decidere di ridurre il nostro impatto sul pianeta mitigandone le conseguenze. Mitigazione di cui ha parlato a lungo Michele Manica responsabile ricerca e sviluppo di Manica Spa, portando esempi concreti di come un’azienda possa impegnarsi a fondo nelle scelte di sostenibilità. Calcolando l’impronta carbonica di tutti i propri agrofarmaci Manica ha verificato che produrre con rame 100% italiano e rigenerato (non proveniente da miniera, ma da rottami) riduce del 27% l’emissione di CO2 eq. Rame, che pur essendo candidato alla sostituzione in Europa, ha notevoli vantaggi e può essere impiegato nell’agricoltura biologica senza inquinare terreno e falde. Lancia infatti la provocazione Michele Manica: “Possiamo chiudere il cerchio? E riuscire a produrre agrofarmaci di sintesi estraendo il rame metallo che si accumula nei terreni?” Una sfida da cogliere al volo per rientrare perfettamente nel nuovo paradigma dell’economia circolare. Andrea Segrè – Presidente di Fondazione Mach – ci stimola infatti sulla riduzione degli sprechi, primo grande fattore di inquinamento e sull’evoluzione da un’economia lineare del produrre e consumare a un’economia circolare, che mette in cima alla piramide di riduzione del nostro impatto sul mondo la “prevenzione dello spreco”. Il consumatore dovrebbe così trasformarsi in fruitore, dall’etimologia della parola: non più soggetto che distrugge o porta a termine, ma attore che fruisce. L’esperienza di molte aziende che già si impegnano nell’ambito della sostenibilità ambientale è positivamente proposta da Marco Tonni (consulente per le aziende vitivinicole della Franciacorta), che suggerisce di essere compatti e lavorare insieme, coinvolgendo tutta la filiera, in un obiettivo comune di riduzione dell’impronta carbonica del comparto agricolo e della trasformazione dei suoi prodotti. “Un’azienda storica, fortemente radicata e integrata nel territorio trentino, che ha una straordinaria spinta verso il futuro”, così definisce la Manica Spa Alessandro Olivi. Il Vicepresidente della Provincia autonoma di Trento la porta infatti ad esempio come un’impresa che produce conoscenza nell’economia reale, non solo in settori in cui la R&S è evidentemente centrale, ma anche laddove si tende a pensare non ci sia; in luoghi cioè legati ai bisogni primari, in un settore tradizionale, in produzioni storiche, dove invece  si rivela frutto di un’innovazione “che si vede e si sente”. La seconda parte dell’evento, un’accesa tavola rotonda, ha spostato l’interesse su argomenti più tecnici. L’animatore del dibattito Ivano Valmori – direttore responsabile di Agronotizie – ha stimolato il dibattito tra RICCARDO BUGIANI, MARISTELLA RUBBIANI, MARCELLO LUNELLI, ROLANDO DEL FABBRO e CLAUDIO IORIATTI. Un confronto diretto e deciso sui temi più caldi dell’agricoltura nel 2016, che affronta la crescente richiesta di prodotti coltivati in regime biologico, con le regole sui dosaggi dei trattamenti fitosanitari, con prodotti sempre più efficaci e con la richiesta di una difesa sempre più attenta all’ambiente. La giornata si è conclusa con la visita alla mostra Estinzioni: storie di catastrofi e altre opportunità presso il MUSE di Trento, perfettamente coerente con i temi trattati. “Il modo migliore per prevedere il futuro? Realizzarlo”(cit. Paolo Gabrielli). Manica sta creando un futuro più sostenibile per tutti, se insieme ci impegniamo nel presente realizzeremo un futuro ricco di opportunità.

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