Le considerazioni e le conclusioni degli studiosi e dei tecnici intervenuti al convegno dell’8 e 9 novembre dedicato alla grave patologia

“Mal dell’Esca: metodi di contenimento”

Convegno ed esperienza pratica

Si è concluso con una prova pratica in campo il dialogo tecnico organizzato dal Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore. Durante la due giorni, in cui si è registrata un’ottima partecipazione, si sono susseguiti gli interventi di specialisti che hanno approfondito il tema Mal dell’Esca, fitopatia che si sta diffondendo in modo preoccupante. Dall’importanza della prevenzione, ribadita da tutti i relatori, si è passati all’analisi della sintomatologia, quindi ai metodi di contenimento, supportati da dati e ricerche scientifiche. L’esperienza pratica in vigneto ha permesso ai partecipanti di prendere confidenza con le corrette modalità di intervento sulle piante malate, in particolare nelle operazioni di curetage.
Prevenzione è la parola chiave sulla quale si è concentrato l’intervento della Prof.ssa Laura Mugnai del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente (DiSPAA) Sez. Patologia vegetale ed Entomologa - Università di Firenze. La studiosa ha infatti illustrato quanto sia fondamentale lavorare sulla prevenzione, non solo nella gestione del vigneto fin dal momento dell’impianto, ma anche in vivaio con l’indispensabile protezione delle ferite di potatura. Non esistono soluzioni miracolose per questa fitopatia, quindi è importante saper utilizzare gli strumenti esistenti e agire in modo immediato e costante.
Il dott. Enrico Battiston, agronomo e Collaboratore esterno del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Agroalimentari e dell’Ambiente (DiSPAA) Sez. Patologia vegetale ed Entomologa dell’Università di Firenze, ha approfondito l’aspetto della ricerca. Vi sono risultati incoraggianti ma, dato il caratteristico andamento fluttuante della malattia di anno in anno anche sulla stessa pianta, è necessario che le prove di campo siano effettuate con criterio e rigore scientifico, e per più annate. Per questo è stata sottolineata la grande attenzione che deve essere riservata da parte dei viticoltori all’osservazione continua delle loro vigne. Un viticoltore attento, che sa riconoscere subito i primi sintomi dell’esca, è il primo baluardo alla propagazione della patologia. Altrettanto determinante sarà in futuro lo sviluppo del rapporto fra viticoltori e vivaisti, al fine di programmare le produzioni e massimizzarne il livello sanitario, privilegiando strategie quali la scelta di materiale di qualità per i portinnesti e metodi di innesto rispettosi dei tessuti legnosi.
François Dal, Consulente viticolo del SICAVAC in Sancerre (Service interprofessionnel de Conseil Agronomique, de Vinification et d’Analyses du Centre), ha condiviso la sua vasta esperienza in campo, elaborata a partire da approfonditi studi sulle tecniche di potatura più rispettose della pianta. Una volta accertato che la potatura è la tecnica viticola principalmente responsabile dello sviluppo della patologia, poiché ad essa sono dovute le ferite da taglio, Dal ha recuperato la procedura applicata originariamente da Monsieur Poussard sui Guyot della Charente già a fine ‘800. Una tecnica volta a non effettuare tagli su legno più vecchio di tre anni, la quale permette di confinare i disseccamenti in posizioni specifiche della pianta, consentendo di tutelare il flusso della linfa, e quindi di ridurre sensibilmente la diffusione della malattia. Il tecnico francese ha illustrato nel dettaglio le modalità di applicazione degli interventi di curetage, anticipando quanto è stato messo in pratica nella giornata di venerdì 9 novembre. In conclusione sono stati esposti vantaggi, e attenzioni da seguire, per la corretta applicazione della tecnica dell’innesto su portinnesto, altra via possibile per fronteggiare il Mal dell’esca.
Infine, Roberto Merlo, Consulente viticolo del team tecnico Uva Sapiens Srl, ha riaffermato l’importanza dell’osservazione delle piante per riconoscere prima possibile i sintomi della malattia, e poi il corretto approccio da tenere qualora il viticoltore ne riscontri la presenza e intenda procedere con l’intervento di curetage. Merlo è quindi passato all’illustrazione dei risultati ottenuti in 5 anni di esperienze e prove in campo effettuati dal team Uva Sapiens su vigneti del nord Italia, fra i quali vigne del Comprensorio Conegliano Valdobbiadene Docg (pubblicati anche in un articolo dedicato all'interno di VVQ 7/2018, Ottobre, n.d.r.). Dal 2013 ad oggi le prove sperimentali hanno permesso di testare una procedura precisa, giungendo a definire un protocollo scientifico di intervento che, a distanza di cinque anni, ha permesso di ottenere risultati sorprendenti. A prescindere dal fattore genetico varietale, dalla vigoria delle piante e dal sito di coltivazione, la riduzione delle sintomatologie legate al Mal dell’Esca ha avuto un trend assolutamente positivo. La percentuale di piante sintomatiche sottoposte a curetage che hanno ripresentato i sintomi della malattia si è ridotta di anno in anno, confermando l’efficacia della tecnica. Merlo ha quindi concluso ribadendo come l’obiettivo finale degli interventi, siano essi di curetage o di innesto su portinnesto, sia quello di ridurre i picchi di lavoro derivanti dalla sostituzione delle fallanze e di diminuire gli insuccessi dovuti ad una difficoltosa gestione primaverile delle viti giovani. In questo modo si supporta concretamente l’impegno dei viticoltori nel mantenere sano il loro patrimonio-vigneto il più a lungo possibile.
Siamo molto soddisfatti della numerosa partecipazione e dell’ottimo riscontro ricevuto a seguito di questo appuntamento dedicato a un tema delicato e urgente nell’ambito delle tecniche di difesa” afferma Innocente Nardi, Presidente del Consorzio di Tutela del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore “La formazione a favore di tutti gli attori del settore viticolo del territorio è un impegno che assumiamo con serietà e che portiamo anche oltre i nostri associati proprio per aumentare e rafforzare la cultura viticola in un territorio come il nostro, in cui ha sempre avuto grande rilevanza in particolare dalla fondazione della prima Scuola enologica italiana”.

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