I risultati di una ricerca Nomisma

Giovani e agricoltura: solo 14 giovani ogni 100 anziani

Oggi, 13 novembre 2014, a EIMA International

In Italia i giovani disoccupati prendono in considerazione la possibilità di  un impiego nel settore agro-alimentare, comparto che potrebbe contribuire a frenare la crescita del tasso di disoccupazione, giunto ormai al 42%? Da questo quesito muove la ricerca – presentata oggi, 13 novembre 2014, a EIMA BolognaFiere – realizzata da Nomisma assieme a Cattolica Assicurazioni, Federunacoma e l’Informatore Agraria, che ha lo scopo di far luce su tutti i numeri relativi all’occupazione nel settore dell’agricoltura. Tra il 2008 e il 2013 il settore agro-alimentare ha assistito a un calo occupazionale totale del 6%, ma è soprattutto il dato relativo agli occupati under 24 a preoccupare: in questo caso infatti il calo percepito è del 15% (poco più di 31.000 lavoratori) e se associato alla percentuale degli agricoltori under35 (5,1% del totale) e a quella degli over65 (37,2%) restituisce l’immagine di un settore anziano, con un ricambio generazionale molto lento: 14 lavoratori giovani ogni 100 anziani. Con un’occupazione giovanile al di sotto della media europea (7,5%) rimane da chiedersi quali siano le difficoltà che si frappongono fra i giovani disoccupati e la scelta di un impiego nell’agricoltura, tema alla base della survey condotta su un campione di 607 aziende agricole gestite da lavoratori al di sotto dei 40 anni d’età. Nonostante l’84% dichiari di aver tratto grandi benefici dall’introduzione di innovazioni nella propria azienda, la percezione del futuro non è propriamente rosea: solo l’8,4% si aspetta un avvenire migliore, mentre il 44,1% non crede ci saranno cambiamenti sostanziali, e un ampio 47,6% ritiene che i prossimi anni saranno peggiori dei passati. A questo pessimismo si accosta una percezione sociale che vede l’impiegato agricolo appartenere a uno status inferiore rispetto agli altri settori, elemento che condiziona persino le famiglie con una lunga tradizione nel settore: anche se “l’ereditarietà” familiare è stata determinante per il 77,2% , solo il 15,4% vorrebbe che il proprio figlio continuasse a lavorare nell’ambito agricolo.  Tuttavia, accanto a coloro che lavorano nell’agricoltura continuando l’attività dei genitori – spesso anche all’interno della stessa azienda (47,1%) – vi è una componente di neofiti (22,7%) costituita prevalentemente da donne e, per lo più, laureate. Dall’analisi emerge anche come i termini di “fatica” e “povertà” siano i più utilizzati quando si parla di agricoltura e, anche questo giudizio, incide fortemente sul già scarso appeal che le opportunità del settore esercitano sui giovani in cerca di lavoro, per cui l’agricoltura appare agli ultimi posti fra le loro preferenze. Tuttavia, nonostante le difficoltà, il pessimismo e la scarsa appetibilità del settore, è importante notare come il comparto agro-alimentare stia vivendo una fase d’innovazione che sarà fondamentale per garantirsi una continuità sul lungo periodo: in cima alle attività svolte dagli impiegati al di sotto dei 40 anni vi sono soprattutto fattorie didattiche e produzione di energia rinnovabile (46,4%) e il 31,5% delle aziende under 40 è a coltivazione biologica. “I dati emersi dalla survey curata da Nomisma confermano la nostra decisione di supportare il settore e aiutare i giovani a dare continuità futura all’attività agricola. Una volontà testimoniata anche con la recente acquisizione di FATA, nella consapevolezza che gli strumenti assicurativi e per la gestione del rischio rappresentano importanti leve per ridurre la volatilità dei redditi in agricoltura, una delle più grandi barriere all’entrata nel settore per le nuove generazioni” – questa la dichiarazione di Paolo Bedoni, Presidente di Cattolica Assicurazioni, in merito al prossimo impegno nel settore agricolo. “In buona sostanza e al fine di rendere attrattivo e garantire continuità all’agroalimentare italiano è necessario da una lato restituire il giusto ruolo sociale al settore (il lavoro e l’attività agricola vengono comunemente associati ad un livello di dignità sociale inferiore) per favorire ingresso ma soprattutto permanenza di giovani; dall’altro consolidare strumenti di competitività e di ingresso nel settore in favore delle nuove generazioni: accesso alla terra e al miglioramento delle dotazioni fattoriali e organizzative, sostegno alla multifunzionalità, supporto all’innovazione e agli strumenti necessari (credito, assicurazioni, formazione,…), riduzione del profilo di rischio, snellimento del carico burocratico.” – evidenzia Denis Pantini Responsabile settore Agroindustria di Nomisma

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