Jansin Robinson dalle pagine del Financial Times

Fondi UE per il settore vitivinicolo: ancora critiche

Le perplessità della Corte dei Conti europea e le critiche dei Paesi extra UE

Come riportato oggi da Repubblica.it, la nota wine writer Jansin Robinson ha recentemente tuonato dalle pagine del Financial Times contro i sussidi elargiti dalla UE alle filiere vitivinicole dei Paesi membri, che rappresenterebbero una stortura di mercato e starebbero crescendo in modo iperbolico. Si legge nell’articolo “I sussidi al vino dell’Unione Europa per i produttori dei paesi membri sono saliti a ben 1,15 miliardi di euro per il periodo dal 2014 al 2018, con un incremento del 121% sul quadriennio precedente. Una cifra considerata dalla stessa Robinson eccessiva,  quasi un ottavo del giro d’affari realizzato da tutti i produttori europei fuori dai confini Ue,  che è pari a 8,6 miliardi di euro“. L’articolo prosegue dapprima segnalando un utilizzo non sempre corretto di questi fondi da parte dei beneficiari e successivamente ricordando come la stessa Corte dei Conti UE avesse, nel luglio del 2014, avesse avanzato perplessità in merito, nella relazione dal titolo Il sostegno dell’Ue agli investimenti e alla promozione nel settore vitivinicolo è gestito in maniera soddisfacente e il suo contributo di competitività dei vini dell’Unione è dimostrato?. Di questa relazione, e delle repliche da parte della Commissione, si era occupato un pezzo a firma di Franca Ciccarelli (Ismea) pubblicato in VQ 5/2014 (Settembre). Si legge ancora su Repubblica.it: “Ma alla fine si è raggiunto almeno qualche risultato? Non sembra proprio, e considerate le premesse non stupisce. L’export è cresciuto del 64%, scrive la Corte dei Conti, ma non sembra sia dovuto all’impatto delle misure di incentivo. A far salire l’export di vino ha contribuito,invece, una serie di fattori esterni : l’aumento del potere di acquisto dei consumatori dei paesi terzi, i mutamenti delle condizioni commerciali internazionali, la produzione vitivinicola nei paesi terzi”. Un quadro non proprio edificante, dunque, quello che emerge dall’audit della Corte dei Conti UE. E che espone i Paesi produttori europei a critiche da oltre oceano.

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