Osimo, 7 giugno 2018

Nova Agricoltura in Vigneto, edizione record nelle Marche

Ospitato dall'azienda vitivinicola Umani Ronchi, l'evento ha proposto trenta stazioni dell'innovazione, prove dinamiche di attrezzature innovative e 5 laboratori tematici. 850 i visitatori in una sola giornata

Più di 850 visitatori hanno seguito passo passo il percorso che ha toccato le 30 stazioni dell’innovazione allestite per illustrare le 80 attrezzature innovative al lavoro tra i filari del vigneto San Lorenzo di Umani Ronchi a Osimo (An), dove ha avuto luogo la quarta edizione di Nova Agricoltura in Vigneto, e i 5 laboratori dedicati alle frontiere più estreme dell’innovazione.

Dopo la siccità
Colpa (o merito) del global warming che, soprattutto dopo un’annata siccitosa come quella dell’anno scorso, spinge ad una gestione più accorta, flessibile e precisa di variabili come l’inerbimento o le lavorazioni del terreno, in grado di migliorare la struttura del suolo per aumentarne la capacità idrica e ampliare lo strato utile per le radici. Merito (o colpa) dell’attenzione alla sostenibilità, che nella versione più easy, adatta per ragionamenti terra terra, si traduce soprattutto nella cieca preferenza verso il diserbo meccanico a discapito di quello chimico. Ampio spazio quindi a telai versatili equipaggiati con dischi dentati, lame interceppo, ripuntatori vibranti e rulli a barre o a gabbia. Miniseminatrici in grado di lavorare il cotico e gestire il sovescio allo stesso tempo. Testate con frange e fili con sistemi di regolazione brevettati per la spollonatura e il diserbo. Meccanica di precisione applicata a design apparentemente semplici. In vigneto però si sa: le scarpe grosse si abbinano a cervello fino. Anche sui rilievi argillosi del monte Conero il terreno va innanzitutto rispettato. La sostenibilità passa così anche dalle potenze ridotte e quindi dai bassi consumi assicurati dalle attrezzature più evolute. E le tecnologie per le lavorazioni di interfila e sottofila non vanno più utilizzate secondo schemi fissi, ma con raziocinio e persino con filosofia. Coltivare l’invisibile è la conoscenza diffusa a Osimo dal laboratorio di campo degli Agronominvigna Marco Pierucci e Fabio Burroni, che ha svelato i segreti per far fruttare il patrimonio di biodiversità costituito dai miliardi di microrganismi che vivono nei primi 70 cm del vigneto.

A prova di deriva
Nel frattempo però anche difesa e diserbo sono diventati invisibili. Merito degli atomizzatori pneumatici a prova di deriva visti all’opera nelle Marche, adatti anche a filari a forte pendenza; alle soluzioni a recupero e a carica elettrostatica. Un’evoluzione sostenibile che dipende anche, e soprattutto, dalla messa a punto di sistemi di supporto alle decisioni che assicurano più tempestività e minore utilizzo di input, come quelli illustrati dal laboratorio gestito da Horta. Dall’evoluzione di mezzi tecnici per la difesa e per la fertilizzazione che fanno sempre più ricorso a sostanze di derivazione naturale. Dalla precisione assicurata dalla robotica e dalla sensoristica, con la possibilità già concreta di applicazioni mirate infestante per infestante. Il controllo del resto non è un’ossessione, ma una necessità per poter gestire in prima persona, da protagonisti, l’evoluzione in corso sia nella produzione che nella commercializzazione. Vignaiolo è infatti oggi il termine più in voga per riconoscere il produttore vitivinicolo. Dovrebbe garantire la responsabilità diretta nella conduzione del vigneto e della cantina, eppure il sedicente vignaiolo spende più tempo a presidiare i mercati sempre più internazionali che a vigilare su invaiature o fermentazioni.

Lo smartphone del vignaiolo
L’evoluzione digitale della viticoltura 4.0 ha infatti disseminato il processo produttivo di sensori, occhi elettronici sempre più miniaturizzati puntati su foglie, grappoli, vasche di fermentazione, barrique e oggi anche dentro il packaging che raggiunge il consumatore. L’evoluzione dell’Internet of things, descritta dai due laboratori allestiti ad Osimo da Matteo Balderacchi di Valoritalia e da Stefano Saderi di Giotto Consulting, porta direttamente su dispositivi come tablet e smartphone i dati per gestire in tempo reale le variabili che incidono sulla qualità delle produzioni in vigneto, in cantina e ora anche durante le fasi di stoccaggio e trasporto. Il futuro insomma è già oggi realtà, cosa rimane da inventare per il domani?

La sfida della semplicità
La sfida lanciata presso Umani Ronchi da Alberto Palliotti, docente di viticoltura all’Università di Perugia e membro qualificato del comitato scientifico di Terra e Vita, è quella della semplicità. I voli pindarici dell’evoluzione tecnologica digitale si dovranno presto misurare con la necessità molto più terrena di guidare la modulazione fine degli interventi, per l’appunto, per la gestione del terreno o della chioma. L’irrigazione di soccorso, dove è possibile, o l’utilizzo tempestivo di caolino o, in altre annate, di antitraspiranti. L’antica sapienza conta in vigneto. Lo dimostra il laboratorio longevità dove Leone Braggio di UvaSapiens ha praticato curetage e corretta potatura contro la diffusione della piaga del mal dell’esca.
Si tratta di unire moderne tecnologie e vecchie conoscenze, non più empiriche, in modo da non subire più le patologie o i capricci del climate change. Un passato che ritorna, ma decisamente migliorato. Come sta capitando nel miglioramento genetico, con la messa a punto di varietà resistenti alle patologie fungine, ma decisamente più fini dal punto di vista organolettico. Michele Morgante dell’Università di Udine mette però in guardia i visitatori di Nova in Vigneto: dietro l’angolo c’è molto di più. L’evoluzione delle new breeding technology supera le attuali concezioni: cisgenesi e genome editing consentiranno di creare nuovi biotipi resistenti delle varietà autoctone locali che sono il tesoro della nostra produzione viticola.

Arrivederci a Spresiano
A conti fatti l’unica tecnologia un po’ latitante a Osimo è stata quella per la potatura verde: poche cimatrici, nessuna defogliatrice. È stato l’influsso del clima. Le piogge di questa tarda primavera stanno già portando in primo piano la necessità di un’accorta gestione della chioma e queste tecnologie non mancheranno nell’edizione 2019, già programmata a Spresiano (Tv) presso i vigneti del Crea.

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