Affrontare un malcontento ormai molto diffuso

FIVI sul meccanismo di voto nei Consorzi: si affronti la questione

La mancata risposta da parte del Mipaaf
Matilde Poggi

Ne avevamo parlato qui nell’ottobre del 2016, riprendendo un comunicato stampa della FIVI, Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, in cui si spiegava come la compagine presieduta da Matilde Poggi (nella foto) avesse formalmente invitato il Mipaaf a intervenire per sanare una situazione di profondo disequilibrio nelle modalità con cui vengono votate le decisioni all’interno dei Consorzi di Tutela. La presenza di grandi strutture cooperative in alcuni Consorzi fa sì che esse, in virtù dei quantitativi prodotti, finiscano per imporre le proprie posizioni non solo a tutti gli altri consorziati, ma anche alle aziende esterne, in virtù dell’erga omnes. La rappresentatività all’interno dei Consorzi, infatti, è oggi normata dal D.Lgs 61/2010, che prevede l’ammissione di viticoltori singoli o associati, di vinificatori e di imbottigliatori. Questi possono votare in misura ponderale alla quantità prodotta nella precedente campagna vendemmiale e se il consorziato svolge più di una funzione i voti si cumulano, con conseguente dominio delle cooperative di primo e secondo grado nei Consorzi più importanti. Come si legge nel citato comunicato stampa, la FIVI lo scorso autunno aveva formulato una proposta ben precisa sull’argomento. Ma dal Ministero ancora nessuna risposta. “Avevamo inizialmente ritenuto che un aggiornamento della normativa in materia di Consorzi potesse essere inserita nel Testo Unico appena entrato in vigore, ma ci è stato detto che la questione sarebbe sta discussa a parte“, spiega Matilde Poggi. “Il Ministero tuttavia a oggi non ha replicato. Quindi non è ancora stata formulata neppure una proposta di legge, che sarebbe un punto di partenza, ovviamente da discutere e modificare laddove necessario. Si tratta di affrontare e dare soluzione a un malcontento che è realtà in molti Consorzi: si vedano i casi di Soave, Oltrepò Pavese e Trentino, dove diversi produttori medio-piccoli hanno abbandonato i Consorzi di cui facevano parte proprio per questo motivo. Talora i produttori fuoriusciti si organizzano in nuove strutture associative, ma in altri casi non vi sono i presupposti per farlo. Il problema non può più essere ignorato“. “Abbiamo già avuto scambi di idee con altre Associazioni di categoria che sarebbero ben liete di partecipare attivamente alla discussione, se discussione ci fosse“, conclude Matilde Poggi.

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