Mal dell’esca, potare a ridosso del “pianto”

Tessuti imbruniti e cariati che si possono osservare dopo la potatura
La difesa inizia con la potatura invernale, che non va eseguita troppo presto. Gli step e gli accorgimenti da seguire per contrastare l’avanzata di questa temibile patologia

Prima della fine dell'inverno, a ridosso della ripresa vegetativa, occorre potare la vite per eliminare i sarmenti e preparare le piante alla primavera, in previsione di una nuova stagione produttiva. Fino a qualche anno fa la potatura invernale era intesa semplicemente come lo strumento per programmare la produzione di uva dell'anno successivo, sia in termini di quantità di grappoli che di qualità delle bacche.

Scatta la sanitazione

Oggi tale attività ha anche il ruolo di sanitazione del vigneto mettendolo al riparo dalle diverse patologie del legno per garantirne la sua longevità. La via d'ingresso principale dei patogeni nel legno è rappresentata dai grossi tagli di potatura.

Operazioni di potatura

Pertanto una corretta potatura è il primo passo per una corretta difesa al mal dell’esca. Pertanto, per evitare la contaminazione del patogeno è necessario evitare tagli rasi, avendo cura di mantenere sempre almeno due o tre centimetri di tralcio (cono di disseccamento esterno al flusso linfatico). Inoltre si raccomanda di evitare i tagli drastici, come quelli di ritorno. Quei tagli cioè che si effettuano sul fusto della pianta e che quindi espongono i vasi principali della vite al complesso di funghi patogeni del legno.

Non potare troppo presto

La potatura deve essere eseguita a stagione inoltrata e a pianta spoglia e non quando la vite ha ancora le foglie ed è quindi in una fase vegetativa. Le infezioni di mal dell'esca possono avvenire durante tutto l'inverno e la primavera, in un range termico di 4 e 10 gradi ed alti tenori di umidità relativa.

il "pianto", segnale della ripresa vegetativa della vite che si verifica a partire dal mese di febbraio (foto Crivelli)

Ovviamente se la potatura viene eseguita a novembre e il germogliamento è ai primi di aprile viene lasciato un lasso di tempo troppo lungo ai funghi patogeni per contaminare il tessuto potato e raggiungere i vasi linfatici, diffondendosi poi in tutta la pianta.

Potando invece a ridosso del pianto si lascia meno tempo ai funghi patogeni che potranno contaminare la ferita in caso di periodi piovosi, ma che non riusciranno ad espandersi a tutta la pianta perché nel frattempo la vite, ormai in fase vegetativa, sarà riuscita rimarginare la ferita e ad isolare il moncone che si disseccherà autonomamente durante la stagione. Nei grandi impianti si suggerisce di iniziare la potatura con i vigneti o le varietà meno suscettibili, oppure con una migliore esposizione e maggiormente ventilati, e di lasciare invece per ultimi quelli più critici.

Spollonare, ma non “a raso”

Per preservare la sanità della pianta è meglio evitare i tagli rasi per non creare ferite al ceppo della pianta che possono essere il punto di ingresso per i patogeni. Se la spollonatura viene fatta efficacemente il numero dei tagli da eseguire sul tronco si riduce. Infatti molti dei tagli rasi vengono fatti per rimediare a polloni che si sono nel tempo sviluppati. Lasciare crescere i polloni, porta alla formazione, alla base del germoglio, di nuove gemme che è necessario eliminare con un taglio raso, esponendo però la pianta al rischio di contagio da mal dell'esca.

Si raccomanda pertanto di tagliare il tralcio lasciando un moncherino di alcuni centimetri, che si seccherà da solo, anche se questo porterà alla necessità di intervenire in momenti successivi per eliminare i germogli (non più lunghi di 20-30 centimetri) che via via nasceranno intorno.

Gestione dei sarmenti

Dopo la potatura, a terra rimane una gran quantità di sarmenti che devono essere eliminati. La modalità più economica e sostenibile è trinciarli direttamente in loco nel vigneto. Per agevolare la mineralizzazione del materiale vegetale è possibile utilizzare per la concimazione, sostanza organica o compost. I microrganismi che si svilupperanno, oltre a degradare i sarmenti, possono fungere da coadiuvanti per il controllo dei microrganismi patogeni che potrebbero eventualmente essere presenti nel legno e infettare le viti. In caso invece di piante morte a causa del mal dell'esca o anche flavescenza dorata, è invece fondamentale procedere con l'eradicazione e il pronto allontanamento della pianta dal vigneto e la sua distruzione senza accumularle al bordo del vigneto.

Protezione dei tagli

La sterilizzazione degli strumenti di taglio non è necessaria mentre invece lo è la protezione dei tagli di potatura.  Per proteggere i tagli dalle infezioni è possibile usare alcuni prodotti di sintesi oppure biologici, a base di Trichoderma spp., un fungo antagonista in grado di colonizzare le ferite di potatura e che impedisce ai patogeni indesiderati di contaminare il legno. La sua applicazione, soprattutto a partire dai vigneti più giovani, dopo la potatura e/o comunque non oltre il momento del “pianto” della vite, ha la capacità di impedire la colonizzazione del patogeno diminuendo di gran lunga le nuove infezioni e pertanto riducendo, nel tempo, l’incidenza della malattia nel vigneto e prolungandone la vita. Analogamente una buona riduzione del mal dell’esca può essere assicurata dalla particolare formulazione di pyraclostrobin+boscalid con un polimero filmante (Tessior) il cui impiego è maggiormente dedicato alla protezione della vite in vivaio.


Esca in continua diffusione

Sintomi fogliari di mal dell'esca

Il mal dell’esca è un complesso di malattie del legno della vite determinato dalla sovrapposizione, o piuttosto in alcuni casi, dalla successione di una tracheomicosi (cioè la colonizzazione fungina dei vasi linfatici) e di una carie. Nel primo caso, agenti causali sono principalmente Phaemoniella clamidospora e Phaeoacremonium aleophylum, Eutypa lata e, in minor misura Botryosphaeria spp., mentre il principale agente di carie risulta essere Fomitiporia mediterranea.

In Italia la malattia è diffusa praticamente in tutte le aree viticole della penisola, ma la sua incidenza varia enormemente in funzione dell’età dell’impianto, anche se il trend è in continua crescita. I funghi patogeni che colonizzano i vasi linfatici della vite compromettono il flusso di acqua e nutrimento nella pianta e la portano al disseccamento.

Mal dell’esca, potare a ridosso del “pianto” - Ultima modifica: 2022-02-14T23:51:09+01:00 da Lorenzo Tosi

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